Domani la BCE tornerà a confrontarsi con il delicato tema dei tassi di interesse: il Comitato dovrà decidere se procedere finalmente a un taglio, seguendo l’esempio della Federal Reserve fino a dicembre, oppure mantenere la politica dei tassi fermi, adottata dall’istituto di Francoforte fin da giugno.
BCE tra inflazione, PIL e cambio euro-dollaro: la situazione a febbraio
Centrale nella prossima mossa della BCE sarà il dato dell’inflazione, da sempre considerato l’indicatore principe per la valutazione di eventuali tagli ai tassi di interesse. E a giudicare dalle ultime stime di Eurostat, l’inflazione annua nell’Eurozona non risulta particolarmente allarmante.
Rispetto a USA e Australia, l’inflazione a Eurolandia si mantiene attorno all’ideale target del 2%: a dicembre è scesa a circa 1,9%, (-0,2% rispetto al mese prima). Anche le aspettative di inflazione, misurate tramite gli inflation rate swap 5y5y, riflettono una situazione stabile: erano scese a 2,05% a fine dicembre, appena sopra il target, per risalire rapidamente a circa 2,15%, il livello più alto dall’inizio di luglio.
Un altro elemento da osservare, pur non decisivo, è la crescita economica. Nel quarto trimestre del 2025, il PIL dell’Eurozona è aumentato dello 0,3% su base trimestrale, lievemente al di sopra delle attese, mentre la crescita annua si è attestata tra +1,3% e +1,5% secondo le stime preliminari di Eurostat. Un quadro tutto sommato positivo, se si considera il contesto sfidante dell’ultimo anno, segnato da dazi e tensioni geopolitiche in Groenlandia
Infine, altro fattore da monitorare è l’andamento dell’euro rispetto al dollaro. La moneta unica, che nei giorni scorsi aveva superato quota 1,20 USD, è scesa sotto 1,18 USD, restando oltre le previsioni di Francoforte ma senza costituire un problema rilevante per la BCE.
Mercati in attesa: la BCE manterrà i tassi o taglierà?
Se si guardano tutti questi dati, appare difficile che la BCE decida domani un taglio dei tassi di interesse, confermando quindi i livelli fissati a giugno 2025: 2% per i depositi delle banche, 2,15% per le operazioni di rifinanziamento e 2,40% per le operazioni marginali.
Anche i mercati sembrano scommettere su una nuova pausa: la numero 5 da giugno 2025: secondo ECBWatch, oltre il 2% è per una pausa a febbraio. Da marzo in poi le probabilità di un intervento aumentano, anche se non di molto: i mercati monetari prezzano meno del 12% di possibilità di un nuovo taglio nella riunione primaverile, salendo fino al 36% entro ottobre. La linea della banca centrale sarebbe infatti quella di uno stop per tutto l’anno, come già indicato nei mesi scorsi.
Tra l’altro diverse grandi banche, tra cui Goldman Sachs, non si aspettano altri tagli nel 2026. Stesso parere anche da MFS IM, secondo cui i tassi rimarranno probabilmente invariati per il resto dell’anno, “a meno che non si verifichi un nuovo shock”.
Cioè eventuali variazioni dovute da circostanze straordinarie, come l’andamento dell’euro. Il governatore austriaco Martin Kocher ha sottolineato che un apprezzamento significativo e persistente della moneta unica potrebbe avere effetti sull’inflazione, rendendo necessario un taglio dei tassi.
Di contro, istituti come Bank of America e Allianz ritengono possibile una riduzione dei tassi a marzo. In particolare, Allianz Global Investors sottolinea che, considerando crescita e inflazione insieme al “raffreddamento delle tensioni commerciali tra Usa ed Europa”, non emergono segnali di urgenza per modificare l’attuale politica sui tassi. “Tuttavia”, precisa la società, “un taglio preventivo è possibile e giustificato, e la riunione di marzo potrebbe rappresentare l’occasione per un intervento”.
BCE ferma sui tassi: cosa significa per i possessori di certificati
In sintesi, lo scenario odierno della politica dei tassi BCE appare all’insegna della stabilità, il che è una notizia positiva per investitori e possessori di certificati di investimento.
Se i tassi resteranno invariati (ricordiamo: 2% per i depositi, 2,15% per le operazioni di rifinanziamento e 2,40% per le operazioni marginali) i certificati legati ai tassi europei continueranno a offrire rendimenti simili agli attuali, senza benefici immediati derivanti da eventuali tagli. Allo stesso tempo, con un’inflazione prevista stabile attorno al 2,15%, i certificati indicizzati all’inflazione dovrebbero mantenere performance coerenti con i livelli correnti.
Un elemento da monitorare resta però il cambio EUR-USD: la moneta unica è scesa sotto 1,18 USD, e un eventuale apprezzamento persistente verso 1,25 USD potrebbe influire sia sul valore dei certificati in valuta estera sia su quelli legati ai tassi futuri. Infine, eventuali shock economici o interventi straordinari in primavera potrebbero avere un impatto sui prodotti più sensibili, anche se i mercati prezzano probabilità molto basse di tagli fino a ottobre 2026.


