Conti solidi per le banche italiane nel 2026: a confermarlo è Barclays, che ha diffuso le proprie stime sul settore, evidenziando la resilienza dei principali istituti di credito nazionali in vista dei nuovi piani industriali.
Barclays: utili e bilanci robusti per banche italiane nel 2026
Nel suo report, la banca inglese è ottimista sulle banche italiane: i conti del quarto trimestre 2025 delle principali istituzioni dovrebbero essere solidi, anche se gli utili risentiranno di diverse voci straordinarie. Infatti, il focus sarà sugli obiettivi per il 2026 e a medio termine, che Barclays valuta positivi, anche alla luce dei tassi BCE al 2%.
In particolare, l’utile netto aggregato è stimato a 5,629 miliardi di euro nell’ultimo trimestre del 2025, mentre per l’intero esercizio si prevede un valore adjusted di 26,228 miliardi, destinato a crescere a 28,837 miliardi nel 2026 e a 32,529 miliardi nel 2028.
Per il 2026, Barclays prevede in primis: un NII (Net Interest Income) stabile su base annua; un aumento delle commissioni del 5%; una crescita delle rettifiche su crediti del 9%. A sua volta, la resilienza degli utili, con un ROTE medio al 18% nel 2026 e al 19,3% nel 2028, unita a una limitata espansione del bilancio, lascia prevedere coefficienti CET1 solidi. Anche la distribuzione agli azionisti rimane un punto di forza, con un rendimento totale tra dividendi e buyback dell’8,2% in media.
Secondo Barclays, “considerando la percezione favorevole del debito sovrano (e il basso spread BTP-Bund), nonché la redditività e il mix distributivo, riteniamo che le banche italiane siano ancora ben posizionate, sebbene la loro crescita per azione (EPS) sia inferiore alla media europea (CAGR EPS rettificato 2025-27 del +11% in Italia o del +6% a parità di condizioni, contro il +13% delle banche europee che seguiamo)”.
Banche italiane nel 2026: le stime di Barclays per Intesa, UniCredit e tante altre
Guardando alle singole realtà bancarie, Barclays esprime un giudizio positivo sulle principali protagoniste del settore nazionale. Partendo da Intesa Sanpaolo, che presenterà il nuovo piano industriale il 2 febbraio, la banca inglese si aspetta dall’istituto il raggiungimento di un ROTE superiore al 20% nel periodo del piano, un CAGR del margine di interesse del 2% e ricavi del 3% tra il 2025 e il 2029. E in vista dei conti del quarto trimestre, Barclays conferma il target price a 6,6 euro sul titolo (rating overweight), con ricavi totali attesi a 6,316 miliardi (+1% anno su anno) e utile netto adjusted a 1,674 miliardi (-7%).
Per Unicredit, la cui guidance sul 2026 e i target di medio termine al 2028 arriveranno il 9 febbraio, Barclays prevede un utile netto di 10,6 miliardi nel 2026, un CAGR dei ricavi 2025-2028 del 4% e una crescita dell’EPS del 9%, sottolineando come la banca risulti meno impattata rispetto ad altri istituti italiani dalle recenti misure fiscali. “Prevediamo un total yield del 7,5% per il 2026 e dell’8,4% negli anni successivi, e non escludiamo che Unicredit possa aumentare il payout all’80% dal 2026”, precisa Barclays. Sempre in vista dei conti del quarto trimestre, per Piazza Gae Aulenti il target price sale da 71,6 a 79 euro (overweight), con ricavi attesi a 5,746 miliardi (-4%) e utile netto a 1,576 miliardi (-20%).
Passando invece a MPS, che presenterà il nuovo piano industriale insieme ai risultati 2025 al più tardi entro marzo, le stime di Barclays prevedono per Rocca Salimbeni ricavi totali a 1,915 miliardi (+92% trimestre su trimestre e +92% anno su anno) e utile netto a 1,395 miliardi (+194% trimestre su trimestre e +262% anno su anno). A livello di target price, il prezzo obiettivo è rivisto da 8,20 a 9,20 euro, con rating equalweight.
Mediobanca, invece, con target price rivisto da 17,50 a 17,10 euro (rating underweight), dovrebbe registrare nel quarto trimestre ricavi totali a 918 milioni (+6% trimestre su trimestre, -7% anno su anno) e utile netto a 292 milioni (+0% trimestre su trimestre, -11% anno su anno). Per Banco BPM, Barclays segnala, in vista della trimestrale del 5 febbraio, ricavi stimati nel quarto trimestre a 1,406 miliardi (-2%) e utile a 330 milioni (+47%), con target price che passa da 14,7 a 15,5 euro (overweight).
Quanto a BPER, il cui nuovo piano industriale dovrebbe essere presentato tra giugno e luglio, Barclays stima per il 2026 un utile adjusted di 2,374 miliardi, in crescita rispetto ai 2,043 miliardi previsti per il 2025, e ha aggiornato il target price da 12,5 a 13,7 euro (overweight). Mentre nel quarto trimestre (in arrivo il 5 febbraio) i ricavi sono stimati a 1,827 miliardi (+26%) e l’utile a 267 milioni (+1%).
Infine, Barclays segnala alcuni punti chiave per quanto riguarda i catalizzatori legati ai risultati e alle distribuzioni: Intesa Sanpaolo comunicherà l’ammontare del suo buyback sugli utili 2025, stimato attorno a 2 miliardi di euro; UniCredit potrebbe aumentare la componente dividendi nel suo payout, puntando all’80% a partire dal 2026; per MPS, l’annuncio del DPS 2025 e delle distribuzioni previste per il 2026 potrebbe rappresentare un impulso importante. Infine, Banco BPM potrebbe confermare una distribuzione aggiuntiva, visto che il suo CET1 si sta avvicinando al 13,5% (un buyback da 0,4 miliardi riporterebbe il coefficiente CET1 2025 al 13%).
Banche italiane resilienti e piani industriali in arrivo: le opportunità per i possessori di certificati
Stime ottimistiche e piani industriali con buyback in arrivo: insomma, un quadro rassicurante per investitori e possessori di certificati. Come visto sopra, l’analisi di Barclays fotografa un settore solido dei bilanci e resiliente degli utili, con ricavi e margini stabili o in crescita, ROTE elevati e coefficienti CET1 robusti. E quindi un comparto che, nel complesso, dovrebbe essere in grado di sostenere le distribuzioni agli azionisti, tra dividendi e buyback, senza compromettere la solidità patrimoniale.
Importanti catalizzatori saranno inoltre i prossimi piani industriali e le trimestrali 2025-2026, dove Intesa Sanpaolo comunicherà l’ammontare del buyback, UniCredit potrebbe aumentare il payout all’80%, MPS annuncerà i dividendi 2025 e le distribuzioni 2026, mentre Banco BPM potrebbe confermare una distribuzione aggiuntiva. Per i possessori di certificati, tutto ciò potrebbe tradursi in incrementi del valore dei prodotti legati ai sottostanti, nonché in una maggiore stabilità e prevedibilità dei flussi attesi.
In sintesi, il quadro generale disegnato da Barclays lascia intravedere opportunità interessanti per gli investitori.

