Eurozona, dati PMI di gennaio 2026: crescita moderata tra manifattura e servizi

In crescita la produzione del settore privato nell’Eurozona, ma a fronte di lievi riduzioni dell’occupazione e di un’accelerazione dell’inflazione dei prezzi di vendita. Lo evidenzia l’indagine PMI di gennaio a cura di S&P Global, che dipinge un’Area Euro irregolare, con Francia e Germania tra luci e ombre su produzione, mercato del lavoro e inflazione.

PMI Eurozona, crescita moderata ma lavoro e inflazione in chiaroscuro

A gennaio, i dati preliminari dell’indagine PMI di S&P Global mostrano che la produzione del settore privato dell’Eurozona continua a crescere. L’Indice HCOB Flash Composito, basato su circa l’85% delle risposte finali, resta stabile a 51,5, invariato rispetto a dicembre.

Guardando ai tre punti chiave della ricerca (servizi, manifatturiero e produzione manifatturiera) il settore terziario registra un indice HCOB Flash PMI a 51,9 (dicembre: 52,4), il valore più debole degli ultimi quattro mesi. Mentre la produzione manifatturiera torna in territorio positivo dopo il calo di fine 2025, segnando 50,2 rispetto a 48,9 di dicembre, il livello più alto in quattro mesi. Anche il sottosettore manifatturiero conferma un miglioramento, con l’indice a 49,4 (dicembre: 48,8), massimo degli ultimi due mesi.

Nonostante la crescita di produzione e nuovi ordini, l’occupazione complessiva dell’Eurozona registra una leggera contrazione, interrompendo tre mesi consecutivi di aumento. “Anche se marginale, il tasso di riduzione degli organici è stato il maggiore in quasi un anno. I posti di lavoro del terziario sono rimasti invariati, dopo una sequenza di creazione occupazionale durata quasi cinque anni, mentre gli organici manifatturieri hanno continuato a ridursi lievemente“, si legge nel report.

Per quanto riguarda infine l’inflazione dei prezzi di acquisto, il tasso è accelerato per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il livello più alto in quasi un anno, con un picco nel manifatturiero, dove l’aumento dei costi è il maggiore degli ultimi tre anni. I prezzi di vendita registrano a sua volta un’accelerazione generale: nel terziario l’inflazione segna il valore più alto da undici mesi, mentre nel manifatturiero i prezzi al cliente continuano a diminuire lievemente.

PMI Eurozona, Germania in ripresa (ma con mercato del lavoro debole)

Guardando ai dati singoli dei due Paesi al centro del report S&P Global, l’attività del settore privato in Germania ha ripreso slancio all’inizio del 2026, con la produzione in crescita al ritmo più rapido degli ultimi tre mesi. L’indice PMI composito Flash HCOB si è attestato a 52,5 a gennaio, in aumento rispetto a 51,3 di dicembre, sostenuto soprattutto dal settore dei servizi, che ha segnato la crescita più forte da ottobre scorso (53,3). La produzione manifatturiera, dopo il calo di dicembre, è tornata positiva, seppur marginalmente, con un indice a 50,5.

Nonostante l’espansione dell’attività, dei nuovi ordini e della fiducia, il mercato del lavoro privato tedesco ha mostrato segnali di debolezza. “Escludendo la pandemia, l’occupazione è diminuita al ritmo più rapido da novembre 2009“, precisa il report, sottolineando come la contrazione più marcata sia stata registrata nel settore dei servizi, la più consistente degli ultimi cinque anni e mezzo, mentre il manifatturiero ha continuato a ridurre leggermente gli organici.

Per quanto riguarda l’inflazione, le imprese tedesche hanno fronteggiato un’accelerazione dei costi all’inizio dell’anno. L’inflazione dei prezzi dei fattori produttivi ha raggiunto i massimi degli ultimi 37 mesi nel manifatturiero e degli ultimi 11 mesi nei servizi, con aumenti significativi di salari, energia, metalli e trasporti. “L’accresciuta pressione sui costi, combinata con una domanda di fondo più forte, ha a sua volta portato a una notevole ripresa del tasso di inflazione dei prezzi di produzione a gennaio“.

