Utili record per le banche italiane: nei 9 mesi 2025 raggiunti 21,6 miliardi

Vento in poppa per le banche italiane: nei primi nove mesi del 2025 le 7 principali banche del Paese hanno messo a segno utili complessivi pari a 21,6 miliardi di euro. A dirlo è l’ultimo report della società di consulenza Value Partners, che ha passato al setaccio i risultati dei tre trimestri delle 7 Magnifiche del comparto bancario nazionale.

Banche italiane, le “7 Magnifiche” del credito italiano accelerano

Stando al report di Value Partners, le prime sette banche italiane hanno chiuso i primi tre trimestri dell’anno con utili aggregati pari a 21,6 miliardi di euro, in crescita del 9% rispetto ai 19,8 miliardi dello stesso periodo del 2024.

Nel dettaglio, Unicredit guida la classifica degli utili con 8,75 miliardi (+13%), seguita da Intesa Sanpaolo con 7,6 miliardi (+6%). Bene anche Banco Bpm (1,5 miliardi, +18%), Bper (1,33 miliardi, +17%) e Popolare di Sondrio (513 milioni, +19%). Mps registra invece un calo del 13%, attestandosi a 1,37 miliardi, mentre Credem sale a 506 milioni (+4%).

Decisive per questo risultato sono state le commissioni nette, cresciute del 5,9%, e gli altri proventi, in rialzo del 23%: la loro crescita ha permesso di compensare il calo del margine di interesse, sceso del 5,6% per effetto della riduzione dei tassi. In particolare, a sostenere l’aumento delle commissioni sono state le fees legate agli investimenti e l’espansione della raccolta indiretta, salita del 15% rispetto a fine 2024.

Nel complesso, le sette banche hanno registrato 1,8 miliardi in meno di interessi, controbilanciati da un incremento di 1,1 miliardi nelle commissioni (per effetto della focalizzazione su gestione patrimoniale e bancassurance) e di 924 milioni negli altri ricavi, soprattutto grazie ai risultati delle attività finanziarie valutate al fair value.

Questo riequilibrio ha modificato la composizione dei proventi: il margine di interesse pesa ora il 55% dei ricavi totali (dal 58% del 2024), mentre le commissioni salgono al 36% (dal 34%).

Banche italiane, costi sotto controllo e capitale in aumento

Un altro elemento che ha rafforzato i conti è la gestione delle spese operative, scese complessivamente dello 0,6%. Le spese per il personale sono diminuite dell’1,2%, mentre le altre spese amministrative sono rimaste pressoché stabili. Di conseguenza, il cost/income si è attestato al 40%, in miglioramento di 41 punti base su base annua.

Sul fronte del credito abbiamo il costo di rischio che scende a 20 punti base dai 26 del 2024, con le rettifiche nette che si riducono dell’8,6%, passando da 1,92 a 1,75 miliardi. Per quanto riguarda invece la qualità del credito, il Npl ratio lordo resta stabile al 2,5%, nonostante il contesto di incertezza per le imprese italiane dovuto dalla stagnazione del PIL e dalle tensioni commerciali. All’interno della categoria dei deteriorati si registra un aumento delle sofferenze (+7%), mentre calano le inadempienze probabili (-3%) e le esposizioni scadute (-9%). Le coperture crescono lievemente, passando dal 48,6% al 49,2%.

Dal punto di vista del capitale, il settore continua a mostrare livelli superiori ai requisiti regolamentari. Secondo Value Partners, il trimestre ha confermato “la capacità delle principali banche italiane di mantenere una solidità superiore ai requisiti normativi, con un capitale Cet1 fully loaded pari al 14,6% a livello aggregato“. Tra gli istituti analizzati, Credem guida per solidità con un Cet1 del 17,5%, seguita da Mps (16,9%), Popolare di Sondrio (16,6%), Bper (15,1%), Unicredit (14,8%), Intesa Sanpaolo (13,9%) e Banco Bpm (13,5%).

Tutto ciò a riprova del fatto che “nonostante la discesa dei tassi e l’aumentare dell’incertezza dell’economia globale le banche italiane continuano a dimostrare una struttura patrimoniale resiliente“.

Banche italiane, resilienza favorevole per i possessori di certificate

Insomma, tutti segnali decisamente favorevoli per il comparto bancario, e così anche per gli investitori e per i possessori di certificate. La maggiore solidità patrimoniale delle principali banche italiane (sostenuta da utili in crescita, Cet1 aggregato al 14,6% e costi operativi sotto controllo) contribuisce infatti a ridurre il rischio percepito sull’emittente, il che va a tutto beneficio de certificate.

Un settore bancario stabile tende inoltre a esprimere una volatilità più contenuta, condizione che può favorire i certificate legati ai titoli finanziari, incrementando le probabilità di rispettare barriere, trigger o meccanismi di rimborso anticipato.

Tra l’altro, istituti più robusti e con margini in miglioramento tendono a spingere ulteriormente sulle attività di wealth management e sull’emissione di prodotti strutturati. Il boom delle commissioni riportato da Value Partners (+5,9%) va in questa direzione.

In soldoni, il rafforzamento complessivo del settore non solo migliora la qualità percepita dell’emissione, ma crea anche un terreno più favorevole allo sviluppo e alla tenuta dei certificate.

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