BCE, banche europee e italiane sempre più resilienti e capitalizzate

Il settore bancario nell’Unione Europea è sempre più solido. A confermarlo è la Banca Centrale Europea (BCE), che, in una serie di report, ha evidenziato un rafforzamento complessivo del settore tra crediti, redditività e guidance, con un miglioramento particolarmente significativo in Italia.

Banche europee sempre più solide: il report BCE su attivi e crediti

Nel suo ultimo report sui dati bancari consolidati relativi alla fine di giugno 2025, che analizza i dati di 337 gruppi bancari e 2.311 enti creditizi autonomi, oltre a filiali e controllate di paesi terzi operanti nell’UE (coprendo quasi il 100% del bilancio del settore bancario europeo), la Banca Centrale Europea evidenzia un rafforzamento del settore creditizio, con una crescita del totale attivo a fronte di crediti deteriorati stabili.

Secondo la BCE, le attività complessive delle istituzioni di credito con sede nell’UE sono aumentate dell’1,75%, passando da 32,70 trilioni di euro a giugno 2024 a 33,27 trilioni a giugno 2025. Nello stesso periodo, la qualità degli attivi è rimasta solida: il rapporto dei crediti deteriorati (non-performing loans) si è mantenuto invariato all’1,96%, confermando il livello dell’anno precedente.

Sul fronte della redditività e della solidità patrimoniale, le banche europee hanno registrato un ritorno sul capitale (return on equity) del 5,06% a giugno 2025, mentre l’indice Common Equity Tier 1 ha raggiunto il 16,42%, a testimonianza di una stabilità complessiva del settore.

BCE, dal report SREP ulteriore conferma della solidità delle banche

Ulteriore conferma della solidità del sistema arriva inoltre dal report aggregato del processo di revisione e valutazione prudenziale (SREP), un’analisi dettagliata su capitale, liquidità, redditività, guidance e gestione del rischio di oltre 105 banche.

Partendo dal capitale, i requisiti patrimoniali complessivi CET1 e le linee guida del Pilastro 2 per il 2026 risultano sostanzialmente stabili per la BCE: il CET1 rimane all’11,2%, mentre il requisito del Pilastro 2 all’1,2%. Il CET1 medio ponderato (il capitale di qualità più elevata) si attesta al 16,1% delle attività ponderate per il rischio, con il Credem tra le prime tre banche europee per solidità patrimoniale.

Per quanto riguarda la guidance, quella non vincolante del Pilastro 2 per il prossimo anno scende leggermente dall’1,3% all’1,1%. Mentre sul fronte della redditività, il comparto bancario mostra un ritorno sul capitale (ROE) al 10,1%, sostenuto da un margine di interesse netto robusto e da commissioni nette in crescita. Anche la qualità degli asset resta solida, con i crediti deteriorati fermi all’1,9% del totale.

BCE, cresce la forza delle banche italiane nel panorama europeo

Sono tutti dati che confermano dunque la solidità del sistema bancario europeo, con l’Italia ben posizionata grazie alle sue principali banche, tutte considerate solide sia dalla Banca d’Italia sia dalla BCE. In particolare, sul fronte dei requisiti patrimoniali 2026, noti come Pillar 2 Requirements (P2R), fissati sulla base dei rischi non coperti dai requisiti obbligatori comuni (Pillar 1), emerge che le banche italiane risultano generalmente poco rischiose.

Tra le più solide, Credem registra un requisito dell’1,25%, Banca Mediolanum dell’1,50%, Intesa Sanpaolo dell’1,65%, mentre Unicredit e FinecoBank si attestano al 2%. Valori più elevati sono stati fissati per Banco BPM, Cassa Centrale e Iccrea (2,25%), Bper (2,40%) e MPS (2,5%). Per intenderci, più basso è il requisito, minori sono i rischi individuati dalla BCE.

Il quadro positivo è inoltre certificato anche dai risultati economici: secondo il recente report di Value Partners, le prime sette banche italiane (le Magnifiche 7) hanno chiuso i primi tre trimestri del 2025 con utili aggregati pari a 21,6 miliardi di euro, in crescita del 9% rispetto ai 19,8 miliardi dello stesso periodo 2024.

Nel dettaglio, Unicredit guida la classifica degli utili con 8,75 miliardi (+13%), seguita da Intesa Sanpaolo con 7,6 miliardi (+6%). Bene anche Banco Bpm (1,5 miliardi, +18%), Bper (1,33 miliardi, +17%) e Popolare di Sondrio (513 milioni, +19%). Mps registra invece un calo del 13%, attestandosi a 1,37 miliardi, mentre Credem sale a 506 milioni (+4%).

BCE e banche italiane resilienti: benefici anche per i possessori di certificati

Requisiti patrimoniali robusti, capitalizzazione elevata e ridotto rischio di default: insomma, uno scenario ottimo non solo per le banche ma anche per chi detiene certificati di investimento legati a queste ultime.

In particolare, per i certificati legati alle principali banche italiane (come Credem, Intesa Sanpaolo e Unicredit) i dati della BCE confermano la loro affidabilità e ridotta esposizione alla volatilità legata al rischio emittente. Allo stesso tempo, i margini di interesse netti in crescita e la solidità della redditività suggeriscono condizioni più favorevoli per nuovi strumenti e un rendimento potenzialmente più stabile per gli investitori già in portafoglio. Anche la qualità degli attivi gioca un ruolo chiave: con i crediti deteriorati contenuti, le esposizioni a insolvenze rimangono limitate, rafforzando ulteriormente la sicurezza dei prodotti strutturati.

In sintesi, chi investe in certificati bancari può guardare con maggiore fiducia al futuro, approfittando di un contesto di stabilità e resilienza senza precedenti nel panorama europeo.

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