Si attendono i nuovi dati sull’inflazione dall’Eurostat, ma già si preannuncia un dato sostanzialmente stabile (anche) per il mese di novembre. A prescindere, gli esperti prevedono che la prossima mossa della BCE sarà all’insegna del mantenimento degli attuali tassi di interesse.
Eurozona, inflazione stabile per il mese di novembre: le stime
L’inflazione nell’Eurozona a novembre dovrebbe attestarsi al 2,1% su base annua. A dirlo è un recente sondaggio di Bloomberg, che stima inoltre un’inflazione core (al netto di componenti volatili come energia e generi alimentari) al 2,4%, in linea con il dato di ottobre.
Un dato dunque stabile, che secondo Carsten Roemheld, strategist dei mercati finanziari di Fidelity, è dovuto in parte dalla politica tariffaria degli Stati Uniti, che limita le esportazioni verso il mercato statunitense. “Ciò genera un eccesso di offerta in altre regioni, poiché le merci devono trovare nuovi mercati di vendita. Questo contribuirà a mantenere bassa la pressione inflazionistica nell’eurozona e in altre aree del mondo nel prossimo futuro”, spiega Roemheld.
A influenzare ulteriormente la dinamica dei prezzi potrebbero essere i mercati valutari: un dollaro statunitense più debole potrebbe addirittura spingere l’inflazione dell’Eurozona al di sotto dell’obiettivo del 2% fissato dalla BCE. Bloomberg Economics prevede che nei prossimi mesi l’inflazione rallenterà, rafforzando la possibilità di futuri tagli dei tassi: “L’inflazione nell’area euro rimarrà probabilmente stabile a novembre, appena sopra il target della banca centrale, prima di iniziare una decelerazione sostenuta a dicembre”.
Al contempo, alcuni responsabili politici evidenziano rischi di un nuovo rialzo. Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della BCE, osserva che i rischi inflazionistici nell’eurozona mostrano “una leggera tendenza al rialzo”, sostenuta dall’accelerazione economica e dall’aumento della spesa pubblica in ambito militare e infrastrutturale. Secondo BNP Paribas, inoltre, avvicinandosi al 2026 la crescita e l’inflazione potrebbero superare le attuali previsioni, ” il che dovrebbe rafforzare ulteriormente le ragioni per una prolungata tenuta dei tassi“.
Eurozona, con inflazione stabile BCE verso la conferma dei tassi al 2%
Qualsiasi variazione, al rialzo o al ribasso, aumenterebbe la pressione sulla BCE affinché intervenga sui tassi di interesse. Dopo aver iniziato l’allentamento dei tassi nel giugno 2024, la Banca centrale europea ha effettuato otto tagli, portando il tasso sui depositi dal 4,00% al 2,00%. In particolare, dall’11 giugno, il tasso sui depositi è del 2,00%, mentre quello sulle operazioni principali di rifinanziamento è al 2,15%, infine quello sui prestiti marginali è al 2,40%.
La decisione della BCE sul prossimo movimento dei tassi è attesa il 18 dicembre, data in cui saranno disponibili le letture finali sull’inflazione. Tutti dati che potrebbero rafforzare la determinazione dei decisori a mantenere invariati i costi di finanziamento, con gli esperti che stimano oggi (con oltre il 90% di certezza) il mantenimento del tasso di riferimento al 2%, lasciando solo una minima possibilità di un taglio di un quarto di punto, riflessa nei dati relativi alle operazioni di swap.
C’è da dire però che, nonostante le previsioni, i funzionari si trovano ancora oggi in una fase di stallo, senza un chiaro consenso sulla prossima mossa sui tassi. A complicare il tutto sono anche i dati dei Paesi membri sul fronte dell’inflazione, con Stati come la Germania che si ritrovano con un’inflazione leggermente più alta del previsto, mentre altre nazioni come Francia e Italia viaggiano ben sotto la soglia del 2%.
Tutto comunque si saprà durante la riunione di dicembre, quando lo staff della BCE presenterà anche le nuove proiezioni su inflazione e crescita, includendo per la prima volta una stima per il 2028. Al momento, per quel che concerne la crescita, gli analisti prevedono un leggero aumento nel 2026, quando inizieranno a manifestarsi gli effetti dello stimolo fiscale tedesco. Le proiezioni pubblicate a settembre dalla BCE indicavano un PIL reale in aumento dell’1,2% nel 2025, dell’1,0% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027.
Tassi BCE invariati e inflazione stabile: cosa cambia per i possessori di certificati
Investitori e possessori di certificati di investimento dovranno tenere gli occhi ben puntati sui prossimi dati dell’inflazione in uscita. E ovviamente sulle prossime mosse della BCE, visto che la prospettiva di tassi stabili al 2% implica una sostanziale continuità nei rendimenti dei certificati, senza variazioni legate a possibili aumenti dei tassi.
Al contrario, eventuali (seppur al momento altamente improbabili) futuri tagli, anche modesti, potrebbero ridurre le performance attese dei certificati collegati all’inflazione o a strumenti di protezione dai rialzi dei prezzi. Tra l’altro, in un contesto del genere, risulterebbe più conveniente emettere o rinnovare nuovi certificati, con cedole inferiori ma una maggiore domanda sul mercato secondario.
A prescindere, gli investitori dovranno monitorare attentamente i prossimi appuntamenti macroeconomici, per valutare in modo accurato l’impatto della politica della BCE sul proprio portafoglio.
