Anche se la notte di Halloween è ormai alle spalle, alcuni zombie continuano a vagare tra i vivi. Ma non persone, bensì aziende “zombie”. Imprese che stanno tornando alla ribalta negli Stati Uniti, e che potrebbero creare qualche problema, in particolare a banche e investitori.
Aziende zombie, cosa sono e perché sono pericolose
“Imprese con più di dieci anni di esistenza che non coprono il proprio onere sugli interessi con il risultato lordo di gestione per almeno tre anni consecutivi”. Queste sono in pratica le “corporate zombies” secondo la definizione dell’OCSE: aziende talmente indebitate che, pur generando liquidità, riescono a malapena a pagare gli interessi sui prestiti, ma non a ridurre il debito stesso. Estremamente vulnerabili, basta un aumento dei tassi d’interesse, un calo della domanda o uno shock improvviso per metterle in crisi e farle andare in default.
Parliamo di aziende presenti da decenni sulla scena finanziaria globale: le prime addirittura emersero in Giappone durante il cosiddetto “decennio perduto”. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, il fenomeno si è diffuso ampiamente tra la crisi del 2000 e quella del 2008, con un aumento marcato in molti Paesi sviluppati.
La causa di questo “contagio” economico va ricercata nelle politiche monetarie espansive adottate negli anni successivi alle grandi crisi finanziarie. I tassi d’interesse prossimi allo zero hanno infatti reso il credito facilmente accessibile anche alle realtà più fragili, permettendo loro di continuare a finanziarsi senza affrontare i necessari processi di ristrutturazione. In questo modo è stato possibile attenuare la pressione sui debitori, e consentire a molte imprese strutturalmente deboli di restare in vita ben oltre i limiti della sostenibilità economica.
Ma tutto ciò finisce per danneggiare il mondo degli investimenti. Quando banche o investitori continuano a finanziare imprese incapaci di generare un rendimento concreto, si producono “risorse parcheggiate”, capitali immobilizzati che potrebbero invece alimentare aziende più produttive e innovative. Il risultato è un freno alla crescita complessiva: le aziende zombie, pur di restare sul mercato, mantengono prezzi artificialmente bassi, comprimendo i margini dei concorrenti più solidi e scoraggiando l’ingresso di nuove realtà dinamiche.
Il ritorno delle aziende zombie negli Stati Uniti
Dopo anni di tassi d’interesse prossimi allo zero imposti dalla FED, le corporate zombies tornano a farsi sentire negli Stati Uniti. Secondo un’analisi di Bloomberg, il numero di “aziende zombie” negli Stati Uniti ha raggiunto il livello più alto dall’inizio del 2022, con quasi cento nuove società che a ottobre hanno ottenuto questa designazione. Tra queste figurano società come la casa di produzione cinematografica Lionsgate Studios Corp, la società chimica Tronox Holdings Plc e l’azienda di telecomunicazioni e servizi via cavo Altice USA.
Come in passato, questa nuova ondata nasce dal fatto che molte imprese si sono indebitate a tassi quasi nulli negli ultimi anni. Questa volta, però, lo scenario è cambiato: le stesse aziende si sono trovate a fronteggiare restrizioni finanziarie più rigide, tassi d’interesse in forte aumento e margini di profitto sempre più compressi, fattori che ne stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza.
Ad oggi i settori più esposti risultano essere il biotecnologico, il chimico e l’energetico, comparti dove l’aumento dei costi di rifinanziamento e il calo della domanda (o la riduzione dei sussidi federali, nel caso del settore sanitario e biotech) hanno aggravato ulteriormente la situazione.
Per queste aziende la situazione appare tutt’altro che rosea: il rischio, infatti, non riguarda solo la violazione dei termini dei prestiti o delle obbligazioni già in essere, ma anche la possibilità che i creditori impongano condizioni ancora più gravose o addirittura richiedano il rimborso immediato dei debiti.
Le (remote) possibilità di tornare alla vita per le aziende zombie
Va però detto che la designazione di “azienda zombie” non equivale necessariamente a una condanna a morte. A differenza dei morti viventi del cinema, infatti, queste imprese possono tornare in vita. Le strade per farlo esistono: tagliare i costi, vendere asset non strategici, emettere nuove azioni o rinegoziare i propri debiti.
Addirittura possono ottenere nuovi finanziamenti, anche se (almeno per quelle statunitensi) la sfida si presenta tutt’altro che semplice: i tassi della Federal Reserve restano infatti ancora elevati, il che rende il credito più costoso e selettivo. Molti sperano in ulteriori tagli in futuro, ma le prospettive non sono incoraggianti: la Fed ha già lasciato intendere che potrebbe non procedere con nuovi tagli dei tassi nella riunione di dicembre. Gli analisti avvertono che, con un ciclo di riduzione dei tassi ancora incerto, il rischio di default e ristrutturazioni rimane elevato.
Intanto, la S&P Global Ratings ha già rivisto al ribasso le previsioni di utili per gli emittenti societari con rating speculativo per quest’anno e il prossimo. Allo stesso tempo, alcune aziende hanno ammesso di non riuscire a far fronte ai propri impegni finanziari senza ottenere una tregua o una rinegoziazione dei debiti da parte dei creditori.
L’impatto delle aziende zombie sui possessori di certificate
Come infettano il mondo degli investimenti, le aziende zombie sono in grado di contagiare anche il mondo dei certificate, e quindi danneggiare anche i possessori. Il motivo è semplice: questi strumenti finanziari, spesso legati alla performance di azioni o indici, dipendono dalla solidità e dalla capacità di generare profitti delle società sottostanti.
Se una corporate zombie è inclusa nel paniere o nell’indice di riferimento, il rischio di mancato rendimento aumenta, poiché l’azienda potrebbe non generare utili sufficienti a sostenere i flussi previsti dal certificate. Inoltre, le oscillazioni dei prezzi e la maggiore volatilità legate a questi titoli possono ridurre il valore dei certificate, rendendo più difficile il realizzo di guadagni o il recupero del capitale investito.
Nel nostro caso, l’’aumento dei tassi di interesse, la compressione dei margini e le difficoltà nel rifinanziamento incrementano la probabilità di insolvenza, rendendo più instabile il flusso dei pagamenti. Anche se alcune aziende zombie possono tentare ristrutturazioni, tagli ai costi o nuove emissioni di capitale, tali misure spesso non bastano a garantire la piena solidità finanziaria nel breve termine.
Davanti a tutto questo, conviene per gli investitori valutare attentamente la qualità delle aziende sottostanti prima di acquistare certificate e monitorare costantemente il rischio legato alle cosiddette zombie companies.
