Da quando l’oro ha aggiornato il suo record storico nell’ottobre scorso, con prezzi attorno a 4.380 $ l’oncia, l’argento ha continuato a mostrare una dinamica particolarmente forte, guadagnando circa il 17 per cento. Il che è notevole per un metallo che negli ultimi vent’anni ha raggiunto a novembre 2008 una minima di 9 dollari l’oncia, e a marzo 2011 una massima di 46 dollari l’oncia, salvo poi riabbassarsi verso i 10-15 dollari.
A stimolare la corsa sono stati anche i consistenti flussi di capitale verso gli ETF legati al metallo. Secondo Bloomberg, le partecipazioni complessive in ETF garantiti dall’argento sono cresciute di quasi 590 tonnellate nell’ultima settimana, a testimonianza della fiducia degli investitori nella prosecuzione del rally del metallo.
In appena un mese, gli ETF sull’argento hanno addirittura superato per flussi quelli focalizzati sull’oro fisico. Il principale fondo sull’argento, iShares Silver Trust (SLV) di BlackRock, ha registrato oltre 1,4 miliardi di dollari di afflussi netti, rispetto ai circa 860 milioni dell’SPDR Gold Shares (GLD) di State Street.
Scorte, ETF e taglio FED: tutti i fattori dietro il rally dell’argento
Tante, troppe le motivazioni dietro questo rally. Tra le più importanti, le speculazioni su possibili dazi statunitensi, che hanno spinto molti trader a trasferire grandi quantità di metallo nei caveau collegati al Comex, facendo scendere le scorte disponibili a Londra. A questa scarsità si sono aggiunti gli ingenti afflussi negli ETF fisici, che hanno sottratto al mercato oltre cento milioni di once, mentre la forte domanda durante le festività indiane di ottobre ha acuito la pressione. Ne è derivata una vera e propria stretta sul mercato, con costi di prestito ai massimi storici e prezzi in rapido aumento.
Parallelamente, al Comex si è verificato un boom degli scambi, con volumi medi giornalieri in crescita del 52% e una corsa ai contratti di dimensione ridotta, come i Micro Silver Futures, balzati del 238% rispetto all’anno precedente. A dare ulteriore impulso alla corsa del metallo sono state anche le aspettative che la FED avrebbe ridotto i tassi di 25 punti percentuali al termine della riunione del 9-10 dicembre. Aspettative mantenute: a seguito della conferma del cut, il titolo spot ha viaggiato subito dopo ben sopra la soglia record dei 60 dollari.
Ultimo ma non ultimo, il clima macroeconomico globale, decisamente incerto: l’elevato debito pubblico di Stati Uniti, Francia e Giappone e la scarsa volontà politica di ridurlo hanno favorito un più ampio orientamento verso il cosiddetto debasement trade, con investitori intenzionati ad accumulare argento e altri asset alternativi rispetto a titoli di Stato e valute.
Perché l’argento è il nuovo protagonista dei mercati
Non sono poche le ragioni a favore dell’acquisto del metallo bianco. Sul piano commerciale, l’argento si distingue dall’oro perché vanta numerose applicazioni industriali: è impiegato nella produzione di gioielli e monete, ma soprattutto è un conduttore elettrico di prim’ordine, indispensabile per veicoli elettrici, batterie, pannelli solari e componenti elettronici.
Tra l’altro, essendo un metallo fisico negoziabile ma molto più economico dell’oro all’oncia, l’argento risulta particolarmente accessibile agli investitori retail. Inoltre, tende a mostrare oscillazioni più accentuate nelle fasi rialziste dei metalli preziosi.
Secondo Bloomberg, dopo la forte ascesa dell’oro nei primi mesi del 2025, molti operatori hanno osservato come il rapporto di prezzo tra i due metalli abbia superato quota 100 a 1: una disparità che ha rafforzato la percezione di “convenienza” dell’argento, il che ha contribuito ad alimentare nuovi flussi verso il metallo bianco.
Il suo mercato, però, resta strutturalmente più fragile rispetto a quello del metallo giallo: il turnover giornaliero è più basso, le scorte risultano limitate e la liquidità può prosciugarsi rapidamente.
Rally dell’argento: rischio volatilità per i certificati
Il rally dell’argento sta producendo effetti molto simili a quelli osservati sull’oro, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti e l’andamento dei certificati. Tuttavia l’attuale fase di mercato, segnata da un’accelerazione senza precedenti del metallo bianco, rappresenta un momento particolarmente delicato: la combinazione di rialzi repentini, scorte fisiche in contrazione e volatilità crescente potrebbe offrire ai possessori di certificate tante opportunità quanto rischi.
A titolo d’esempio, i certificati che seguono in modo lineare il prezzo dell’argento stanno ovviamente beneficiando direttamente del rally, vista la corsa delle quotazioni spot oltre i 60 dollari l’oncia. Al contrario, la natura più “sottile” del mercato dell’argento (con volumi inferiori e una liquidità meno profonda rispetto all’oro) potrebbe rendere gli strumenti a leva o più complessi potenzialmente più esposti a oscillazioni improvvise.
In questa situazione fragile tra flussi record verso gli ETF fisici, costi di prestito ai massimi storici, attese di nuovi tagli dei tassi e tensioni geopolitiche che comprimono ulteriormente l’offerta, i detentori di certificati devono quindi mettere in conto che movimenti rapidi e marcati, in entrambe le direzioni, possano verificarsi con maggiore frequenza.
