Eurozona tra M3 in rialzo e indici PMI in discesa: il 2026 inizia sotto il segno della prudenza

Il 2026 inizia per l’Eurozona con una buona e una cattiva notizia: da un lato, una crescita moderata della massa monetaria M3; dall’altro, il primo calo della produzione manifatturiera dall’inizio dell’anno, che interrompe la serie di rialzi registrata da febbraio.

Eurozona, a novembre crescita massa monetaria M3

Partendo dalla buona notizia, la Banca Centrale Europea segnala per novembre 2025 un’accelerazione della crescita della massa monetaria M3. Per chi non lo conoscesse, si tratta del principale indicatore della politica monetaria dell’Eurozona, essenziale per monitorare la liquidità e l’offerta di moneta in circolazione.

A essere più precisi, l’M3 è un aggregato ampio che include altri due indicatori: M1, costituito dal denaro contante in circolazione e dai depositi a vista, e M2, che somma a M1 i depositi a termine. A M2 si aggiungono poi i pronti contro termine, i titoli del mercato monetario e i titoli a scadenza fino a due anni, ottenendo così l’aggregato M3.

Quest’ultimo, secondo la rilevazione mensile della BCE, ha riportato a novembre una variazione annualizzata al 3%, in aumento rispetto al 2,8% di ottobre e superiore alle attese degli analisti (2,7%).

Da segnalare anche il comparto dei prestiti al privato, in crescita rispetto ai mesi precedenti: in particolare, i prestiti alle famiglie registrano un +2,9%, in linea con il consenso e leggermente sopra il +2,8% di ottobre, mentre i prestiti alle imprese non finanziarie salgono al 3,1%, dai precedenti +2,9%.

Eurozona, indici PMI in calo a fine 2025: il primo da febbraio

Passando ai dati sulle PMI, l’ultima indagine S&P Global-Hamburg Commercial Bank mostra che a fine 2025 il settore manifatturiero dell’Eurozona ha registrato una battuta d’arresto, con i livelli di produzione in calo per la prima volta da febbraio.

A dicembre, infatti, il PMI manifatturiero è sceso a 48,8 punti, rispetto ai 49,6 punti di novembre e ai 49,2 punti stimati preliminarmente, collocandosi nuovamente sotto la soglia neutra di 50 punti, segno di un peggioramento più marcato delle condizioni operative delle aziende.

Guardando al dato geografico, la contrazione più significativa si è registrata in Germania, con il PMI a 47 punti da 48,2, il peggior risultato dal febbraio dello scorso anno e il più debole tra gli otto paesi monitorati. Anche in Italia (47,9 punti da 50,6) e in Spagna (49,6 punti da 51,5) si è osservato un rallentamento, evidenziando difficoltà nella parte meridionale dell’unione monetaria. Solo la Grecia ha mostrato segnali di miglioramento, con condizioni manifatturiere leggermente più favorevoli rispetto a novembre. In controtendenza si è mossa la Francia, dove l’indice PMI è salito a 50,7 punti da 47,8, raggiungendo il massimo degli ultimi 42 mesi e segnalando la più forte espansione dal giugno 2022.

Insomma, il 2025 si profilava come l’anno in cui l’economia manifatturiera poteva riprendersi, secondo Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank: “in effetti, la crisi si è affievolita considerevolmente“, osserva, “ma non è riuscita a tradursi in una traiettoria di crescita sostenibile”.

Per il 2026, tuttavia, lo scenario appare più incoraggiante: per Cyrus de la Rubia, il programma di stimolo economico tedesco e l’aumento della spesa per la difesa in Europa possano dare nuova linfa al settore. “Molte aziende ovviamente la vedono così, poiché la fiducia che la produzione sarà più alta tra un anno rispetto a oggi è risalita da un livello già elevato“.

M3 in rialzo e indici PMI in discesa: inizio prudente per i possessori di certificati

Il 2026 si apre all’insegna della prudenza per investitori e possessori di certificati di investimento.

Da un lato, la crescita moderata della massa monetaria M3 segnala una maggiore liquidità nell’economia, un elemento che può sostenere indirettamente i prezzi di azioni e obbligazioni, sottostanti di molti certificati.

Dall’altro, il primo calo della produzione manifatturiera e il peggioramento del PMI evidenziano un rallentamento reale dell’attività industriale, con possibili effetti negativi sui rendimenti dei certificati legati a settori ciclici come automotive, macchinari e beni di consumo durevoli, in particolare in Germania, Italia e Spagna, dove la contrazione dei PMI è più pronunciata.

Davanti a questo scenario, gli investitori dovrebbero bilanciare il supporto offerto dalla liquidità con i rischi derivanti dalla debolezza produttiva, valutando attentamente la scadenza, il sottostante e le caratteristiche di protezione del capitale dei certificati in portafoglio.

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  1. […] la principale misura generale dell’offerta di moneta della Banca d’Inghilterra. Simile alla M3 adottata nell’Eurozona, include tutta la componente M2, più depositi con scadenza fino a cinque anni, crediti verso […]