Banche italiane in crescita: nel terzo trimestre 2025 utili per 6,5 miliardi

Il terzo trimestre 2025 è stato roseo per le sei Big Bank italiane (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena, BPER e Credem), con ben 6,5 miliardi di euro di utili. Un risultato notevole, frutto di una situazione economica favorevole e dalle mosse sagge condotte dalle banche per mantenersi sulla cresta dell’onda.

Banche italiane, terzo trimestre 2025 positivo (con Unicredit tra le prime)

Dopo trimestrali segnati da crescite record, le prime sei banche italiane — UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, MPS, BPER e Credem — hanno registrato nel terzo trimestre del 2025 un utile netto complessivo di circa 6,5 miliardi di euro, in aumento del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2024 e con una crescita cumulata sui primi nove mesi dell’anno dell’8,6%.

A trainare in particolare i risultati di questo trimestre sono UniCredit, che ha dichiarato un utile netto di 2,6 miliardi di euro per il terzo trimestre del 2025; Intesa Sanpaolo con 2,372 miliardi di utile netto, e Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha comunicato un utile nel Q3 del 2025 di 474 milioni.

Un risultato che in parte era già nell’aria: settimane prima, gli analisti avevano stimato che i primi cinque istituti avrebbero raggiunto circa 6 miliardi di euro di utili tra giugno e settembre 2025. Anche questa volta, come nei loro trimestrali, le banche superano le previsioni di mercato, confermando la propria solidità e resilienza.

Banche italiane, i tassi di interesse al centro del boom del terzo trimestre 2025

Ma qual è il segreto dietro questi risultati trimestrali? La risposta sta nei tassi di interesse, ai massimi da anni: tra il 2020 e il 2023 il tasso BCE è passato da uno 0% stabile per anni a un record del 4,50%. Un contesto di alti tassi che ha permesso alle banche di ottenere guadagni relativamente facili, dato che, più alto è il tasso, maggiore il margine tra gli interessi attivi sui prestiti e quelli passivi sui depositi, (il cosiddetto margine di interesse).

Tuttavia, la stagione dei tassi elevati sembra volgere al termine. La BCE, insieme alla FED, punta a ridurli progressivamente nei prossimi mesi e anni, il che non è esattamente una bella notizia per gli istituti. A conferma del cambio di scenario, nel terzo trimestre del 2025 il margine di interesse aggregato delle principali banche è sceso del 3,6%.

Non un crollo, certo, ma prova certamente che il “guadagno facile” derivante dai tassi alti sta per finire. Con l’attenuarsi dell’effetto‑rialzo, infatti, la forbice tra interessi attivi e passivi si riduce, e così le possibilità di ricavi dal margine di intermediazione.

Banche italiane, come affrontare il post-picco dei tassi: dalle commissioni alla gestione

Questo non significa però che per le banche il futuro sarà in salita. Gli istituti stanno anzi dimostrando di saper gestire con efficacia la fase di “normalizzazione” post‑picco del margine di interesse, appoggiandosi a tre leve fondamentali: le commissioni nette, il controllo dei costi e la qualità degli attivi.

Sul fronte delle commissioni, grazie alla spinta della raccolta gestita, dell’advisory e del wealth management, le fees sono cresciute del +8,3% su base annua. Anche con un margine sui prestiti in diminuzione, queste entrate aggiuntive sostengono la stabilità dei profitti complessivi.

Quanto ai costi operativi, nonostante i rinnovi contrattuali, l’inflazione e l’aumento degli investimenti sul digitale, la crescita aggregata è contenuta al +2,5%. Pur con dinamiche diverse tra gli istituti, la maggior parte del settore mantiene una disciplina finanziaria tradizionale, evitando eccessi di spesa.

Infine, per quanto riguarda la qualità degli attivi, le rettifiche su crediti (cioè i fondi accantonati per coprire prestiti insoluti) sono diminuite del 5,5%. Un chiaro segnale che famiglie e imprese italiane continuano a rispettare regolarmente i loro impegni, nonostante inflazione e rallentamento economico, e riflette anche la prudenza crescente adottata dagli istituti nella gestione del rischio.

A fronte di questi risultati, le banche confermano il loro ruolo di contributori netti al bilancio pubblico: nel solo terzo trimestre, i primi cinque gruppi hanno versato oltre 2 miliardi di euro in imposte su circa 6 miliardi di utili. Una cifra rilevante, che rende però il comparto esposto a possibili interventi straordinari, come già sperimentato con la tassa sugli extraprofitti e le misure previste nella manovra di Governo.

Banche italiane, scenario positivo per possessori di certificate

Gli investitori e i possessori di certificate possono quindi guardare con una certa tranquillità a questa nuova fase del settore bancario.

Come prima beneficiavano di rendimenti alti durante al periodo dei tassi elevati, oggi, con l’avvio della normalizzazione dei tassi, possono comunque ottenere un buon profitto grazie alle ultime mosse delle banche, che stanno compensando questa dinamica con la riduzione delle rettifiche su crediti e la crescita delle commissioni nette. Tutte strategie che appunto contribuiscono a mantenere gli utili stabili e a sostenere il valore dei certificate già emessi.

In sostanza, anche se i tassi più bassi potrebbero comprimere i rendimenti futuri, il comparto resta affidabile per chi investe in strumenti legati a istituti solidi e ben gestiti.

Resta però un’incognita per il futuro. Finora le banche hanno mantenuto profitti solidi grazie a margini di interesse ancora positivi, commissioni in crescita e prestiti di buona qualità. Ma con la BCE che ha interrotto l’aumento dei tassi in prospettiva di ridurli nel 2026, e con un’economia italiana in rallentamento, il quadro potrebbe cambiare. Se le famiglie riducono i consumi e le imprese frenano gli investimenti, le banche dovranno valutare con maggiore attenzione a chi concedere credito e individuare nuove fonti di reddito.

Davanti a tutto ciò, anche gli investitori e i possessori di certificate dovranno prestare maggiore attenzione nei prossimi mesi.

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  1. […] dunque di una generale promozione per queste banche, che assieme ad altre hanno portato a casa dei trimestrali decisamente importanti. Insieme a MPS, BPER e Credem, hanno registrato nel Q3 2025 un utile netto complessivo di circa 6,5 […]

  2. […] Ormai verso la fine, il 2025 si è rivelato ad oggi un anno complessivamente positivo per le banche italiane ed europee, come testimoniano sia l’upgrade di Deutsche Bank sia i risultati trimestrali dei principali istituti nazionali. […]