Il 2025 è l’anno record per i mercati dei capitali di debito europei, che hanno raggiunto 2.700 miliardi di dollari di attività complessiva. A certificarlo è l’ultimo report di LSEG Deals Intelligence, secondo cui i volumi sono cresciuti del 7% su base annua, toccando un livello che nella storia recente era stato superato soltanto una volta, nel 2006.
Emissioni di bond a 2.700 miliardi di dollari nel 2025: i dati del report LSEG
Nel suo recente report, LSEG Deals Intelligence (divisione di London Stock Exchange Group specializzata nell’analisi di mercati dei capitali) fotografa un 2025 particolarmente favorevole per i mercati europei del debito.
Nel corso dell’anno sono state immesse 4.511 nuove offerte obbligazionarie, un dato in calo del 3% rispetto al 2024, ma comunque ai minimi solo degli ultimi due anni, segno di un’attività rimasta elevata nonostante un contesto macro più selettivo.
Dal punto di vista geografico, il Regno Unito si conferma il principale emittente europeo di bond, con il 16,1% dei proventi obbligazionari complessivi della regione. Seguono Germania (15,9%) e Francia (13%), mentre l’Italia si distingue per il peso delle singole operazioni: cinque emissioni sovrane italiane figurano infatti tra le prime dieci dell’anno, comprese le prime tre per dimensione, con 20,9 miliardi di dollari di BTP collocati a settembre, 19,6 miliardi a giugno e 19,3 miliardi a ottobre.
Nel complesso, i numeri confermano la centralità dell’Eurozona nel mercato globale delle emissioni bond, anche se la sua quota rimane contenuta: secondo LSEG Deals Intelligence, l’Europa rappresenta circa un sesto dell’attività mondiale. A livello globale, infatti, i mercati dei capitali di debito hanno raggiunto nel 2025 i 12.100 miliardi di dollari, in crescita del 13% su base annua e al livello più alto dall’inizio della serie storica nel 1980.
Bookrunner europei al centro del boom obbligazionario (con BNP Paribas al primo posto)
Sul fronte degli emittenti, il report di LSEG Deals Intelligence evidenzia come finanziari, governi e agenzie pubbliche abbiano rappresentato insieme il 79% dei proventi raccolti nella regione europea.
A tal riguardo, BNP Paribas si è posizionata al primo posto tra i bookrunner obbligazionari europei nel 2025, con 758 operazioni guidate e 180,3 miliardi di dollari di proventi, pari a una quota di mercato del 6,6%.
Alle sue spalle JP Morgan, con 629 deal per 167,9 miliardi di dollari e una quota del 6,1%. Completano la top ten dei bookrunner europei Barclays, Deutsche Bank, Crédit Agricole, HSBC, Citi, Bank of America, Société Générale e Morgan Stanley, a conferma di una competizione molto concentrata tra i grandi gruppi bancari internazionali.
Emissioni record bond in vista per Germania, Francia e Italia nel 2026
Se il 2025 ha segnato numeri record per il mercato europeo del debito, il 2026 si profila come un anno altrettanto (se non più) impegnativo. Diverse economie dell’Eurozona hanno già presentato piani di emissione particolarmente ambiziosi.
Ad esempio, la Germania ha approvato il proprio programma di emissioni per il 2026, che prevede un aumento delle emissioni di debito pubblico di circa il 20%, portandole al livello record di 512 miliardi di euro, con l’obiettivo di finanziare in modo significativo spesa per infrastrutture e Difesa. In particolare, come riporta la Deutsche Finanzagentur, il piano prevede 318 miliardi di euro di titoli collocati sui mercati dei capitali tramite aste e 176 miliardi attraverso il mercato monetario.
Anche la Francia si prepara a un anno di forte presenza sul mercato. La programmazione aggiornata per il 2026 indica un’emissione netta di circa 310 miliardi di euro in titoli a medio-lungo termine, un nuovo massimo dell’era recente. Obiettivo di questa manovra è in particolare quella di contenere i rischi legati a un debito pubblico che, secondo le ultime stime, supera i 3.100 miliardi di euro, pari a circa il 110% del PIL.
L’Italia, dal canto suo, secondo il piano del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrà rivolgersi ai mercati per raccogliere tra i 350 e i 365 miliardi di euro nel 2026, tenendo conto sia delle scadenze sia del fabbisogno complessivo dello Stato. Roma può però contare su diversi fattori favorevoli: lo spread decennale sceso nell’area dei 65-70 punti base, un rischio sovrano ai minimi da oltre quindici anni e una gestione dei conti pubblici improntata a una linea di prudenza fiscale. Un piano che tra l’altro è partito con il piede giusto: il Tesoro ha infatti annunciato di aver raccolto circa 265 miliardi di euro di richieste complessive con l’emissione dual tranche del nuovo BTP a 7 anni e la riapertura del BTP Green nella sessione dell’8 gennaio.
Emissioni bond: le implicazioni per i possessori di certificati
Un mercato del debito profondo e liquido, con volumi record e piani di emissione molto elevati per il 2026: insomma, uno scenario benevolo per investitori e possessori di certificati, soprattutto quelli legati a indici azionari, panieri bancari o titoli finanziari.
Un contesto di questo tipo può infatti contribuire a stabilizzare le curve dei rendimenti e a limitare il rischio di movimenti improvvisi sui tassi, un fattore cruciale per la solidità dei sottostanti dei certificati e per il mantenimento di condizioni di mercato ordinate.
Allo stesso tempo, l’abbondanza di nuove emissioni sovrane e corporate tende a esercitare una pressione selettiva sui rendimenti obbligazionari, con ricadute indirette sulle valutazioni dei titoli bancari, che beneficiano di un contesto di funding più fluido e di margini maggiormente prevedibili.
Resta però un quadro da monitorare con attenzione: le decisioni di politica monetaria e l’evoluzione dei conti pubblici dei singoli Paesi continuano a rappresentare variabili chiave, in grado di incidere rapidamente sull’equilibrio complessivo dei mercati.



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