BCG: commercio globale verso un assetto multinodale (e dalla crescita stabile)

Nonostante conflitti, turbolenze economiche e dazi, il commercio globale di beni è destinato a crescere a un ritmo moderato nei prossimi anni. A sostenerlo è l’ultimo report del Center for Geopolitics di Boston Consulting Group (BCG), secondo cui gli scambi raggiungeranno livelli comunque più alti rispetto a quelli attuali, pur in un contesto di profonda riorganizzazione delle rotte commerciali e delle relazioni tra Paesi.

BCG, il futuro del commercio mondiale è un patchwork multinodale

Trade in Transition: How to Prepare for a Patchwork World Order”: il titolo dell’ultimo report di BCG già mette in chiaro quale sarà la tendenza che gli analisti della società di consulenza prevedono per i prossimi anni: un commercio globale che non si riduce, ma si trasforma.

Basato sul Global Trade Model di BCG, che simula l’andamento dei flussi bilaterali di beni su un orizzonte decennale, lo studio individua quattro possibili configurazioni future dell’ordine commerciale mondiale. Tra i più accreditati, quello di un patchwork commerciale multinodale, dove gli scambi si concentrano intorno a quattro poli principali: Stati Uniti, Cina, Paesi plurilaterali e BRICS+ (esclusa la Cina).

Da tempo si parla della fine del bipolarismo e dell’emergere di un mondo multipolare, o meglio multinodale per quanto riguarda il commercio. Anche la stessa Mattia Rodriquez, Managing Director e Partner di BCG, sottolinea come il sistema commerciale sia ormai “sempre più multipolare e frammentato, che impone di trovare un nuovo equilibrio tra l’uso strategico delle leve economiche e commerciali e la difesa di un sistema di scambi fondato su regole condivise“.

E in questo nuovo scenario, la domanda è inevitabile: chi ne trarrà vantaggio?

Stati Uniti e Cina tra dazi e opportunità con i BRICS+

Nel quadro di questo patchwork commerciale multinodale, così come delineato da BCG, la quota degli Stati Uniti nel commercio globale di beni è destinata a ridursi, “poiché il paese mantiene il suo focus America First, che privilegia la produzione interna rispetto alle importazioni”. Un calo che riflette anche l’aumento di dazi e altre barriere commerciali: secondo BCG, la percentuale delle importazioni statunitensi soggette a tariffe è infatti salita dal 13% al 61% a partire da gennaio 2025.

Ma una crescita più lenta degli scambi non significa necessariamente un rallentamento del PIL, se bilanciata da un rafforzamento dei consumi e della produzione interna. In questo scenario, il commercio bilaterale degli Stati Uniti con i Paesi BRICS+ (esclusa la Cina) e con i Paesi plurilaterali è previsto crescere solo dell’1,5% annuo, mentre gli scambi con la Cina continuerebbero a contrarsi, con un calo stimato del 4,5%, confermando una tendenza già in atto negli ultimi anni.

Proprio la Cina continuerà a espandere i propri scambi, consolidando il ruolo di principale partner commerciale del Sud Globale. A tal riguardo, la crescita del commercio cinese con questi Paesi sarà sostenuta dal crescente fabbisogno di energia, prodotti alimentari e input industriali, oltre che dalla ricerca di nuovi mercati per i beni manifatturieri. Secondo BCG, la Cina registrerà un tasso di crescita medio annuo particolarmente robusto, pari al 5,5% nei rapporti con gli altri Paesi BRICS+ nel prossimo decennio e al 3% negli scambi con il resto del mondo.

BRICS+ e Paesi plurilaterali al centro della nuova mappa commerciale

Passando ai Paesi BRICS+, il gruppo di Paesi che comprende in primis Brasile, Russia, India e Sudafrica (Cina esclusa in quest’analisi), queste economie continueranno ad ampliare le proprie relazioni commerciali sia con il Sud Globale sia con la Cina stessa. E questo perché stanno puntando sulla cooperazione commerciale come leva di crescita, pur seguendo strategie differenti, “con alcuni che negoziano accordi con altri gruppi e altri no“. Nel quadro delineato dal report, i BRICS+ (senza C) registrerebbero una crescita media annua degli scambi del 3% con il resto del mondo, con una dinamica interna al gruppo sostanzialmente equilibrata.

Guardando ai Paesi plurilaterali, un gruppo che comprende tutti gli Stati membri dell’UE, i quattro Paesi europei dell’Associazione Europea di Libero Scambio, gli undici membri originari del CPTPP, oltre a Regno Unito, Corea del Sud e altre economie orientate al libero scambio come Costa Rica e Marocco, si prevede un rafforzamento dei legami reciproci.

Come? Secondo gli analisti, questi Paesi “potrebbero approfondire le relazioni tra loro, con un CAGR del 3% nel prossimo decennio, abbassando le barriere commerciali e cercando di diversificare lontano da Stati Uniti e Cina.” A sua volta, gli scambi con le economie BRICS+ crescerebbero mediamente del 2,5% annuo, mentre quelli con il resto del mondo si attesterebbero intorno al 3%.

Multinodalità e diversificazione: cosa cambia per i possessori di certificati

Uno scenario globale più frammentato ma ancora in crescita, multinodale e non necessariamente interdipendente: è questo il quadro delineato da BCG, un assetto tutt’altro che semplice soprattutto per investitori e possessori di certificati.

Con l’affermarsi di un sistema commerciale sempre più policentrico, la centralità dei singoli blocchi economici è destinata ad attenuarsi, il che rende più rilevante l’esposizione a panieri geografici diversificati piuttosto che a singoli Paesi. A tal riguardo, i certificati legati a indici globali, mercati emergenti o strategie multi-asset potrebbero beneficiare di una crescita degli scambi più diffusa, in particolare nei nodi destinati a rafforzarsi come Cina, BRICS+ e Paesi plurilaterali.

Di contro, le strutture fortemente concentrate su aree esposte a dazi, tensioni geopolitiche o politiche industriali protezionistiche rischiano di risultare più vulnerabili a fasi di maggiore volatilità. Proprio per questo, assumono un ruolo sempre più centrale le componenti difensive dei certificati (dalle barriere ai meccanismi di protezione del capitale, fino ai flussi cedolari, tutte chiamate a mitigare l’impatto di un commercio globale meno lineare e sempre più sensibile alle riconfigurazioni delle catene del valore.

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