BNP Paribas nel mirino della giustizia USA: possibili risarcimenti miliardari all’orizzonte

Dramma per il colosso francese BNP Paribas, che a seguito di una sentenza sfavorevole rischia di dover provvedere a risarcimenti dell’ordine di miliardi e miliardi di dollari.

BNP Paribas condannata negli Stati Uniti

Dagli Stati Uniti arriva per BNP Paribas una condanna destinata a lasciare il segno: una giuria di New York ha ritenuto la banca francese responsabile di aver sostenuto il regime di Omar al-Bashir in Sudan.

Per chi non lo sapesse, Omar al-Bashir, militare e politico sudanese, ha guidato il paese per diversi anni fino a quando non è stato deposto con un colpo di stato militare nel 2019. Dal 2009 pende nei suoi confronti un mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale dell’Aia, che lo ha incriminato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità in relazione al conflitto in Darfur.

E cosa c’entra il colosso parigino? Secondo il tribunale americano, BNP Paribas avrebbe garantito sostegno finanziario al governo tra il 1997 e il 2011, violando le sanzioni imposte da Washington al regime, accusato di sostegno diretto al terrorismo e contribuendo così a foraggiare le violazioni dei diritti umani compiute nella regione occidentale del Darfur e in quella centrale dei Monti Nuba.

Accuse che il gruppo transalpino respinge da tempo. Tra l’altro, la stessa BNP Paribas ha chiarito che il verdetto riguarda solo tre querelanti e che sarà impugnato in appello. Anche se non si esclude l’eventuale ricorso al patteggiamento.

Il rischio di un risarcimento miliardario

Sullo sfondo del verdetto pesa però il possibile risarcimento a carico della banca, che secondo Bloomberg Intelligence potrebbe tradursi in un accordo oneroso. Al momento, il tribunale federale di Manhattan ha riconosciuto un risarcimento di 20,5 milioni di dollari a tre ex profughi sudanesi, oggi cittadini americani, vittime delle atrocità commesse in Darfur e nei Monti Nuba.

Il problema non è però questa cifra, gestibile per il colosso francese, ma il fatto che possa scattare una class action, con il coinvolgimento di migliaia di vittime. In caso di azione collettiva da parte dei circa 23.000 rifugiati sudanesi residenti negli Stati Uniti, la banca si ritroverebbe ad affrontare, secondo le stime più pessimistiche, fino a 150 miliardi di dollari di risarcimenti. Una cifra monstre anche per un gruppo internazionale come BNP Paribas, infatti non sorprende che le azioni della banca siano crollate.

A seguito della notizia, il titolo BNP Paribas è crollato lunedì 20 ottobre alla Borsa di Parigi, arrivando a perdere fino all’11%, e lasciando sul terreno oltre 7 miliardi di market cap.

Scenario incerto ma ipotetico per possessori di certificate

La situazione resta in divenire per la banca francese, che nonostante il crollo recente gode comunque di un titolo che mantiene da inizio anno un rialzo del 15,6%.

La stessa BNP ha confermato l’intenzione di ricorrere in appello, per cui c’è da aspettarsi che questa battaglia duri ancora qualche anno. A meno che non decida per il patteggiamento, come accaduto nel 2014, quando accettò di pagare quasi 9 miliardi di dollari per violazione degli embarghi negli Usa. Una decisione del genere inevitabilmente inciderebbe sulla redditività e sulla capacità di remunerare gli azionisti, visto che la banca dovrà accantonare dei fondi per far fronte a tale spesa.

È bene però sottolineare che al momento sono tutte ipotesi prive di fondamento. Per questo, consigliamo a investitori e possessori di certificate di monitorare attentamente le prossime mosse legali della banca e l’impatto sui bilanci trimestrali.

Indubbio è che l’incertezza legata a questa sentenza potrebbe mantenere il titolo sotto pressione per un periodo prolungato, complicando la valutazione del giusto prezzo delle azioni.

Show Comments (0) Hide Comments (0)
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *