BCE verso l’ok all’aumento della quota di Crédit Agricole in Banco BPM

BCE verso il via libera all’aumento della quota di partecipazione di Crédit Agricole in Banco BPM. La Banca centrale europea sarebbe ormai vicina a dare l’ok all’istituto francese per superare l’attuale soglia del 20% nel capitale di Banco BPM. Ma con una serie di paletti.

Crédit Agricole verso l’aumento della quota in Banco BPM (ma con paletti BCE)

Facciamo un passo indietro: era lo scorso luglio quando Crédit Agricole aveva fatto domanda alla BCE di ampliare la sua partecipazione in Banco BPM, ad oggi al 19,8%, con l’obiettivo di andare oltre la soglia del 20%, in modo da qualificare la sua partecipazione “nell’ambito del concetto di influenza significativa”. Con l’eventuale ok dell’Eurotower, la Banque Verte potrà aumentare le quote dentro Piazza Meda, e arrivare addirittura al 29,9% del capitale, appena sotto la soglia che darà avvio all’OPA non appena entrerà in vigore la riforma del TUF.

Secondo alcune indiscrezioni, la crescita del gruppo francese in Banco BPM potrebbe avvenire in due fasi: una prima fase fino al 24,9%, seguita dal raggiungimento del 29,9% quando sarà effettiva la nuova soglia normativa. Un percorso che punta a posizionare Crédit Agricole come azionista sempre più influente in vista dell’assemblea di aprile, chiamata ad approvare il bilancio 2025 e a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. In pratica, il primo test sui rapporti con Parigi.

C’è da dire che l’Eurotower non sembra intenzionata a concedere un via libera senza condizioni. Francoforte avrebbe infatti inserito alcune raccomandazioni per Crédit Agricole mirate soprattutto sul fronte della governance. La prescrizione più rilevante riguarda il numero massimo di consiglieri esprimibili da Parigi: sette su quindici, secondo quanto riportato dall’ANSA

In questo modo, l’azionista francese non potrà ottenere la maggioranza nel CdA e, di conseguenza, il controllo effettivo della banca, evitando così un’acquisizione di fatto dell’istituto italiano e per contenere eventuali conflitti di interesse, considerata la sovrapposizione territoriale e settoriale tra i due gruppi.

Crédit Agricole, riemerge l’ipotesi OPA su Banco BPM

Al momento, però, la Banque Verte preferisce tenere le carte coperte sulle mosse future, mantenendo una linea di cautela: pur lasciando aperta la possibilità di valutare operazioni straordinarie con Banco BPM, ha sempre escluso l’intenzione di assumere il controllo o di esercitare direzione e coordinamento sull’istituto italiano.

Anche nel comunicato di luglio Crédit Agricole ha ribadito che “non intende acquisire o esercitare il controllo su Banco BPM” e che “manterrà la propria partecipazione al di sotto della soglia di offerta pubblica obbligatoria“, La banca ha inoltre precisato che il superamento della soglia del 20%, è ricondotto a esigenze contabili, ossia di contabilizzare la partecipazione “con il metodo del patrimonio netto“.

Del resto, lo stesso Castagna aveva ricordato a dicembre, durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, che Crédit Agricole “non ha manifestato né alla BCE né alla banca, né a livello istituzionale, alcuna volontà di acquisizione” di Banco BPM. Tuttavia, è inevitabile che la crescita della partecipazione comporti la richiesta di una rappresentanza in CdA proporzionata al nuovo peso azionario.

E qui si aprono due possibili scenari: la presentazione di una lista di minoranza, con cui ottenere fino a tre seggi nel consiglio oltre alla presidenza del collegio sindacale e del comitato rischi, oppure il sostegno di una lista del consiglio uscente, negoziando in cambio una rappresentanza nel board proporzionata alla quota azionaria detenuta.

Crédit Agricole in Banco BPM: le conseguenze per i possessori di certificati

In attesa del via libera della BCE (per gli analisti ormai quasi scontato) è utile chiarire alcuni aspetti legati alla crescita della partecipazione di Crédit Agricole in Banco BPM e alle possibili conseguenze per investitori e detentori di certificati collegati alla banca.

Se le indiscrezioni sull’aumento della quota francese fino al 29,9% dovessero confermarsi, pur senza comportare un controllo effettivo, Crédit Agricole potrebbe comunque influenzare la governance e le strategie operative dell’istituto italiano: tutti fattori che potrebbero riflettersi sul prezzo dei certificati e sulla loro volatilità.

Nel caso remoto (e controverso) in cui la banca francese decidesse di lanciare un’OPA su Banco BPM, anche alla luce delle nuove disposizioni della riforma TUF, potrebbe ripetersi uno scenario simile a quello osservato con Mediobanca e MPS sul fronte dei certificati. Va detto però che una fusione potrebbe aumentare il valore degli strumenti finanziari, vista la maggiore solidità patrimoniale della nuova realtà bancaria che nascerebbe dall’operazione.

In sintesi, anche senza un’OPA o un cambio di controllo, i possessori di strumenti derivati o certificati dovranno seguire con attenzione le mosse strategiche di Crédit Agricole e le decisioni del board, perché potrebbero avere impatti significativi sul valore dei loro strumenti.

Show Comments (0) Hide Comments (0)
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *