Banco BPM sempre più protagonista del risiko bancario italiano, tra partecipazioni strategiche, dossier in trattativa e interessi internazionali destinati a ridefinire gli alleati e i competitor della banca di Piazza Meda.
Banco BPM, occhi su Miria Holding: cosa sappiamo del nuovo dossier
Tra le novità più recenti emerge un’ipotesi di ingresso di Piazza Meda nel capitale di Miria Holding, ossia la SGR che gestisce il patrimonio del Enasarco. Secondo alcune fonti, il gruppo guidato da Giuseppe Castagna potrebbe presto acquisire una quota nella SGR, che gestisce attualmente masse per circa 3 miliardi di euro.
Un’operazione che avrebbe dalla sua anche il favore di Enasarco, da tempo alla ricerca di partner per il rilancio di quella che fino a poco tempo fa era nota come GWM, e che è stata acquistata dal fondo a fine 2023. Proprio nel tentativo di rafforzare il capitale della SGR, negli ultimi 12 mesi Enasarco avrebbe sondato le principali casse previdenziali e anche CDP Venture Capital, senza tuttavia trovare accordi concreti.
L’ipotesi (ancora in fase di trattativa) vede Banco BPM entrare nella SGR con una quota del 5 %, anche se all’inizio si sarebbe discusso di un pacchetto più ampio, fino al 10 %. Per alcuni osservatori, questa operazione (se confermata) non sarebbe soltanto una mossa finanziaria: coinciderebbe con la fase del rinnovo primaverile del consiglio di amministrazione di Piazza Meda.
Banco BPM nelle mire di Crédit Agricole: fusione in arrivo?
Novità importanti sul fronte internazionale, con Crédit Agricole sempre più interessata all’Italia, in particolare a Banco BPM. Durante la presentazione del nuovo piano al 2028, Olivier Gavalda, CEO della Banque Verte, ha delineato non solo la strategia del gruppo sul mercato francese, ma anche la sua visione europea, con particolare attenzione al Bel Paese.
“Immagino che tutti sappiate quanto siamo attenti a ciò che accade nel mercato italiano. Se Banco BPM ci proponesse una fusione, la considereremmo favorevolmente”, ha dichiarato l’AD, precisando però: “Stiamo aspettando una proposta da BPM, perché penso che una fusione con Crédit Agricole Italia abbia molto senso e possa generare significative sinergie, ma questo progetto non è ancora in fase avanzata”.
Non è una novità che Banque Verte e Banco BPM si guardino con interesse reciproco. Già in passato, l’AD di Piazza Meda, Giuseppe Castagna, aveva mostrato apertura verso un possibile accordo con il colosso francese. In un’intervista alla CNBC, il CEO ha definito una fusione con Crédit Agricole Italia (controllata del gruppo transalpino) “una opportunità potenziale, la più chiara che abbiamo”, pur sottolineando che non si tratta dell’unica strada percorribile: “Siamo contenti che Crédit Agricole sia un investitore felice e saremmo lieti di sviluppare con loro nuove opportunità in futuro, ma non possiamo non guardare a tutto ciò che il mercato italiano offre”.
Tra l’altro già oggi l’istituto francese detiene già una quota del 20% in Banco BPM, ma punta a rafforzare ulteriormente la sua posizione, infatti ha chiesto l’autorizzazione alla BCE per salire ancora. Un peso che avrà inevitabili ripercussioni sul rinnovo del consiglio di amministrazione di Piazza Meda.
Banco BPM, capitolo chiuso per OPA di UniCredit (ma con incertezze)
Capitolo chiuso invece per quanto riguarda l’OPA di UniCredit su Banco BPM. Lo ha confermato lo stesso AD di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo: “per noi il capitolo è chiuso” su Banco BPM, perché “l’azionariato è cambiato, notiamo dall’esterno che esiste un azionista che de facto ha il controllo relativo e quindi la possibilità di valutare un’operazione in questa situazione e il valore in cui sono rispetto a noi non la rende più attraente“.
Dopo il lancio dell’offerta, il 18 aprile 2025, il Governo aveva esercitato il Golden Power, determinando il ritiro dell’OPA a luglio dello stesso anno. UniCredit ha reagito presentando ricorso al TAR del Lazio, e successivamente, il 10 novembre 2025, la vicenda è stata portata davanti al Consiglio di Stato.
“Avevamo stoppato la strategia di crescita organica e da luglio l’abbiamo ripresa, e siamo abbastanza ottimisti e che andiamo avanti” ha aggiunto. “Non vuol dire che non faremmo qualcosa di strategico in Italia se si presentasse e infatti il ricorso al Consiglio di Stato serve a eliminare questa incertezza, ma sempre secondo i nostri criteri“.
Banco BPM tra fusioni e operazioni: gli effetti per i possessori di certificati
Fusioni e operazioni straordinarie rappresentano generalmente segnali positivi per investitori e possessori di certificati. Nel caso di Banco BPM, un eventuale ingresso nella SGR di Miria Holding potrebbe rafforzare la banca non solo sul piano patrimoniale, ma anche strategico, con ricadute favorevoli sui certificati collegati al capitale di Piazza Meda.
Analogamente, un’eventuale fusione con Crédit Agricole (oggi già azionista con il 20% e potenzialmente pronta ad aumentare la propria quota) potrebbe creare effetti positivi sul titolo. Tuttavia, l’incremento della partecipazione comporta anche sfide di governance che gli investitori dovranno tenere in considerazione. Lo stesso vale per la chiusura dell’OPA di UniCredit, che, sì, elimina una fonte immediata di pressione sul titolo, ma non dissolve le incertezze derivanti dalle prossime mosse degli azionisti internazionali.
In questo scenario, chi detiene certificati dovrà seguire con attenzione l’evoluzione delle quote azionarie, le possibili fusioni e le decisioni strategiche della banca, poiché ciascuno di questi fattori può influire sia sul prezzo dei certificati sia sul rendimento atteso.
