In un 2025 segnato da forti oscillazioni, la coppia Euro vs Dollaro si trova oggi in un delicato equilibrio, con il biglietto verde che ha perso terreno rispetto alla valuta europea. A complicare la situazione, in particolare, le incertezze legate alle prossime mosse delle rispettive banche centrali (FED e BCE), che tengono così alta la volatilità. Tra pressioni ribassiste, divergenze nelle politiche monetarie e scenari contrastanti, il futuro della coppia rimane incerto.
Euro vs Dollaro, il quadro attuale delle due valute occidentali
Partiamo dalla fotografia attuale. Oggi il cambio euro-dollaro si attesta a 1,1540 (in altre parole, servono 1,15 dollari per acquistare un euro) con la coppia EUR/USD ancora sotto una marcata pressione ribassista dopo aver archiviato la terza seduta consecutiva in calo. Il dollaro ha messo a segno un indebolimento di circa dodici punti percentuali dall’inizio del 2025, una dinamica inattesa per molti investitori, e che ha contribuito a creare una forte dispersione all’interno dei listini europei.
Va comunque ricordato che il quadro resta lontano sia dal minimo storico registrato nel 2001, quando un euro valeva appena 0,83 dollari, sia dal massimo toccato nel 2008, nel pieno della crisi finanziaria statunitense, quando la divisa europea salì fino a 1,60 dollari.
Nell’ultimo anno, ad ogni modo, la tendenza si è chiaramente invertita: il biglietto verde ha progressivamente perso terreno rispetto all’euro. Una debolezza alimentata soprattutto dalle mosse del Presidente Trump, le cui pressioni sull’indipendenza della Federal Reserve, secondo analisti e banchieri centrali, avrebbero offuscato la reputazione del dollaro come porto sicuro.
Ma una domanda sorge spontanea: quale direzione prenderà ora la partita tra le due valute?
Euro vs Dollaro, divergenze tra Fed e BCE alimentano la pressione sul cambio
Al momento, la coppia euro-dollaro ha segnato con il suo 1,1540 un nuovo minimo di due settimane, con il dollaro statunitense che però ha guadagnato recentemente forza in vista dei verbali del Federal Open Market Committee (FOMC) e dei dati sull’occupazione non agricola (NFP). Il sentiment del mercato rimane difensivo, con i trader che si posizionano con cautela in attesa dei prossimi dati macroeconomici e delle prossime mosse della Federal Reserve e la Banca Centrale Europea (BCE), che a dicembre dovranno decidere se o meno procedere con il taglio dei tassi di interesse, al momento a 3,75-4% per gli USA e al 2% per l’Eurozona.
Fino a ieri, FedWatch del CME rifletteva una probabilità del 49% di un taglio dei tassi di 25 punti base a dicembre (oggi è invece al 70% grazie alle ultime dichiarazioni pro-cut del Governatore FED di New York, John Williams). Sul fronte europeo, oltre il 90% delle probabilità continua invece a convergere sull’ipotesi di nessuna modifica del tasso BCE entro la fine del 2025, con i future che prezzano soltanto una probabilità del 40% di un taglio nel primo trimestre del 2026.
Un insieme di fattori che ha spinto l’indice del dollaro (DXY) a gravitare intorno a quota 100, comprimendo ulteriormente i tentativi di rimbalzo dell’EUR/USD.
Sul fronte monetario, se si guarda al dollaro, oggi qualsiasi futuro tono hawkish da parte dei funzionari FED potrebbe accelerare la discesa dell’EUR/USD sotto 1,1550, mentre qualsiasi eventuale commenti accomodante potrebbe innescare un rimbalzo verso 1,1620-1,1650. Mentre se si guarda all’euro, qualsiasi peggioramento di dati macroeconomici potrebbe rendere ancora più vana la speranza di nuovi tagli. E già la situazione non è delle migliori: il PIL dell’Eurozona relativo al terzo trimestre si è fermato allo 0,1%, mentre l’inflazione si mantiene su livelli moderati, intorno al 2,2%. Un mix che abbassa ulteriormente la pressione per nuovi rialzi da parte della BCE.
Euro vs Dollaro, proiezioni contrastanti per il 2026
Al momento, la situazione tra le due valute appare sostanzialmente in stallo. La coppia EUR/USD oscilla nell’area di domanda 1,1550-1,1570, un livello che ha più volte attratto acquirenti durante le fasi di ribasso, ma il momentum resta debole e senza direzioni chiare.
Per il futuro, abbiamo previsioni abbastanza divergenti l’uno dall’altra. Nordea Bank stima che il cambio possa salire verso 1,24 entro la fine del 2026, ipotizzando un cambio di orientamento nella politica economica statunitense il prossimo anno. Dall’altra parte, gli strategist di Barclays prevedono invece “un rafforzamento del dollaro nella seconda metà del 2026“, proiezione che, se si realizzasse, “potrebbe aiutare gli esportatori dell’Unione Europea a recuperare parte della loro recente sottoperformance“.
Invece, secondo Allianz Trade, nonostante le incertezze legate al calo del dollaro, alle misure commerciali imprevedibili e agli attacchi all’indipendenza della FED, molti investitori resteranno vincolati ai mercati statunitensi, dato l’enorme saldo netto degli investimenti internazionali di 28 trilioni di dollari. Tuttavia, se anche solo una frazione di questi asset lasciasse gli Stati Uniti, “ciò porterebbe a distorsioni ancora maggiori dei tassi di cambio e dei prezzi globali degli asset. In questo contesto, la volatilità del mercato dei cambi resterà elevata, “ma i fondamentali suggeriscono che il tasso di cambio EUR/USD potrebbe stabilizzarsi intorno a 1,12 entro la fine dell’anno, con un rischio asimmetrico verso livelli più elevati“.
Euro vs Dollaro, fluttuazioni per i possessori di certificati di investimento
Ovviamente l’attuale dinamica del cambio EUR/USD si rifletterà anche sui possessori di certificati. La continua debolezza del dollaro rispetto all’euro, unita all’incertezza sulle mosse di Fed e BCE, potrebbe tradursi in fluttuazioni significative del valore dei certificati in valuta estera, sia a scadenza sia sul mercato secondario.
In particolare, chi detiene strumenti con barriera o certificati con effetto leva potrebbe subire perdite più marcate in caso di movimenti ribassisti dell’EUR/USD sotto 1,1550, mentre eventuali rimbalzi fino a 1,1620‑1,1650 potrebbero generare opportunità di guadagno limitate ma rapide.
Inoltre, le divergenze tra politiche monetarie e la pressione dei dazi USA aggiungono un ulteriore livello di rischio, il che rende fondamentale per gli investitori valutare attentamente coperture valutarie e strategie di gestione del rischio prima di decidere acquisti o vendite.
