Crescita significativa con ricavi notevoli, segnali avvisaglie all’orizzonte e un futuro ricco di sfide tecnologiche e non solo: così McKinsey rappresenta il settore bancario nel suo Global Banking Annual Review 2025.
McKinsey, quinquennio da record per il settore bancario
Partendo dal lato finanziario, per McKinsey l’ultimo quinquennio ha rappresentato una fase di espansione eccezionale per il sistema bancario globale. Da una parte, tra il 2019 e il 2024 i fondi intermediati sono aumentati di 122 trilioni di dollari, pari a una crescita di circa il 40%. Dall’altra, i ricavi netti, al netto dei costi del rischio, hanno raggiunto nel 2024 il livello record di 5,5 trilioni di dollari, spingendo l’utile complessivo fino a 1,2 trilioni, il valore più elevato mai registrato in qualsiasi industria.
Una fase d’oro che, in parte, si riflette ancora oggi, con le grandi banche di Wall Street che hanno iniziato al meglio la stagione delle trimestrali USA, riportando risultati ben al di sopra delle aspettative.
A contribuire a questo slancio è stato un mix di fattori, tra cui il picco del ciclo di ricchezza globale, margini di ricavo insolitamente elevati grazie ai tassi d’interesse alti e bassi costi di rischio. Tutti elementi che potrebbero però svanire, infatti le banche devono prepararsi.
La fine dell’età dell’oro: verso una crescita più lenta
Nonostante i risultati eccezionali degli ultimi anni, i mercati dei capitali restano scettici sulla reale capacità delle banche di creare valore nel lungo periodo: la valutazione complessiva del settore bancario è infatti inferiore di quasi il 70% rispetto alla media delle altre industrie.
Secondo McKinsey, dopo l’impennata degli ultimi esercizi, il comparto potrebbe andare incontro a un “ritorno alla media”, caratterizzato da una crescita più lenta e da una pressione crescente sulla redditività.
“Per intercettare la prossima curva di crescita, le banche devono passare da approcci tradizionali e datati a strategie di precisione che generino valore in condizioni più complesse“. Strategie che dovranno considerare non solo i fattori che potrebbero guidare il “ritorno alla media”, come l’andamento dei tassi di interesse e i cambiamenti demografici, ma anche le innovazioni tecnologiche.
La sfida tecnologica e il nodo dell’IA secondo McKinsey
Secondo McKinsey, le strategie tecnologiche attuali del settore bancario non hanno prodotto i risultati sperati: nonostante le banche investano ogni anno circa 600 miliardi di dollari in tecnologia, la produttività complessiva rimane bassa.
Per invertire la rotta, la società di consulenza suggerisce di focalizzare gli investimenti sulle tecnologie in grado di generare il maggiore impatto, in particolare sull’IA generativa e agentica, riducendo gli investimenti che non apportano miglioramenti tangibili ai flussi operativi.
Proprio sull’IA, McKinsey lancia un duplice messaggio: da un lato, questa tecnologia offre enormi opportunità di efficienza, con potenziali riduzioni dei costi fino al 70%; dall’altro, nel lungo periodo, potrebbe erodere la redditività complessiva del settore, “poiché i consumatori ottimizzano autonomamente le loro finanze (es. spostando depositi verso conti a rendimento maggiore), riducendo l’inerzia e cambiando l’economia del settore“.
L’IA agentica può rimodellare radicalmente il settore bancario, creando efficienze senza precedenti e nuovo valore per i clienti, “ma senza un adattamento deciso da parte delle banche potrebbe erodere le tradizionali fonti di profitto“. È necessario infatti individuare con precisione dove le tecnologie possono generare vero impatto sui guadagni, evitando investimenti dettati “solo dalla paura di rimanere indietro“. E non c’è modo per evitare tutto ciò. Anzi, se le banche non si adattano, in particolare alla questione IA, “nei prossimi dieci anni i profitti globali potrebbero ridursi di circa 170 miliardi di dollari, circa il 9%, portando il ritorno medio sotto il costo del capitale“.
Capitale, M&A e il nuovo consumatore digitale
Oltre alla trasformazione tecnologica, McKinsey richiama l’attenzione su altri elementi cruciali per la competitività del settore bancario. A partire dall’efficienza del capitale: in questo ambito, la società suggerisce di passare “dalla riassegnazione su larga scala alla disciplina del bilancio a micro-livello”, analizzando in modo puntuale prodotto per prodotto e cliente per cliente per liberare risorse e reinvestirle dove possono generare i rendimenti più elevati.
Altro nodo è quello delle M&A. Per quando riguarda fusioni e acquisizioni, McKinsey consiglia un cambio di paradigma: “passare da acquisizioni per pura scala a operazioni di precisione, perseguendo accordi che aggiungano presenza in micromercati o geografie specifiche o portino capacità distintive in aree specializzate“.
Un punto cruciale riguarda anche il lato consumer. Nei prossimi anni, le banche dovranno adattarsi alle esigenze di un nuovo tipo di cliente, sempre più abituato a utilizzare strumenti digitali (es. IA generativa) e desideroso che anche gli istituti finanziari li integrino nei propri servizi. Per rispondere a questa evoluzione, McKinsey suggerisce di passare “dalla segmentazione ampia all’individualizzazione, offrendo accesso iper-personalizzato e guidato dai dati a prodotti e servizi che creano fiducia in un’era di fedeltà in calo“.
Crescita, IA e strategie: uno scenario altalenante per i possessori di certificate
I risultati delle banche evidenziati da McKinsey, confermati dai recenti trimestrali USA, rappresentano un cuscinetto di sicurezza per investitori e possessori di certificate, poiché offrono una protezione concreta contro possibili oscillazioni di mercato.
Il problema però è il resto: le dinamiche indicate da McKinsey (tra cui un possibile rallentamento della crescita e l’impatto dell’IA sulle abitudini dei clienti) potrebbero influenzare i rendimenti delle banche e, di conseguenza, i sottostanti dei certificate collegati.
A ciò si aggiunge la spinta verso la personalizzazione digitale e l’efficienza del capitale, che potrebbe ridurre alcune opportunità tradizionali di profitto dei prodotti strutturati.
Davanti a tutto questo, gli investitori dovranno dunque monitorare attentamente i sottostanti bancari, valutare la velocità di adozione tecnologica degli istituti e considerare come i cambiamenti nella redditività possano impattare i flussi dei prodotti strutturati nel medio-lungo termine.

[…] Tradizionalmente, le Big Tech hanno finanziato i loro ingenti investimenti facendo leva sui solidi flussi di cassa generati dalle attività operative. Ma con oltre 500 miliardi di dollari destinati alle infrastrutture digitali nel 2026, è palese che il cash flow potrebbe non essere più sufficiente a sostenere la spinta all’innovazione, soprattutto quella legata all’IA. […]