Deficit commerciale USA in calo, FED verso il post-QT: Stati Uniti tra stretta e stimolo

Si riduce il deficit commerciale degli Stati Uniti, e in maniera inaspettata, toccando il minimo dai mesi centrali del 2020 e forse favorendo l’andamento del PIL. Parallelamente, la Federal Reserve mantiene l’impegno preso a ottobre e dal 1° dicembre ha sospeso il programma di Quantitative Tightening (QT), permettendo così al proprio bilancio di tornare ad ampliarsi. Ma anche di aumentare l’inflazione, a detta degli analisti. In sostanza, il Paese si trova sospeso tra due forze contrapposte: da un lato la stretta, dall’altro lo stimolo.

Deficit commerciale USA ai minimi dal 2020: un bene anche per il PIL?

Il deficit commerciale degli Stati Uniti torna a ridursi. Secondo la rilevazione diffusa dal Bureau of Economic Analysis (BEA), a settembre il disavanzo si è attestato a 52,8 miliardi di dollari, in diminuzione di 6,4 miliardi rispetto ai 59,3 miliardi di agosto (dato rivisto da -59,60 miliardi). Una situazione decisamente superiore alle attese: gli analisti si aspettavano un deficit di 62,5 miliardi, addirittura la stima mediana del sondaggio Bloomberg puntava a 63,1 miliardi.

La contrazione del gap commerciale, la più marcata dagli inizi del 2020, è stata favorita soprattutto dal balzo delle esportazioni. A settembre queste hanno raggiunto i 289,3 miliardi di dollari, 8,4 miliardi in più rispetto ad agosto, con un incremento del 3% che le porta al secondo livello più alto mai registrato. A trainare la crescita sono stati in particolare l’oro non monetario e i preparati farmaceutici. Le importazioni, invece, sono salite in modo più contenuto: 342,1 miliardi, in aumento di 1,9 miliardi su base mensile (+0,6%).

Sono dunque dati importanti quelli di settembre, che indubbiamente offriranno agli economisti nuovi elementi per perfezionare le stime sul PIL del terzo trimestre. Sulla base delle ultime rilevazioni, la Federal Reserve di Atlanta prevede ora una crescita del PIL reale del 3,6% per il trimestre chiuso il 30 settembre, un incremento di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima diffusa il 5 dicembre.

Gli economisti riconoscono che il commercio netto potrebbe aver sostenuto l’espansione economica nel terzo trimestre, ma invitano alla cautela nel valutarne l’impatto, soprattutto a causa del ruolo delle esportazioni di oro. Paul Ashworth, capo economista per il Nord America di Capital Economics, osserva che l’aumento di 8,7 miliardi delle esportazioni di settembre è dovuto in larga parte ai 6,1 miliardi di incremento nelle spedizioni di oro non monetario, un fattore che “non si rifletterà nel PIL”.

Una lettura simile arriva da Oliver Allen, economista senior di Pantheon Macroeconomics, secondo cui il forte balzo delle esportazioni di lingotti d’oro è destinato “quasi certamente” a rientrare nel quarto trimestre. Per questo, sostiene, la riduzione del deficit commerciale registrata a settembre “offre indicazioni limitate” sull’andamento reale del commercio.

FED sospende il QT: rischio impennata di inflazione per Chaudeurge

Nel frattempo, continua a far discutere la decisione della Federal Reserve di interrompere il programma di Quantitative Tightening (QT), per consentire al proprio bilancio di tornare a crescere ed evitare una carenza di riserve bancarie. Una scelta che, sottolineano diversi osservatori, va ben oltre un semplice ritocco tecnico.

Laurent Chaudeurge di BDL Capital Management, in una recente nota, ha infatti richiamato l’attenzione sui rischi sottovalutati. Molti investitori – osserva – al momento non si preoccupano, perché il Quantitative Easing post-2008 non ha generato inflazione significativa, e quindi non lo dovrebbe fare nemmeno il prossimo. Ma, questa volta, la Federal Reserve sta espandendo il bilancio in una fase di crescita economica, non di contrazione, mentre i vincoli regolamentari introdotti dopo la crisi finanziaria si stanno indebolendo.

Prima della crisi finanziaria, il sistema bancario era semplice: requisiti di liquidità bassi, riserve non remunerate e capitale regolamentare limitato. In quel contesto, quando la FED allentava la politica monetaria, la moneta arrivava rapidamente all’economia reale e la velocità della moneta era alta. Dopo il 2008, il sistema bancario è stato irrigidito da tre freni principali: requisiti di liquidità molto più elevati, remunerazione delle riserve da parte della Banca Centrale e un forte rafforzamento dei coefficienti di capitale.

Tre fattori, questi, che secondo Chaudeurge “hanno anestetizzato la trasmissione monetaria classica e fatto scendere la velocità della moneta a circa 1,12, il livello più basso mai registrato”, impedendo che la creazione di riserve si traducesse in credito e inflazione. Il punto cruciale, sottolinea l’analista di BDL Capital Management, è che “il cigno nero può emergere se questi tre vincoli saltano simultaneamente”. In tale scenario, una FED che interrompe il QT “in cima al ciclo” smette di frenare l’economia e “diventa un acceleratore”.

Nel frattempo aumentano le pressioni per alleggerire le regole: requisiti di liquidità più bassi, capitale meno vincolante, tagli dei tassi più rapidi. Secondo l’analista, tutto questo potrebbe liberare “1.500-2.000 miliardi di capacità di prestito”, accelerando la crescita della moneta in circolazione e dunque riaccendendo l’inflazione. Basterebbe infatti che una parte di questa liquidità tornasse a trasformarsi in credito: con un aumento della moneta dell’8-12% e una velocità verso 1,30-1,35, il PIL nominale crescerebbe “del 6-8%”, implicando un’inflazione naturale tra il 4 e il 6%. Eppure, conclude Chaudeurge, il mercato continua a ignorare questo scenario, mantenendo per il 2027-2028 aspettative d’inflazione intorno al 2,2-2,4%. La decisione della Fed di interrompere il QT potrebbe però essere “il primo segnale di un sistema che si sta sbloccando”.

Deficit USA e QT FED: a cosa devono fare attenzione i possessori di certificati

Nuova allerta volatilità per investitori e possessori di certificati: tra il calo del deficit commerciale e le conseguenze post-QT, sarà necessario mantenere alta l’attenzione sui rischi legati ai sottostanti e all’inflazione futura.

La contrazione del deficit, sostenuta dalle esportazioni di oro e farmaci, offre segnali positivi di rafforzamento economico, ma l’impatto reale sul PIL potrebbe essere limitato, rendendo prudente non sovrastimare i ritorni legati al commercio netto. Al contempo, l’interruzione del QT e l’allentamento dei vincoli bancari potrebbero liberare ingenti volumi di liquidità, accelerando appunto l’inflazione (come sostenuto da Chaudeurge), e potenzialmente aumentando i rendimenti dei certificati legati a tassi o asset reali.

Gli investitori devono quindi valutare con cura durata, sottostante e barriere dei certificati, perché scenari di inflazione più alta o improvvisi incrementi della velocità della moneta potrebbero amplificare sia i guadagni sia i rischi di perdita.

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