Banche nel mirino della Manovra 2026: il contributo sarà di 4,5 miliardi

Dai tavoli della Manovra di Bilancio 2026 arrivano alcune novità sull’eventuale contributo che potrebbero sborsare le banche per sostenere la dote della prossima Finanziaria.

Manovra di Bilancio 2026: banche pronte a un contributo straordinario?

Da settimane si cerca di trovare la quadra sulla questione del “contributo”, ossia una somma che gli istituti bancari dovrebbero versare per sostenere la quarta Manovra di Bilancio dell’Esecutivo targato Meloni, stimata oggi a 18 miliardi (due in più rispetto alle previsioni iniziali).

Per quanto modesta (la scorsa Manovra era di circa 32 miliardi di euro), la Finanziaria di quest’anno dovrà andare a sostenere diverse misure: dai nuovi fondi per la sanità ai tagli IRPEF, fino al raggiungimento dell’obiettivo 3% deficit/PIL, anticipato di un anno ma non senza difficoltà.

Davanti a così tante misure da finanziare, il contributo delle banche appare cruciale per garantire la tenuta di tutte le iniziative. Un contributo che però si preannuncia significativo per gli istituti bancari: ben 4,5 miliardi di euro, al che servirà il via libera congiunto della maggioranza e, soprattutto, delle banche.

Al momento un ok preliminare arriva dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana), il cui comitato esecutivo si è riunito lunedì sera per valutare le proposte tecniche elaborate dal MEF.

Tutte le ipotesi del contributo delle banche: dalla tassa alle DTA

Nelle ultime settimane sono emerse diverse ipotesi sulla natura del contributo: da quella di tassare i programmi di riacquisti di azioni proprie (buyback) fino alla dibattuta tassa sugli extraprofitti, che ha quasi spaccato il Governo a causa delle posizioni contrastanti tra i partiti della maggioranza.

Tra le ultime ipotesi trapelate, si parla di una riduzione dell’aliquota sulla tassa sugli extraprofitti, dal 40% al 26%, e una tassazione dei dividendi distribuiti agli azionisti, sempre con aliquota al 26%. Combinazione che dovrebbe portare in cassa circa 2,8 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi dalle riserve accantonate nel 2023 e 1,2 miliardi dai dividendi.

A completare il pacchetto, ben 1,3 miliardi provenienti dal rinvio delle deduzioni sulle imposte differite attive (DTA), misura già concordata un anno fa.

Alla fine, il comitato esecutivo dell’ABI ha dato l’ok all’unanimità a “proseguire in via straordinaria nei contributi poliennali [nella] stessa logica concordata lo scorso anno“.

In poche parole: va bene l’intervento sulle DTA, ma niente tassazioni straordinarie.

Gli effetti del contributo sui possessori di certificate

Ognuna delle ipotesi avanzate non produrrà effetti positivi sul mercato, in particolare per investitori e possessori di certificate, anche se molto dipenderà dalla soluzione definitiva concordata.

Se dovesse passare l’ipotesi (remota) della tassazione sugli extraprofitti, si potrebbe assistere a una volatilità temporanea sui titoli bancari, con conseguente impatto sui prezzi dei certificate derivati.

Al contrario, se venisse confermato il congelamento delle DTA, l’effetto teorico sul mercato sarebbe più contenuto rispetto a una tassazione diretta. Secondo gli analisti di Intermonte, una misura del genere non dovrebbe compromettere la redditività né la capacità di remunerazione degli istituti, “in quanto sospende la compensazione cash tramite crediti fiscali”.

Pertanto, il Governo otterrebbe la liquidità necessaria per finanziare la prossima Legge di Bilancio, mentre gli investitori subirebbero effetti decisamente più contenuti rispetto a quanto rischierebbero con l’introduzione della tassazione sugli extraprofitti.

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