Debito pubblico italiano, vita media in calo e maxi-scadenze da rinnovare nel 2026

Aggiornati i dati sul debito pubblico italiano, con un focus sulla vita media dei titoli e sulla loro composizione tra BTP, CCTeu e altre tipologie. Tutti dati necessari per il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che nel 2026 dovrà affrontare scadenze per centinaia di miliardi di euro.

Debito pubblico italiano sempre più “giovane” e diversificato: i dati MEF

La vita media del debito italiano in circolazione è di 6,92 anni: è quanto emerge dall’aggiornamento al 31 dicembre 2025 del Dipartimento del Tesoro del MEF, che segnala un ringiovanimento dello stock di titoli — tra i più alti in Europa — rispetto agli anni precedenti (a dicembre 2024 la vita media era infatti di circa 7,9 anni).

Guardando alla composizione dei titoli di Stato in circolazione a fine 2025 (circa 2.628 miliardi di euro), i BTP rappresentano il 71,50% del totale, seguiti da: BTP indicizzati (8,38%), BOT (5,03%), CCTeu (4,59%), BTP Valore (3,67%), BTP Green (2,28%), BTP Italia (2,03%), titoli in valuta (1,74%) e infine BTP Futura (0,78%).

Rispetto a dicembre 2024, la composizione era differente: secondo i dati ufficiali del Dipartimento del Tesoro al 31 dicembre 2024, i BTP costituivano circa il 72,30% del totale dei titoli in circolazione, BOT circa il 5,24%, CCTeu circa il 5,42%, BTP indicizzati all’inflazione europea circa il 7,63%, BTP Green circa l’1,87% e altre categorie in percentuali variabile.

Debito pubblico italiano, il 2026 è l’anno chiave per il Tesoro

In pratica si conferma l’interesse dei risparmiatori e investitori per i Buoni del Tesoro. Il che è un bene per il MEF, visto che nel 2026 dovrà rinnovare quasi 385 miliardi di euro di titoli di Stato in scadenza, tra BOT e BTP, affrontando una delle concentrazioni di debito più elevate dell’ultimo decennio.

Se non altro l’incidenza delle scadenze più pesanti comincerà a diventare meno onerosa nei prossimi anni. Stando a un report del Centro studi di Unimpresa, basato su dati ufficiali MEF, le scadenze complessive ammontano a 2.545,6 miliardi di euro, concentrate soprattutto nel prossimo decennio: tra il 2026 e il 2035 si matureranno 2.007,3 miliardi (78,9%), mentre tra il 2036 e il 2072 circa 538,2 miliardi (21,1%).

Nel prossimo decennio l’annus terribilis è solo il 2026, con 384,3 miliardi di euro in scadenza; già dal 2027 l’ammontare si ridurrà a 227,8 miliardi, per poi scendere a 213,3 miliardi nel 2029 e risalire leggermente a 236,1 miliardi nel 2030.

A prescindere un onere significativo per il Ministero, anche se il miglioramento strutturale dello spread tra BTP e Bund, stabilmente intorno ai 70 punti base, può attenuarne l’impatto. Secondo Unimpresa, “il calo del differenziale e dei rendimenti sui titoli di Stato sta già producendo un alleggerimento del costo medio del debito, destinato a riflettersi in modo più evidente nei prossimi”.

Un quadro favorevole che potrebbe tradursi in un costo medio del debito più contenuto, e generare un margine finanziario cumulato (una specie di “tesoretto”) di 7-8 miliardi di euro solo nel 2026, grazie alla riduzione della spesa per interessi sulle nuove emissioni e sul rifinanziamento del debito in scadenza.

La sfida del MEF sul debito nel 2026 tra rinnovi e incognite

Difficile delineare al momento con precisione la strategia del MEF sul debito, anche perché permangono due importanti incognite: la crescita economica, che in Italia è attesa molto contenuta anche per il 2026, e l’andamento dei mercati globali, tra Borse americane a rischio di correzioni significative e la FED impegnata nel rinnovo della presidenza.

Le Linee guida sul debito pubblico per il 2026 indicano che le emissioni lorde di titoli di Stato a medio-lungo termine si collocheranno tra 350 e 365 miliardi di euro, leggermente al di sotto dei 380 miliardi del 2025. Il documento conferma inoltre il proseguimento dell’offerta dedicata agli investitori retail, con l’obiettivo di differenziare la base degli investitori, facendo leva sulle famiglie, la cui quota di debito pubblico detenuta è raddoppiata in due anni, arrivando al 15% secondo Unimpresa.

Tra le ipotesi più avallate, potrebbe tornare il BTP Valore, che nel 2025 era stato collocato in due emissioni (febbraio e ottobre) per un totale di circa 31,5 miliardi di euro. Oppure il ritorno del BTP Italia, titolo indicizzato all’inflazione, visto che nel 2026 arriverà a scadenza un’emissione per circa 6,45 miliardi.

Debito pubblico italiano: cosa devono aspettarsi i possessori di certificati

Per investitori e detentori di certificati collegati ai titoli di Stato italiani il 2026 sarà un anno da non sottovalutare, soprattutto per via delle scadenze in arrivo quest’anno. Proprio a causa della forte concentrazione di scadenze, le nuove emissioni potrebbero essere caratterizzate da rendimenti via via più contenuti, soprattutto se lo spread BTP-Bund dovesse restare stabilmente su livelli compressi.

In questo contesto, i certificati costruiti su BTP a lunga scadenza o su titoli indicizzati all’inflazione potrebbero risentire di una minore tensione sui rendimenti, con effetti sia sulle cedole sia sulle valutazioni di mercato.

Resta invece un’incognita la strategia del MEF, che stando alle prime indicazioni appare orientata a rafforzare l’offerta rivolta al pubblico retail attraverso strumenti come BTP Valore e BTP Italia. Una scelta che potrebbe ampliare le alternative di investimento diretto, riducendo in parte l’appeal dei certificati strutturati per una fetta di risparmiatori.

Per chi detiene questi strumenti, diventa quindi centrale monitorare l’evoluzione dello spread, le politiche di emissione del Tesoro e lo scenario macrofinanziario globale, fattori destinati a continuare a incidere sul profilo rischio-rendimento dei certificati legati al debito sovrano italiano.

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