PMI Eurozona, Francia in rallentamento nella produzione

Passando invece alla Francia, l’economia locale ha iniziato il 2026 con la prima contrazione mensile del settore privato da ottobre 2025, “in parte a causa della cautela dei clienti legata all’incertezza politica sui piani fiscali“, secondo il report. A livello di dati, l’indice composito HCOB Flash è sceso da 50,0 di dicembre a 48,6 a gennaio, riportandosi sotto la soglia di invarianza e segnalando un rallentamento dell’attività.

Il calo più marcato ha riguardato il settore dei servizi, con l’indice a 47,9 (dicembre: 50,1), minimo degli ultimi nove mesi. Al contrario, la produzione manifatturiera ha registrato la crescita più rapida in quasi quattro anni, con l’indice HCOB Flash Manufacturing Output a 51,9 (dicembre: 49,7) e il sottosettore a 51,0 (dicembre: 50,7). Tuttavia, la maggiore dimensione dell’economia dei servizi ha fatto sì che il calo di questo comparto compensasse pienamente la ripresa manifatturiera.

Per quanto riguarda la capacità produttiva, a gennaio le aziende francesi hanno leggermente ampliato i livelli di personale, confermando il trend di dicembre. La crescita dell’occupazione è stata marginale e concentrata esclusivamente nel settore dei servizi, mentre gli organici manifatturieri sono rimasti invariati. In un contesto di domanda debole, le condizioni di mercato hanno favorito gli acquirenti: nonostante alcune negoziazioni sui prezzi, in particolare per i prodotti manifatturieri, “a gennaio non si è registrata alcuna variazione complessiva nei prezzi medi applicati per beni e servizi francesi“.

PMI Eurozona e mosse BCE: i rischi per possessori di certificati

Nonostante le difficoltà iniziali, le aziende dell’Eurozona mostrano fiducia in una ripresa della produzione nel corso del 2026, con l’ottimismo ai massimi degli ultimi 20 mesi e proiezioni superiori alla media storica. Il rafforzamento riguarda entrambi i settori, con il manifatturiero che ha toccato il livello più alto in quasi quattro anni. Francia e Germania registrano un miglioramento della fiducia, mentre nel resto dell’Eurozona si osserva un lieve indebolimento.

A prescindere, però, “la ripresa appare ancora piuttosto fragile“, secondo Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso Hamburg Commercial Bank, In merito alle previsioni future, il basso incremento dei nuovi ordini non rappresenta certamente un punto di svolta. Al contrario, l’inizio del nuovo anno indica un andamento che si protrarrà nei prossimi mesi“. Tutti risultati che, secondo de la Rubia, non risultano rassicuranti per la BCE. “L’inflazione del terziario, che la banca centrale monitora particolarmente da vicino, ha considerevolmente aumentato i prezzi di vendita. Anche l’inflazione dei costi resta un problema, eppure ha segnato un’accelerazione più debole dell’inflazione dei prezzi di vendita“. Per il capo economista, “come risultato, i membri BCE vedranno confermato il loro convincimento a tenere fermo il valore attuale dei tassi. Alcuni tra quelli più aggressivi potrebbero persino considerare una prossima mossa al rialzo piuttosto che al ribasso“.

Una prospettiva dunque non delle migliori per investitori e possessori di certificati. Se le analisi condotte da S&P Global dovessero confermarsi nei prossimi mesi, gli investitori potrebbero ritrovarsi esposti a rendimenti più contenuti e a una maggiore volatilità dei prezzi sottostanti, data la situazione in cui si trova l’Eurozona. A questo si aggiunge il rischio di una BCE decisamente hawkish, che non prenderebbe in considerazione solo il mantenere i tassi fermi, ma addirittura il rialzo, aumentando ulteriormente l’incertezza sui mercati e potenzialmente influenzando negativamente i certificati indicizzati agli indici europei o alle singole economie.

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