Come Intesa Sanpaolo, anche BPER Banca archivia il 2025 con risultati solidi, superiori alla guidance fissata nel terzo trimestre dello scorso anno. Un quadro finanziario particolarmente favorevole, che consente all’istituto di proporre la distribuzione di dividendi complessivi per oltre un miliardo di euro.
BPER Banca supera le attese nel 2025: oltre 2,1 miliardi di utile
Dopo un anno definito dallo stesso amministratore delegato Gianni Franco Papa come “molto intenso […] caratterizzato da una costante instabilità del contesto geo-politico e macroeconomico“, ma anche da operazioni strategiche di successo come quella su Banca Popolare di Sondrio, BPER Banca chiude il 2025 con un risultato netto ordinario consolidato di 2.100,2 milioni di euro.
Nel dettaglio, il margine di interesse si attesta a 3.815,2 milioni di euro, mentre le commissioni nette raggiungono 2.405,4 milioni. Il totale dei proventi operativi netti sale così a 6.589,3 milioni di euro, superando nettamente la guidance indicata nei conti del terzo trimestre, fissata a 6,4 miliardi. Ottimi risultati anche per gli oneri operativi, che ammontano a 3.013,5 milioni di euro, con un cost/income ratio al 31 dicembre 2025 pari al 45,7%, migliore rispetto alla guidance che lo indicava sotto il 48%.
Da segnalare anche il costo del credito, che si colloca a 24 punti base, ben al di sotto della soglia di riferimento inferiore ai 35 punti base; e le rettifiche di valore su attività finanziarie al costo ammortizzato, pari a 314 milioni di euro.
Sul fronte patrimoniale, le attività finanziarie totali raggiungono 422,2 miliardi di euro, con la raccolta diretta da clientela a 168,7 miliardi, quella gestita a 81,9 miliardi, e quella amministrata a 147,7 miliardi di euro. Infine, i crediti netti verso la clientela si attestano a 128,7 miliardi di euro.
La qualità dell’attivo resta elevata: l’incidenza dei crediti deteriorati verso clientela si ferma al 2,1% a livello lordo, mentre il NPE ratio netto scende all’1,0%, confermando il rafforzamento del profilo di rischio del gruppo.
BPER Banca alza il payout e guarda al buyback
Sulla scia dei risultati particolarmente solidi dell’ultimo trimestre e di una robusta posizione patrimoniale, con un Common Equity Tier 1 ratio al 14,8% (in linea con la guidance fissata oltre il 14,5%) il consiglio di amministrazione di BPER Banca “ha approvato la proposta per la distribuzione di un dividendo unitario“ complessivo per 1.368 milioni di euro. Nel dettaglio, il dividendo proposto è pari a 0,65 euro per azione, di cui 0,55 euro da corrispondere in primavera, dopo l’acconto di 0,10 euro già riconosciuto a novembre. Il CdA si è inoltre riservato la possibilità di valutare un eventuale acconto sul dividendo relativo all’esercizio 2026.
Nel corso della presentazione dei risultati con gli analisti, l’AD Papa ha richiamato l’”eccezionale evoluzione dell’utile netto“ come leva per rafforzare la remunerazione degli azionisti. Il dividend payout è infatti passato dal 17,8% del 2021 al 60,6% del 2024, con 1,532 miliardi di euro di dividendi cumulati distribuiti tra il 2021 e il 2024, e potrebbe essere ulteriormente incrementato rispetto al 75% previsto per il 2025.
Non viene esclusa, inoltre, la possibilità di avviare un programma di acquisto di azioni proprie. “Ogni decisione sul buyback sarà assunta dal consiglio di amministrazione; in ogni caso, il derivato annunciato a ottobre fornisce una copertura rispetto a una potenziale operazione di riacquisto”, ha precisato Papa.
Sul fronte delle operazioni straordinarie, la banca sottolinea che le attività propedeutiche all’integrazione tra BPER e Banca Popolare di Sondrio sono in pieno svolgimento, con il completamento della fusione previsto entro la fine di aprile 2026.
BPER Banca, profilo rafforzato per i possessori di certificati
I conti 2025 di BPER 2025 delineano uno scenario decisamente favorevole per investitori e possessori di certificati di investimento, anche se andrebbe letto su più livelli, andando oltre il semplice dato dell’utile o del dividendo.
Il primo elemento chiave è la tenuta del titolo nel medio periodo. Risultati superiori alla guidance, un CET1 al 14,8% e un costo del credito contenuto riducono sensibilmente il rischio di shock improvvisi sul prezzo dell’azione. Un aspetto centrale per i certificati cash collect e memory cash collect, dove la stabilità del sottostante è essenziale per il pagamento regolare delle cedole e per evitare l’avvicinamento alle barriere. In altre parole, una banca con fondamentali solidi ha meno probabilità di subire drawdown profondi e prolungati, che sono il vero nemico di questo tipo di strumenti.
C’è poi l’effetto indiretto della politica dei dividendi. Un payout al 75%, con dividendi in forte crescita, tende a sostenere il titolo nel tempo, soprattutto nelle fasi di mercato laterali o moderatamente ribassiste. Tutto ciò si traduce in una maggiore probabilità di rimanere sopra i livelli barriera alla data di osservazione finale.
Infine, l’operazione di fusione con Banca Popolare di Sondrio introduce una variabile da monitorare con attenzione. Nel breve periodo, le fasi di integrazione possono aumentare la volatilità del titolo, elemento che ha un impatto diretto sulla valorizzazione dei certificati sul mercato secondario. Nel medio-lungo termine, però, se il mercato percepirà benefici in termini di sinergie e rafforzamento competitivo, l’effetto potrebbe risultare positivo per chi detiene certificati con scadenze più lunghe.