Continua il risiko bancario italiano, e stavolta la protagonista è Banco BPM, che secondo alcune indiscrezioni starebbe puntando sulla Cassa di Risparmio di Asti (Cr Asti).
Banco BPM in Cr Asti, ma non solo: i rumors
Stando a quanto trapelato finora, l’istituto di credito piemontese — che conta 210 filiali tra Piemonte e Veneto — sarebbe nelle mire di vari competitor (tra cui Banco BPM) per via della possibile vendita di quote da parte della Fondazione Cr Asti.
Secondo le fonti, da mesi l’ente valuta un’aggregazione della partecipata con un altro soggetto bancario “per far confluire l’istituto in un gruppo più grande“, e al tempo stesso “diluirsi nel capitale della banca per rispettare i limiti imposti dal protocollo Acri-Mef”, che vieta di concentrare più di un terzo del patrimonio nella conferitaria.
Infatti, la Fondazione risulta sovraesposta nella Banca di Asti, con l’80% dei fondi in azioni della Banca. Non a caso ad aprile, l’ente aveva affidato a Equita il mandato per valorizzare il suo 31,8% in Cassa di Risparmio di Asti.
Ma il punto è un altro. Una riduzione della partecipazione potrebbe favorire l’ingresso di un nuovo partner bancario, che potrebbe anzi rilevare l’intero istituto, in accordo con gli altri azionisti: Fondazioni Biella e Vercelli (12,91% e 4,2%), Crt (6%) e una pluralità di piccoli soci (35,1%).
Tra l’altro, non sarebbe solo Cr Asti nel radar di Banco BPM: secondo alcune indiscrezioni di mercato, l’istituto avrebbe messo gli occhi anche su Banco Desio.
Le strategie di Banco BPM e il ruolo di Crédit Agricole
È importante sottolineare che (almeno per il momento) tutte queste manovre restano mere indiscrezioni di mercato, non confermate ufficialmente da Banco BPM.
Tra l’altro, secondo altre fonti, l’operazione su Banca d’Asti rappresenterebbe poco più che il rafforzamento di una partecipazione già esistente (Banco BPM detiene infatti il 9,9% dell’istituto fin dal 2004). Diverso il discorso per Banca Desio: ” la banca è reduce da una fase di riassetto, e opera in aree dove Banco Bpm è già fortemente presente. In questo caso, dunque, l’ipotesi di un’operazione appare meno plausibile“.
Invece, stando ad altre indiscrezioni, l’unica trattativa realmente in movimento sarebbe quella con Crédit Agricole Italia. Un’operazione che, come disse a suo tempo il CEO Castagna, era vista come “la migliore opzione sul mercato“.
Buone prospettive per la banca e per i possessori di certificate
Supponiamo che alla fine entri davvero un nuovo partner. In effetti, come è stato fatto notare, l’ingresso di un istituto più grande della banca di Asti “permetterebbe di potenziare i servizi offerti e garantirebbe alla Fondazione Asti (che scambierebbe le azioni con quelle del compratore) di incassare dividendi più corposi da investire sul territorio“.
Parliamo di un istituto che, nonostante gli ultimi eventi, ha registrato comunque dei buoni risultati: nel primo semestre ha fatto 38,7 milioni di euro di utile netto (8,5 milioni a giugno 2024) e un attivo di 12,7 miliardi, con una raccolta di 17 miliardi.
Tra l’altro, per i possessori di certificate legati al settore bancario, un’eventuale operazione di questo tipo potrebbe essere una buona notizia, dato che una maggiore concentrazione nel settore potrebbe infatti ridurre il rischio sistemico a lungo termine. Vero però che nel breve periodo potrebbe a sua volta generare fluttuazioni legate alle operazioni straordinarie e all’evoluzione delle trattative, per cui è meglio tenere d’occhio la situazione.
