Eurozona, PIL e produzione industriale in crescita moderata (ma non uniforme tra gli Stati)

L’industria e l’economia dell’Eurozona crescono nel mese di settembre. Lo conferma l’ultimo report dell’ufficio statistico europeo Eurostat, pur segnalando un incremento comunque inferiore alle attese degli analisti, e con variazioni marcate tra i diversi Paesi membri.

Eurozona, l’industria cresce a settembre ma sotto le attese

Secondo l’ufficio statistico, la produzione industriale dell’Eurozona segna un rialzo a settembre, ma resta sotto le attese. L’output è aumentato dello 0,2% su base mensile, dopo il -1,1% registrato in agosto, ma ben al di sotto del +0,7% previsto dal mercato. Su base annua, settembre 2025 mostra un incremento dell’1,2% nell’area euro e del 2,0% nell’intera UE rispetto allo stesso mese del 2024.

In soldoni, l’industria dell’eurozona ha mostrato a settembre una crescita moderata, il che indica una certa resilienza all’attuale contesto commerciale, ancora incerto a causa dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump. A colpire in particolare tra i dati di Eurostat è quello irlandese, tra i peggiori in prospettiva congiunturale. Come osserva Bert Colijn, economista di ING, in una nota ai clienti, “la debole ripresa di settembre, dopo il calo dell’1,1% di agosto, è stata in parte dovuta alla tradizionale volatilità dei dati irlandesi (-9,4% dopo un aumento del 9,5% ad agosto)”. Un calo nemmeno compensato del tutto, considerando che la Germania ha contribuito solo parzialmente al recupero.

Al contrario, gran parte dei principali paesi produttori ha registrato una ripresa più solida rispetto alla debolezza di agosto: la Francia ha quasi raggiunto lo stesso livello, mentre Italia e Spagna hanno recuperato le perdite del mese precedente. Nel complesso, non si è verificato un calo marcato della produzione legato ai dazi. I livelli produttivi restano superiori alla media del 2024, a indicare che la manifattura ha accelerato leggermente. Tuttavia, come sottolinea Colijn, “non prevediamo alcuna crescita a questo livello. Gli ampi piani di investimenti pubblici non stanno ancora determinando un’accelerazione significativa dell’attività in questo momento”.

Nonostante le difficoltà, i produttori mantengono un moderato ottimismo per i mesi a venire. Le aspettative di produzione migliorano, sostenute da valutazioni più positive del portafoglio ordini e, forse, dalle prospettive di importanti investimenti pubblici nei trimestri successivi. “D’altra parte, la forte concorrenza globale, un euro robusto e l’impatto dei dazi statunitensi ancora in vigore ci rendono cauti nell’aspettarci una ripresa significativa del settore nel breve periodo”, conclude l’economista.

Eurozona, crescita timida del PIL (e non uniforme tra gli Stati)

Passando invece al PIL, nel terzo trimestre del 2025, il Prodotto Interno Lordo destagionalizzato dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, in linea con le previsioni degli analisti. Su base annua, il PIL destagionalizzato ha registrato un aumento dell’1,4%, leggermente superiore al consenso, che indicava +1,3%, e solo di poco inferiore al +1,5% del trimestre precedente.

Una crescita dunque timida, e tra l’altro nemmeno uniforme tra i Paesi membri. Secondo la BCE, nel terzo trimestre la variazione positiva dell’area euro continua a essere caratterizzata da forti differenze tra le maggiori economie: la Spagna ha registrato un +0,6%, la Francia +0,5% e i Paesi Bassi +0,4%, mentre il PIL è rimasto invariato in Germania e in Italia.

Partendo dalla Spagna, l’economia iberica si conferma la più dinamica dell’Eurozona. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, Madrid chiuderà il 2025 con un incremento del PIL vicino al 3% annuo, contro l’1,3% della media dell’area euro. La Francia, invece, resiste meglio del previsto nonostante la crisi politica interna. Il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha indicato che la crescita francese dovrebbe attestarsi almeno allo 0,7% nel 2025 e allo 0,9% nel 2026, lasciando aperta la possibilità di un rialzo delle stime.

In questo contesto, la Germania si conferma invece la “grande ammalata”. Lo stesso Consiglio di esperti economici del Paese ha rivisto al ribasso le stime per il 2026, prevedendo una crescita dello 0,9%, e dello 0,2% per il 2025.

Eurozona resiliente, a cosa devono fare attenzione i possessori di certificate

Uno scenario dunque dai contorni misti si apre per investitori e possessori di certificate.

La crescita moderata dell’Eurozona, seppur inferiore alle attese, suggerisce una certa resilienza del settore industriale e riduce il rischio di perdite immediate. Tuttavia, nonostante la stabilità relativa osservata in Germania, Italia, Francia e Spagna, la volatilità registrata in alcuni Paesi, come l’Irlanda, e i dati contrastanti tra i principali produttori evidenziano che i certificate potrebbero continuare a sperimentare oscillazioni significative nel breve periodo. A sua volta, la crescita del PIL al di sotto delle aspettative potrebbe limitare i guadagni legati a strumenti legati all’andamento dell’economia reale o a basket di azioni europee.

In sintesi, consigliamo agli investitori di monitorare con attenzione l’evoluzione dei dati mensili e trimestrali, valutando possibili opportunità di consolidamento o di rialzo in linea con le previsioni di stabilità dell’Eurozona.

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