Banche italiane sempre più solide: crediti deteriorati sotto i 50 miliardi nel 2025

Sempre meno sofferenti le banche sul piano dei crediti deteriorati. A dirlo è l’ultimo rapporto di Unimpresa, che fotografa un comparto bancario meno gravato dal peso dei crediti deteriorati, e quindi dal rischio di credito.

Crediti deteriorati, da 337 a 48,6 miliardi in dieci anni: il report Unimpresa

Per la prima volta lo stock complessivo dei crediti deteriorati scende sotto la soglia dei 50 miliardi di euro, il livello più basso registrato negli ultimi decenni. A evidenziarlo è il report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui, tra il 2015 e il 2025, i crediti deteriorati totali sono passati da 337,1 miliardi a 48,6 miliardi, segnando una contrazione di 288,5 miliardi.

In pratica, dal picco del 2015, considerato l’anno più critico per il credito bancario, il settore ha smaltito l’85,6% di crediti problematici, riducendo il peso delle sofferenze a circa un settimo rispetto a dieci anni fa. Un ridimensionamento che ha reso l’incidenza dei crediti deteriorati compatibile con una gestione ordinaria del credito, dopo gli eccessi accumulati nella fase successiva alla crisi finanziaria globale e alla recessione dell’area euro.

I dati sulle sofferenze bancarie confermano un fatto ormai difficilmente contestabile: il sistema del credito italiano ha compiuto una trasformazione profonda ed è oggi più sano, più prudente e più resiliente rispetto al passato”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

Rischio credito in calo tra sofferenze totali e inadempienze

Andando più nel dettaglio, secondo il Centro studi di Unimpresa, la riduzione più marcata riguarda le sofferenze in senso stretto, scese da 198,8 miliardi nel 2015 a 16,9 miliardi nel 2025, pari a un calo del 91,5% in dieci anni. Anche le inadempienze probabili registrano una contrazione significativa, passando da 124,5 miliardi a 25,9 miliardi (–79,2%).

La fase di riduzione più intensa si concentra tra il 2016 e il 2019, quando le sofferenze totali scendono da 320,9 miliardi a 133,7 miliardi, con un calo di quasi 187 miliardi. Successivamente il processo continua in modo più graduale fino al 2022, quando il totale scende sotto i 56 miliardi, stabilizzandosi attorno ai 50 miliardi negli ultimi anni.

Nel quinquennio 2020-2025, lo stock complessivo si riduce di 48,4 miliardi (–49,9%). Le sofferenze in senso stretto calano da 46,5 a 16,9 miliardi (–63,7%), mentre le inadempienze probabili passano da 47,4 a 25,9 miliardi (–45,4%). Tra il 2024 e il 2025 il totale delle sofferenze scende da 52,4 a 48,6 miliardi (–7,3%), con le sofferenze in senso stretto a –11,6% e le inadempienze probabili a –7,2%.

Un’eccezione riguarda i finanziamenti scaduti o sconfinanti deteriorati, che aumentano da 5,4 a 5,8 miliardi (+7,4%) nell’ultimo anno e di 2,7 miliardi (+87,8%) dal 2020, pur restando nettamente inferiori alle altre componenti del credito deteriorato.

Spadafora: banche italiane “più solide, patrimonializzate e capaci di gestire il rischio”

Complessivamente, i dati evidenziano un settore bancario che ha ridotto drasticamente le esposizioni più rischiose, migliorando la qualità complessiva del credito. Oggi la quota residua di crediti deteriorati è concentrata in forme meno gravi e su importi decisamente più contenuti rispetto al passato.

Il calo costante e strutturale del credito ammalorato rappresenta uno dei più affidabili indicatori dello stato di salute del sistema bancario italiano“, spiega Spadafora, sottolineando come la drastica riduzione delle sofferenze rispetto a dieci anni fa e il loro ulteriore ridimensionamento negli ultimi due anni fotografino “banche più solide, patrimonializzate e capaci di gestire il rischio in modo ordinato”.

Proprio per questo, “la richiesta di un contributo aggiuntivo da 4,5 miliardi di euro al settore bancario appare sempre più giustificata. Non come misura punitiva, ma come riconoscimento del fatto che il sistema oggi opera in condizioni di stabilità e forza nettamente superiori al passato” spiega Spadafora.

Banche italiane: più sicurezza per i possessori di certificati

Banche italiane più solide, credito meno rischioso e minori sofferenze nella gestione: insomma, una buona notizia per investitori e detentori di certificati bancari.

L’importante riduzione dello stock di crediti deteriorati significa infatti che le banche oggi affrontano esposizioni problematiche nettamente inferiori, sia in termini di quantità sia di gravità. Tutto ciò va ovviamente a beneficio dei certificati legati a obbligazioni bancarie o a portafogli di crediti: con un rischio di insolvenza più basso, la probabilità di riduzioni del capitale o di sospensioni nei pagamenti di cedole diminuisce sensibilmente. Anche le inadempienze probabili, scese da 124,5 a 25,9 miliardi (–79,2%), indicano che le banche gestiscono meglio le posizioni potenzialmente problematiche, aumentando la resilienza complessiva del settore.

Ulteriore conferma di questa tendenza arriva anche dai movimenti più recenti: tra il 2024 e il 2025, le sofferenze totali scendono ulteriormente da 52,4 a 48,6 miliardi (–7,3%), con le sofferenze in senso stretto a –11,6% e le inadempienze probabili a –7,2%.

Questo livello di stabilità, unito al fatto che la componente dei finanziamenti scaduti o sconfinanti deteriorati resta contenuta pur mostrando un lieve aumento, significa che i certificati emessi oggi si basano su banche più solide, patrimonializzate e in grado di gestire il rischio in modo ordinato.

In sintesi, i dati fotografano un sistema creditizio più sano e prudente, dove la riduzione strutturale dei crediti problematici si traduce in una maggiore protezione per gli investitori.

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