Deficit/PIL al 3% nel 2025, obiettivo possibile: Italia verso l’uscita dalla procedura d’infrazione UE

Buone notizie per l’Italia: diventa sempre più realistica l’ipotesi di portare il deficit sotto la soglia del 3% del Pil già nel 2025. E quindi di uscire dalla procedura di infrazione attivata dall’Unione europea per deficit eccessivo.

Deficit/PIL al 3%, il possibile obiettivo della Manovra 2025

Non manca ormai molto alla presentazione della Manovra di Bilancio, ma al momento gli occhi sono puntati sul nuovo Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri, dovrebbe portare con sé un piccolo margine positivo derivante dal buon andamento dei conti.

Un margine che potrebbe contribuire ad anticipare la discesa del deficit alla fatidica soglia del 3%. 

Ad aprile, il Dpfp indicava un indebitamento al 3,3% per il 2025 e al 2,8% per il 2026. Invece, come anticipato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e confermato dai documenti del Mef, il deficit 2025 punta all’obiettivo del 3%.

Si tratterebbe di un grande risultato per l’Italia, dopo anni di deficit ben oltre il 3% (nel 2023 era al 7,4% e nel 2020 addirittura al 9,6%), nonché una nuova speranza per uscire dalla procedura di deficit a cui è sottoposta da oltre un anno. Anche se rimarrebbero comunque aperte tante altre procedure: secondo il dossier n.43 della Camera dei Deputati, al 25 luglio 2025 risultano aperte 68 procedure d’infrazione contro l’Italia.

Va detto però che la partita è tutt’altro che chiusa, visto che i tecnici sono ancora impegnati a chiudere la manovra e assicurare il raggiungimento dell’obiettivo, stando ad alcune fonti riportate da Bloomberg.

La procedura di infrazione: come funziona e cosa implica

Per chi non lo sapesse, la procedura in questione è stata attivata dalla Commissione Europea a metà 2024, a causa dell’eccessivo disavanzo nel bilancio annuale rispetto ai parametri stabiliti dal Patto di stabilità e crescita (PSC). I Paesi dell’Eurozona hanno infatti l’obbligo di non superare il 3% di deficit in rapporto al Pil, o a sua volta di non superare con il proprio debito il 60% del PIL.

L’Italia, insieme a Paesi come Belgio e Ungheria, è stata inserita nella procedura, il che la rende obbligata ad adottare correttivi significativi nel proprio bilancio annuale. Misure che dovranno essere in regola con quanto prescritto da Bruxelles, se non vuole subire richiami o penalizzazioni ulteriori, che potrebbero intaccarle anche la reputazione finanziaria, con spread in aumento e tassi di interesse più elevati sul debito pubblico.

Senza contare eventuali penali: tra il 2012 e il 2021 l’Italia ha dovuto pagare oltre 800 milioni di euro in sanzioni dovute a procedure d’infrazione concluse con condanna della Corte europea.

Cosa cambia per i possessori di certificate

Va detto che al momento non c’è alcuna conferma dell’obiettivo raggiunto da parte del Governo in termini di deficit/PIL. Qualora venisse confermato, per chi possiede certificate legati a titoli di Stato o strumenti finanziari indicizzati al rendimento dei bond italiani sarebbe un’ottima notizia.

Con un deficit più contenuto e una maggiore stabilità dei conti pubblici, spread e rendimenti dei titoli di Stato sarebbero sì più bassi, ma anche meno rischiosi. Inoltre, la valutazione di mercato sarebbe ancora più positiva rispetto ad oggi (e già  l’Italia ha ricevuto recentemente una promozione dall’agenzia di rating Fitch).

In sintesi, l’eventuale ritorno sotto la soglia del 3% di deficit non solo alleggerirebbe il fardello europeo per lo Stato, ma offrirebbe anche un contesto più stabile e favorevole per gli investitori retail e professionali che detengono certificate legati al debito italiano.

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  1. […] essenziali per un paese con un debito ancora decisamente alto. Già da quest’anno il Governo punta a portare il rapporto deficit PIL appena sotto il 3%, in modo da contenere l’andamento di un debito pubblico ancora in crescita il prossimo anno, […]