BCE, taglio ai tassi in bilico: Schnabel apre alla possibilità di un rialzo

Si avvicina l’appuntamento di fine 2025 per la Banca Centrale Europea: il 18 dicembre il board si riunirà per decidere se mantenere i tassi al 2% o procedere a un leggero taglio. Per il futuro, tuttavia, non sono escluse mosse inattese, come un rialzo dei tassi dopo anni di riduzioni progressive, ipotizzato da uno dei falchi della BCE, Isabel Schnabel.

BCE, tassi verso il rialzo secondo Schnabel

Breve sunto della situazione: tra settembre 2023 e giugno 2025 la Banca Centrale Europea (BCE) ha progressivamente ridotto il costo del denaro, portandolo dal 4,5% fino all’attuale 2%, livello che è rimasto stabile negli ultimi mesi. E che probabilmente rimarrà tale anche nei prossimi, visto che i mercati finanziari sembrano ormai scommettere su un periodo prolungato di stabilità dei tassi, con probabilità superiori al 90% che i livelli attuali vengano mantenuti nella prossima riunione di dicembre.

Di contro le probabilità di un aumento nella prossima riunione sono al 10%, percentuale che sale al 25% per quanto riguarda un rialzo di 25 punti entro dicembre 2026. E proprio al rialzo dei tassi guarda Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della BCE, che ha lanciato recentemente un messaggio inatteso.

Falco tedesco del board, Schnabel in un’intervista ha raccontato di essere convinta che i mercati stiano scommettendo su un prossimo aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea. “Si aspettano che il prossimo movimento dei tassi sarà un aumento, anche se non in tempi brevi. E sono piuttosto a mio agio con queste aspettative.“. Tra l’altro ha aggiunto che le nuove proiezioni di crescita potrebbero essere riviste al rialzo durante la riunione di dicembre, in cui gli analisti prevedono che il tasso sui depositi rimarrà al 2% per la quarta volta consecutiva. In effetti, Schnabel è il primo membro della BCE a chiarire con nettezza che i costi di indebitamento non sono semplicemente “in una buona posizione” (come più volte affermato dalla presidente Christine Lagarde) ma hanno raggiunto un limite minimo, suggerendo che in futuro potrebbero risalire.

Una visione che contrasta con quella di diversi altri membri del consiglio BCE, che ritengono che il prossimo passo dell’istituto potrebbe andare in entrambe le direzioni, e non solo verso un taglio, come già stanno puntando le omologhe statunitense e britannica, che continuano a ridurre i tassi mentre affrontano un’inflazione ancora più rigida. Alcuni esponenti del board non escludono addirittura la possibilità di ulteriori tagli, oltre agli otto già attuati finora, naturalmente a condizione che i dati economici lo rendano necessario.

Inflazione Eurozona, per Schnabel in buona posizione ma servizi a rischio

In linea con le previsioni di poco tempo fa, l’inflazione dell’Eurozona registrata per il mese di novembre si attesta in lieve aumento. Secondo le stime preliminari di Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,1% rispetto a ottobre, raggiungendo il 2,2% contro il 2,1% del mese precedente. Sul fronte dei singoli Paesi membri, la Germania registra un aumento più marcato, con l’inflazione al 2,6% (+0,3 punti percentuali), mentre in Francia l’indice resta stabile all’0,8%. Lieve calo in Spagna (3,1%, -0,1) e in Italia (1,1%, -0,2).

A spingere l’inflazione verso l’alto sono stati principalmente i servizi (3,5%, rispetto al 3,4% di ottobre) e l’energia (-0,5%, contro il -0,9% di ottobre). Restano stabili, invece, i prezzi di generi alimentari, alcol e tabacco (2,5%) e dei beni industriali non energetici (0,6%).

