Rendimenti in crescita e curva dei tassi sempre più ripida: sembra questo il futuro dei bond americani (e non solo) nei prossimi 12 mesi, un trend che potrebbe comportare opportunità e rischi per gli investitori.
Bond in rialzo e curva dei tassi in ripida ascesa
Lo “steepening” (ossia l’allargamento della distanza tra i rendimenti dei titoli con scadenza lontana e quelli a breve termine) è diventato uno dei tratti dominanti del mercato obbligazionario globale in questo 2025. In tutto l’Occidente (USA, Germania…) e anche in Oriente (Giappone) alcuni spread‑chiave (ad esempio tra titoli a 2 e 30 anni) si sono ampliati di diverse decine di punti base rispetto a fine 2024, segnalando una curva dei rendimenti in progressivo irrigidimento.
Gran parte di questa dinamica si spiega con un’eccessiva offerta di nuovo debito sovrano che non trova domanda sufficiente sul mercato secondario. A ciò si aggiunge anche il cosiddetto term premium, cioè la compensazione richiesta dagli investitori per mantenere titoli a lunga scadenza. Un fenomeno che cresce in presenza di politiche fiscali espansive, aumento del debito pubblico e, in diversi casi, di persistenti tensioni politiche.
Sul fronte dei rendimenti, il Treasury decennale è salito di oltre 4 punti base, toccando il 4,102%, mentre quello del trentennale ha registrato un aumento di più di 3 punti base, arrivando al 4,761%. A sua volta, il rendimento dei titoli decennali giapponesi ha raggiunto recentemente circa 1,92% (un livello che non si vedeva dal 2007) in scia alle speculazioni su un possibile aumento dei tassi da parte della Bank of Japan. Nel frattempo, il Bund tedesco si attesta attorno al 2,82‑2,83%, in attesa della prossima riunione della BCE.
Tutti questi valori restano comunque inferiori alle stime degli analisti di BNP Paribas, che prevedono per fine anno un decennale Usa al 4,50%, quello giapponese al 2,10% e il Bund tedesco al 3,10%.
Bond, Treasury USA in attesa di nuovi dati e riunione FED
Analizzando i singoli bond, negli Stati Uniti continua il rialzo dei titoli di Stato, giunti a nuovi massimi annuali. A influenzare i mercati sono soprattutto i dati macroeconomici più recenti, in particolare quelli sul mercato del lavoro. L’ADP ha infatti riportato un calo sorprendente delle buste paga private a novembre: le aziende hanno ridotto 32.000 posizioni, contro le 40.000 nuove assunzioni previste dagli economisti intervistati.
A questo si aggiunge l’attesa di un taglio dei tassi di interesse: quasi il 90% degli operatori prevede che la Fed allargherà la politica monetaria di un quarto di punto percentuale.
Secondo un report recente di ING, i principali fattori che potrebbero spingere ulteriormente i rendimenti obbligazionari statunitensi includono: l’imminente stimolo fiscale legato al cosiddetto “One Big Beautiful Bill”, eventuali tagli dei tassi della Fed per sostenere una crescita resiliente, e il più ampio slancio reflazionistico che si sta diffondendo ai rendimenti obbligazionari globali a lungo termine. Tutti elementi da monitorare attentamente in vista della decisione di politica monetaria prevista giovedì.
Bond, nuovo picco per i titoli giapponesi: focus su BoJ e Takaichi
Spostandoci sul Giappone, il rendimento dei titoli di Stato decennali ha raggiunto un picco inedito: il benchmark a 10 anni ha sfiorato l’1,94%, il livello più alto dal 2007. A sua volta, la valuta locale ha mostrato un rafforzamento: lo yen si è apprezzato dello 0,4% sul dollaro, oscillando attorno a circa 154‑155 yen per dollaro.
A premere anche in questo caso sono i recenti dati macroeconomici, con la spesa a ottobre scesa del 3,0% su base annua, contro le attese di un incremento dell’1,0%. E le crescenti aspettative che Bank of Japan (BoJ) decida un aumento dei tassi nel corso della riunione prevista per il 18‑19 dicembre.
Sul fronte delle politiche economiche, il governo guidato da Sanae Takaichi ha varato un pacchetto di stimolo da circa 135 miliardi di dollari, in gran parte finanziato con nuovo debito pubblico. Un’iniziativa che combina riduzioni fiscali e incentivi diretti alle famiglie, con l’obiettivo di stimolare la crescita dell’economia giapponese. Ma che fa temere il peggio per quanto riguarda la sostenibilità del debito giapponese, ormai pari al doppio del PIL: secondo Fitch Ratings, “un significativo allentamento della politica fiscale potrebbe soffocare qualsiasi miglioramento del rapporto debito/crescita del Giappone, mettendo a rischio il suo punteggio di credito sovrano”.
Spread tra Bund e BTP sotto osservazione
Nel caso europeo, la nuova svolta della politica fiscale in Germania implica un forte aumento dell’offerta netta di titoli di Stato. Secondo stime recenti, l’offerta netta di Bund potrebbe salire a 120‑130 miliardi di euro nel 2026, un livello significativamente superiore alla media annuale degli ultimi 25 anni.
Al contrario, i titoli di alcuni paesi periferici — come quelli dell’Italia e della Spagna — potrebbero beneficiare di una maggiore tolleranza al rischio che deriverebbe dal nuovo quadro europeo. In questo contesto, le proiezioni sui rendimenti dei BTP risultano meno penalizzanti rispetto al resto dell’Europa, complice la buona performance registrata nel 2025.
Sempre secondo gli analisti di BNP Paribas, lo spread tra BTP e Bund potrebbe scendere anche sotto i 60 punti base entro la prossima estate, stabilizzandosi su circa 65 punti base entro la fine del 2026.
Bond sotto pressione: cosa cambia per i possessori di certificati
L’attuale fenomeno dell’aumento dei rendimenti dei bond potrebbe comportare a investitori e possessori di certificati sia nuove opportunità che eventuali rischi. Ad esempio, i prodotti indicizzati ai rendimenti dei decennali o trentennali potrebbero beneficiare della crescita dei tassi, mentre quelli legati ai titoli a breve termine rischiano di soffrire maggiormente in caso di volatilità improvvisa.
Inoltre, l’allargamento degli spread tra Paesi core e periferici, come quello tra Bund e BTP, introduce un’ulteriore variabile: i certificati che replicano performance relative potrebbero offrire opportunità di guadagno, ma al contempo espongono gli investitori a rischi più elevati se gli spread si muovono rapidamente.
In sostanza, chi investe in certificati dovrà prestare maggiore attenzione alla composizione del portafoglio e alla duration dei sottostanti, bilanciando potenziale rendimento e volatilità per navigare un mercato obbligazionario in rapida evoluzione.
