Mentre le principali banche centrali di Regno Unito, Stati Uniti ed Europa mostrano segnali di allentamento sui tassi, dall’altra parte del mondo la tendenza è opposta. Ne è un esempio la Reserve Bank of Australia, la Banca Centrale Australiana, che ha aumentato il suo tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 3,85%. Il primo rialzo da novembre 2023, nonché la prima mossa per contrastare l’ondata inflazionistica che sta colpendo il Paese.
Australia, RBA alza i tassi di interesse: è il primo dal 2023
Martedì, al termine della sua riunione di due giorni, il consiglio di amministrazione della politica monetaria della RBA ha annunciato che il tasso obiettivo di interesse sui mutui sarebbe salito dal 3,6% al 3,85%. La decisione, ampiamente prevista, segna la fine del ciclo di tagli dei tassi più breve nella storia moderna della RBA, dopo tre riduzioni a febbraio, maggio e agosto dello scorso anno.
La governatrice della RBA, Michele Bullock, ha spiegato che il consiglio ha ritenuto necessario un “aggiustamento” dei tassi, sottolineando come l’innalzamento dei tassi sia “la cosa giusta per l’economia”. Anche se non è di certo una buona notizia per gli australiani, in particolare quelli titolari di mutui ipotecari, che ora dovranno affrontare il peso di un brusco e inaspettato aumento dei costi.
Dati di Canstar rivelano infatti che l’incremento di un quarto di punto percentuale farà salire il costo degli interessi in maniera sensibile: a titolo d’esempio, su un mutuo di 600.000 dollari, l’aumento sarebbe di 90 dollari al mese, portando così la rata mensile a 3.782 dollari.
Un costo forse inevitabile, ma necessario per contenere l’inflazione, tra le più alte dell’Occidente.
Australia, inflazione in rialzo al 3,8%: prevista al 4,2% entro metà anno
La decisione della Reserve Bank of Australia segue infatti gli ultimi dati sui prezzi al consumo: a dicembre l’inflazione è salita al 3,8%, in lieve aumento rispetto al 3,4% del mese precedente, segnando il livello più alto degli ultimi sei trimestri. A spingere i prezzi verso l’alto sono stati soprattutto i costi dell’abitazione, in particolare le bollette elettriche, che hanno inciso sul bilancio delle famiglie nei 12 mesi precedenti.
Già da tempo si temeva un’ondata inflazionistica del genere: lo stesso vicegovernatore della Reserve Bank of Australia, Andrew Hauser, aveva sottolineato a inizio anno che la probabilità di tagli dei tassi a breve termine era “probabilmente molto bassa”, citando appunto un’inflazione persistentemente elevata.
Nella dichiarazione di politica monetaria pubblicata martedì, la RBA prevede addirittura che l’inflazione complessiva raggiungerà il 4,2% entro la metà dell’anno, un livello che non si vedeva dal 2023. Se le previsioni si dovessero confermare, anche la crescita dei prezzi al consumo impiegherà più tempo a rallentare rispetto alle stime precedenti, rischiando di riaccendere – o prolungare – la crisi del costo della vita.
Malgrado le pressioni sull’inflazione, l’economia australiana ha registrato una crescita del 2,1% nel terzo trimestre, in aumento rispetto al 2% rivisto del trimestre precedente, segnando il ritmo di espansione più rapido degli ultimi due anni.
A tal riguardo, il board della RBA ha monitorato attentamente l’andamento dell’economia e ritiene che parte dell’aumento dell’inflazione rifletta maggiori pressioni sulla capacità produttiva. “Sebbene si ritenga che parte della ripresa dell’inflazione rifletta fattori temporanei, è evidente che la domanda privata sta crescendo più rapidamente del previsto, le pressioni sulla capacità produttiva sono maggiori di quanto stimato in precedenza e le condizioni del mercato del lavoro sono leggermente tese“, si legge nello statement.
Di conseguenza, ritiene che l’inflazione rimarrà probabilmente al di sopra dell’obiettivo per un certo periodo. “Sulla base dei dati che abbiamo visto e delle condizioni qui e in tutto il mondo”, ha riferito la governatrice Bullock, “il consiglio ora ritiene che ci vorrà più tempo perché l’inflazione torni al target [2,5%, ndr], e questo non è un risultato accettabile”.
Australia tra inflazione e tassi RBA: opportunità e rischi per i possessori di certificati
Le prospettive per investitori e possessori di certificati non sono necessariamente negative. Ad esempio, i prodotti strutturati che beneficiano di rendimenti più elevati potrebbero trovare terreno fertile nel nuovo contesto, soprattutto quelli legati a titoli a breve termine o al settore finanziario, in un Paese dove l’economia continua a crescere nonostante la pressione inflazionistica.
Di contro, l’aumento dei tassi da parte della RBA potrebbe pesare sui certificati collegati a obbligazioni australiane o a indici sensibili ai tassi d’interesse, che potrebbero subire un calo del valore di mercato dei titoli sottostanti a causa del più alto costo del denaro.
Con un’inflazione persistentemente elevata e le previsioni della RBA di un ritorno al target solo a lungo termine, diventa inoltre cruciale valutare già oggi come questi strumenti reagiranno in un contesto di costi del credito più alti e dinamiche economiche in evoluzione. Per questo motivo, conviene agli investitori rivedere le proprie strategie, bilanciando opportunità e rischi alla luce della politica monetaria australiana e delle prospettive di crescita e inflazione.