In sostanza, si tratta di dati abbastanza positivi, in quanto si avvicinano al target del 2% fissato dalla BCE. La stessa Schnabel conferma che l’inflazione “sia in una buona posizione” al momento, sottolineando però che i prezzi dei servizi restano la sfida “più importante”, spinti in gran parte dall’aumento dei salari.

Al contempo, la pressione al ribasso sui beni, legata a un euro più forte, a un’energia meno costosa e a un possibile spostamento degli scambi commerciali dalla Cina, è risultata più contenuta del previsto. “Questo significa che il calo dell’inflazione di fondo si è interrotto in un contesto di ripresa economica, con l’output gap in diminuzione e la politica fiscale in espansione, tutti fattori naturalmente inflazionistici”, ha spiegato Schnabel, sottolineando come tutta la situazione andrà monitorata “con grande attenzione”.

BCE, curva dei rendimenti al rialzo: segnali di volatilità sui titoli di Stato

Passando al bilancio della BCE, Schnabel ha spiegato che il processo di riduzione dei titoli in scadenza procede “senza intoppi”, con i tassi del mercato monetario stabili, segnale che la liquidità in eccesso resta ancora abbondante. Una situazione che contrasta con quella degli Stati Uniti, dove la Federal Reserve ha interrotto la riduzione del suo bilancio nel corso del mese.

Proprio al riguardo dei titoli BCE, la situazione non è del tutto tranquilla. L’ultimo rapporto di Stabilità finanziaria evidenzia un’impennata della curva dei rendimenti, cioè quella che confronta i titoli a breve termine (come quelli a due anni) con quelli a lungo termine (fino a 30 anni). Per capirsi meglio, i rendimenti dei bond che scadono più in là nel tempo sono saliti nonostante i tagli dei tassi della BCE.

L’inasprimento della curva riflette le aspettative sui bilanci dei principali Paesi europei e indica la futura necessità dei governi di emettere debito. La BCE sottolinea che, a prescindere dai percorsi di ciascun Paese, “i disavanzi dell’area euro sono destinati ad aumentare nei prossimi anni“, ossia si prevede che i conti pubblici peggioreranno.

Al momento, la liquidità sui titoli di Stato europei non è mai mancata. Tuttavia, un aumento della percezione del rischio su singoli Paesi potrebbe far crescere ulteriormente i tassi a lungo termine, con gli investitori che potrebbero ridurre l’esposizione sia sui titoli a 30 anni, sia su quelli a breve, preferendo rischiare meno.

Rialzo dei tassi e nuovi rendimenti: cosa cambia per i possessori di certificati

Il possibile rialzo dei tassi da parte della BCE e l’andamento dei rendimenti: questi sono i due punti a cui investitori e possessori di certificati dovrebbero fare attenzione.

Innanzitutto, un aumento dei costi di indebitamento potrebbe comportare rendimenti più elevati per i nuovi certificati emessi. Allo stesso tempo, però, potrebbe ridurre il valore di mercato dei certificati esistenti legati a tassi fissi, che diventano meno competitivi rispetto ai nuovi strumenti con rendimenti maggiori.

Inoltre, l’impennata della curva dei rendimenti e la crescente incertezza sui disavanzi pubblici possono aumentare la volatilità dei prezzi e dei premi di rischio dei certificati indicizzati a titoli di Stato o a tassi variabili.

Per questo motivo, gli investitori dovranno valutare con cura durata, scadenza e indice di riferimento, bilanciando il potenziale incremento dei rendimenti con i rischi derivanti dalle oscillazioni di mercato e dalla stabilità dei Paesi emittenti.

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  1. […] di un rialzo dei tassi non appare del tutto improbabile: negli ultimi giorni, le osservazioni di Isabel Schnabel, membro del consiglio di amministrazione, e del capo economista Philip Lane, insieme alle […]

  2. […] mesi scorsi, non erano mancati segnali più cauti da alcuni membri del Consiglio direttivo, tra cui Isabelle Schnabel, esponente di primo piano dell’ala più rigorista di Francoforte, che aveva riferito […]