“Non ci vincoliamo ad alcun percorso predeterminato sui tassi“. Con queste parole la presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde, ha riaffermato la linea della flessibilità che guiderà la politica monetaria dell’Eurotower nei prossimi mesi.
Lagarde: con tassi al 2%, BCE in buona posizione
In un’intervista concessa a MTV Finlandia, emittente televisiva privata del Paese nordico, Lagarde ha spiegato che con l’attuale tasso sui depositi al 2%, la BCE si trova “in una buona posizione per aspettare e verificare quali saranno gli sviluppi economici“.
A pesare oggi sulla crescita e sullo sviluppo economico dell’Eurozona sono soprattutto due fattori: l’inflazione, ancora sopra l’ideale 2%, e i dazi commerciali degli Stati Uniti. Se da un lato, per una serie di fattori, i rischi dei dazi risultano più bilanciati rispetto ai mesi scorsi, quelli invece relativi all’inflazione rimangono oggi bivalenti.
La stessa Lagarde, durante un precedente intervento a una conferenza a Helsinki, aveva ribadito che in questa situazione di incertezza con tassi di interesse al 2% la BCE “dispone di margini per rispondere se i rischi sull’inflazione dovessero cambiare o se dovessero emergere nuovi shock”.
Pur riconoscendo che l’Eurozona ha dimostrato “più resilienza del previsto” negli ultimi anni, la presidente ha precisato che la crescita non è ancora tornata al suo pieno potenziale. Da qui l’appello: “ci serve la crescita ma ci serve la produttività. E dobbiamo concentrare i nostri sforzi e le nostre energie sulla produttività“.
Lane conferma: nessun automatismo, ma niente rialzi all’orizzonte
A prescindere, l’indirizzo della Banca centrale è quello: non vincolarsi ad alcun percorso predeterminato sui tassi, come ha ribadito anche il capo economista della BCE, Philip Lane, nel suo intervento di apertura alla conferenza annuale sulla politica monetaria.
Tra l’altro, durante il discorso Lane ha di fatto escluso eventuali aumenti dei tassi nei prossimi mesi. Al massimo, le strade sono due: mantenere i tassi fermi al livello attuale del 2%. Oppure apportare ulteriori tagli, nel caso in cui i rischi di inflazione sotto-target dovessero aumentare.
In effetti, stando alle proiezioni della BCE pubblicate lo scorso mese, l’inflazione è attesa in calo nei prossimi anni: 2,1% nel 2025, 1,7% nel 2026 e 1,9% nel 2027. Per due anni consecutivi, dunque, l’inflazione sarà al di sotto dell’obiettivo del 2%.
Sono deviazioni che, secondo Lane, “richiedono un esame attento“. Per questo nelle prossime settimane e mesi la BCE analizzerà attentamente tutti i nuovi dati e indicatori “per determinare la linea monetaria appropriata, senza vincolarsi a un percorso predeterminato”.
BCE sotto il segno della flessibilità: vantaggi e svantaggi per certificate
La BCE sotto la guida della Lagarde conferma ancora una volta una politica improntata sulla flessibilità. Un approccio che per gli investitori e i possessori di certificate legati a tassi di interesse e mercati obbligazionari comporta sia vantaggi sia rischi.
Ad esempio, con i tassi fermi al 2% e nessun rialzo previsto nel breve periodo, i certificate indicizzati ai tassi di riferimento possono mantenere un rendimento stabile, senza subire variazioni dovute a eventuali aumenti dei tassi.
Però le previsioni indicano un’inflazione sotto il target del 2% per i prossimi due anni, il che potrebbe tradursi in performance inferiori alle attese per i certificate legati all’inflazione o a strumenti di protezione dall’aumento dei prezzi.
Proprio per questo, gli investitori dovranno monitorare attentamente i dati macroeconomici e le comunicazioni della BCE: eventuali shock economici o cambiamenti nei rischi inflattivi potrebbero modificare rapidamente le strategie monetarie e, di conseguenza, influenzare valore e rendimento dei certificate.
