Il 2025 si sta delineando come un anno straordinario per il mercato dei certificati in Italia, caratterizzato da un’espansione senza precedenti sul primario e da una netta ripresa delle negoziazioni sul secondario nel terzo trimestre: un’evoluzione che conferma e rafforza il trend di crescita già in atto.
Mercato dei certificati in Italia ai massimi storici: i dati di ACEPI
Secondo i dati diffusi da ACEPI (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento), il mercato italiano dei certificati in Italia ha registrato nel terzo trimestre del 2025 una performance di rilievo: gli emittenti associati (il 92% della quota complessiva) hanno collocato sul mercato primario ben 8,04 miliardi di euro.
Si tratta del secondo miglior risultato di sempre, inferiore soltanto ai 9,4 miliardi raggiunti nel trimestre precedente, e pari a una crescita del 47% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un ritmo che conferma il 2025 come anno record per il comparto: nei primi nove mesi, infatti, gli emittenti aderenti ad ACEPI hanno collocato 24,5 miliardi di euro, già oltre il totale dell’intero 2024 (23,6 miliardi).
Una crescita straordinaria che si potrebbe spiegare attraverso due fattori chiave: la forte compressione dello spread unita al calo dei tassi d’interesse, e la ricerca di maggiore protezione da parte degli investitori. Nel primo caso, spread e diminuzione dei tassi hanno reso meno appetibili i bond governativi e bancari, con tassi inferiori al 3% a 5-7 anni, rispetto al rendimento ottenibile con i certificati. Nel secondo caso, anche per via dei mercati azionari ai massimi storici, molti investitori hanno preferito ribilanciare i portafogli: non più puntando sull’equity diretto, ma orientandosi verso certificati con protezione incondizionata.
Mercato dei certificati in Italia: CP quota dominante, Express i più emessi
Entrando più nel dettaglio, il numero di prodotti offerti nel terzo trimestre del 2025 ha raggiunto quota 468, segnando un aumento del 60% rispetto al medesimo periodo del 2024. Dopo il picco registrato nel trimestre precedente (con 624 prodotti collocati) il dato si mantiene comunque superiore del 4% alla media dello scorso anno, confermando un trend di crescita costante iniziato nel 2020, quando il numero medio trimestrale di prodotti si attestava a 208.
I prodotti a capitale protetto (CP) continuano a rappresentare la quota dominante del mercato, pari al 65% del totale collocato, in linea con i livelli record del 2024. Parallelamente, i prodotti a capitale condizionatamente protetto (CCP) mostrano un deciso recupero, risalendo al 32% e guadagnando cinque punti rispetto al trimestre precedente.
Tra le soluzioni più diffuse, gli Express si confermano i più emessi, con una quota del 50%, superando i Cash Collect, che arretrano di nove punti e si fermano al 22%, tornando sui livelli del primo trimestre. Da segnalare anche il rimbalzo dei Bonus Cap, che con il 26% del collocato recuperano due terzi della flessione accusata nel Q2.
Per quanto riguarda i prodotti a capitale protetto, i digital si impongono con il 65% del collocato, in aumento di tre punti rispetto al trimestre precedente, mentre gli equity protection rappresentano il restante 35%. Nel segmento dei condizionatamente protetti, invece, a trainare la domanda sono soprattutto gli Express con autocallability e i Cash Collect, a conferma della preferenza degli investitori per strumenti capaci di combinare protezione e rendimento periodico.
Mercato dei certificati in Italia: ripresa sul secondario
Anche il mercato secondario evidenzia una ripresa significativa, confermando il momento di forza del comparto. Tra luglio e settembre 2025, gli scambi su SeDeX e Cert-X hanno superato i 6 miliardi di euro di controvalore, un dato in decisa crescita rispetto ai 5,8 miliardi del secondo trimestre e ai 5,1 miliardi registrati a inizio anno. In particolare, sono stati scambiati 2,6 miliardi su Cert-X negli ultimi tre mesi, in rialzo rispetto ai 2,56 miliardi del trimestre precedente.
Mentre su Cert-X gli scambi riguardano solo i prodotti d’investimento, su SeDeX un ampio contributo arriva dai certificati a Leva Fissa, che hanno inciso per il 26,2%, in linea con il dato di giugno, ma di nuovo largamente superati dai Digital (30,7% il mese scorso).
Nel caso dei prodotti di investimento, nel terzo trimestre i certificati a capitale condizionatamente protetto (CCP) sono tornati al primo posto per controvalore scambiato, con una quota del 51,5% tra SeDeX e Cert-X, superando i prodotti a protezione incondizionata, fermi al 46,8%. In questo contesto, i primi risultano gli Express con una quota di mercato del 36,7% in termini di controvalore trimestrale, davanti ai Digital, in lieve calo al 34,80%. In terza posizione si sono confermati gli “Equity Protection”, con un riscontro in discesa dal 12,80% al 9,3%, mentre i “Cash Collect” si sono assestati in quarta posizione, davanti ai Bonus Cap.
Mercato dei certificati in Italia, un 2025 straordinario anche per i possessori
Il 2025 è dunque un anno notevole per i certificati in Italia, e così anche per i possessori, tra aumento dei volumi e la ripresa degli scambi sul secondario. I certificati a capitale protetto e condizionatamente protetto, in particolare, beneficiano di un contesto di mercato in graduale distensione, che va a favorire sia la tenuta dei prezzi che l’erogazione di cedole più stabili e prevedibili.
Inoltre, le recenti dinamiche di mercato, con scambi trimestrali oltre i 6 miliardi di euro su SeDeX e Cert-X, consentono oggi di rientrare e uscire dalle posizioni con maggiore flessibilità, approfittando di spread ridotti e di un book più profondo. Un altro aspetto rilevante riguarda la valutazione del rischio e del rendimento atteso. Con il calo dei rendimenti obbligazionari e l’ascesa dei listini azionari, molti investitori stanno riscoprendo nei certificati uno strumento capace di coniugare stabilità e potenzialità di guadagno, adattandosi sia alle fasi espansive sia a quelle di correzione dei mercati.
In prospettiva, il ritorno di fiducia verso questi strumenti potrebbe tradursi in un effetto domino positivo anche sul valore dei certificati già emessi: la crescita della domanda e la contrazione della volatilità implicita contribuiscono infatti a migliorare il pricing dei titoli in circolazione. In altre parole, chi aveva acquistato certificati negli ultimi due anni può oggi trovarsi con un asset rivalutato, più facilmente liquidabile e con un profilo rischio/rendimento riequilibrato.
Concludendo, sicuramente va dato atto di questo brillante risultato a tutta la filiera del “sistema certificati” in Italia, dalle emittenti ai distributori, capaci sempre di più di comprendere come lo strumento investment certificate non sia un antagonista ma un complemento di tutte le altre forme di investimento, gestito e non. Menzione d’onore ad ACEPI ed alla sua divisione marketing, capace di innovare con armonia e delicatezza anche lo storytelling.
