Debito comune europeo, Macron rilancia l’idea per finanziare gli investimenti strategici

Tra pochi giorni i Ventisette si riuniranno per un vertice dedicato alla competitività economica dell’Unione Europea. In questa occasione, il presidente francese Emmanuel Macron intende presentare ai suoi partner un’idea destinata a scuotere la discussione: un nuovo debito comune, questa volta per finanziare settori strategici difesa e tecnologia.

Debito comune europeo: Macron spinge per nuovi Eurobond a sostegno degli investimenti

L’Europa si trova in una fase di bilico: consapevole del disordine mondiale, ma ancora incerta sul da farsi, e con il dibattito interno che si è spostato verso una maggiore autonomia strategica da Cina e Stati Uniti.

Secondo l’inquilino dell’Eliseo, intervistato da Le Monde, “oggi la nostra Europa si trova ad affrontare una sfida immensa, in un mondo in disordine. Gli Stati Uniti, che credevamo ci assicurassero la sicurezza per sempre, esprimono dubbi. La Russia, che avrebbe dovuto fornire energia a basso costo per sempre, è finita tre anni fa. E la Cina, che per molti era un mercato di esportazione, è diventata un concorrente sempre più agguerrito”. Questa, secondo Macron, è infatti l’ora della sveglia: l’Europa deve decidere se vuole davvero diventare una potenza economica. E per farlo deve rinforzare la propria strategia economico-finanziaria.

Sul tavolo del vertice, sono infatti diverse le proposte che Macron intende avanzare: semplificare e completare il mercato unico, diversificare i partner commerciali riducendo le dipendenze accumulate, promuovere la preferenza europea. Ma soprattutto investire nell’innovazione. Durante l’intervista, Macron ha ricordato che “Mario Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno i bisogni di investimenti” per digitale e green, ma ha sottolineato che “se aggiungiamo difesa e sicurezza, si arriva a circa 1.200 miliardi di euro all’anno”.

Come finanziare queste spese? Secondo il presidente dell’Eliseo, il primo passo è mobilitare i risparmi europei. “In Europa abbiamo lo stock di risparmio più grande del mondo, 30.000 miliardi di euro. Ma gran parte serve a finanziare il nostro debito e il resto va all’estero. […] Allo stesso tempo, visto che il bilancio europeo è limitato, è il momento di lanciare una capacità di debito comune per queste spese future, i futuri Eurobond. Abbiamo bisogno di grandi programmi europei per finanziare i progetti migliori”.

Il focus di questo debito sarebbe rivolto a tre ambiti strategici: sicurezza e difesa, tecnologie per la transizione ecologica e intelligenza artificiale e quantum computing. “In tutti questi settori investiamo molto meno di Cina e Stati Uniti. Se l’UE non agirà entro tre-cinque anni, rischia di essere superata. E per garantire che questi investimenti rafforzino il mercato interno e non lo frammentino ulteriormente, non possiamo rimandarli ai singoli Stati. Devono essere sforzi congiunti”, ha sottolineato Macron.

Debito comune europeo, l’eterna sfida dell’UE dagli Eurobond al NGEU

Difficilmente la proposta di Emmanuel Macron non farà discutere in sede europea, considerando che la creazione di un debito comune europeo è stata da anni (se non decenni) un tema controverso. Anzi, una vera e propria chimera, che riaffiora ogni volta che l’Unione Europea cerca di unirsi di fronte a sfide globali particolarmente rilevanti.

Basti ricordare il tentativo della Commissione Europea di proporre nel 2011, con la crisi del debito sovrano in corso, ben tre tipologie di eurobond: da quelli che si integrano alle emissioni nazionali a quelli che le sostituiscono completamente, con garanzie frazionate o congiunte tra tutti i Paesi. La proposta però rimase lettera morta, visto che si richiedeva implicitamente ai Paesi più virtuosi, cioè quelli con meno debito, di garantire le difficoltà finanziarie degli altri.

Infatti, ancora oggi il debito rimane una questione nazionale, visto che i singoli Stati viaggiano a velocità diverse sul rapporto debito/PIL, con Paesi come la Germania  intorno al 62%, e altri come Italia e Grecia tra il 137% e il 150%. Complessivamente, il rapporto debito/PIL nell’intera area dell’euro è intorno all’88 % del PIL, ma appunto con una forte disparità tra Paesi membri. Il che rende ogni volta difficile trovare un accordo condiviso tra le economie europee.

C’è da dire che in alcuni casi il Vecchio Continente è stato vicino a fondare un debito comune. È il caso del Next Generation EU (NGEU), un piano di investimenti e sostegni finanziari da 750 miliardi di euro, che contribuì a risollevare l’Europa dopo un 2020 disastroso dovuto dalla crisi provocata dal Covid-19. Per certi versi, il NGEU rappresentò un inizio di debito pubblico comune, essendo garantito dal bilancio europeo, anche se una parte dei prestiti dovrà essere rimborsata dagli Stati membri con risorse proprie, ad esempio tramite la tassa sul carbonio.

La parola chiave dunque è investimenti, e in effetti su questo aspetto l’ipotesi di Macron si distingue: riguarda investimenti strategici in difesa, tecnologia, digitale e transizione ecologica. Se l’Europa deciderà di seguirla, il dibattito sugli eurobond potrebbe finalmente uscire dai vecchi schemi, puntando a un debito comune che non sia solo un’operazione finanziaria, ma uno strumento di sovranità e competitività europea.

Debito comune europeo, opportunità e rischi per possessori di certificati

Supponiamo che il piano di Macron passi e vengano introdotti gli eurobond, e quindi si crei un debito comune europeo (destinato solo a investimenti strategici): per investitori e possessori di certificati di investimento si aprirebbe un nuovo mondo obbligazionario decisamente interessante.

In particolare, l’emissione di Eurobond legati a programmi strategici, garantiti a livello comunitario, rappresenterebbe una novità significativa rispetto ai titoli di Stato nazionali: offrirebbe maggiore sicurezza percepita grazie alla garanzia collettiva dell’UE, e al contempo creerebbe strumenti finanziari direttamente collegati alla crescita dei settori chiave dell’economia europea.

Per i possessori di certificati, questo significa opportunità di rendimento potenzialmente più interessanti, legate all’espansione dei comparti digitali, green, difesa e intelligenza artificiale, ma anche una nuova fonte di volatilità politica e di mercato. La redditività dipenderà infatti dalla capacità dei Ventisette di coordinare gli investimenti, rispettare le tempistiche e mantenere la solidità del debito comune, in un contesto europeo ancora frammentato e con differenze notevoli nel rapporto debito/PIL tra i Paesi membri (dal 62% della Germania al 150% della Grecia).

In pratica, se Macron riuscisse a trasformare l’idea in una realtà operativa, l’Europa non solo potrebbe rafforzare la propria sovranità economica, ma offrirebbe anche nuovi strumenti finanziari connessi ai grandi programmi di investimento strategico, ridefinendo il panorama dei certificati e dei prodotti a reddito fisso disponibili sul mercato.

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