FED, Powell apre la strada a nuovi tagli dei tassi di interesse

Durante la conferenza della National Association for Business Economics (NABE) a Philadelphia, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha fornito alcuni chiarimenti sulle prospettive economiche e sugli scenari che guideranno le prossime mosse della banca centrale americana, ormai pronta a nuovi tagli dei tassi di interesse.

America oggi: shutdown, dati mancati e tagli FED in arrivo

Shutdown in corso, oro e argento in aumento vertiginoso, mercati in fibrillazione per l’attesa dei dati occupazionali: non è certo lo scenario migliore per gli Stati Uniti.

Ed è proprio su questo intreccio di fattori che la FED sta basando le proprie analisi per valutare i prossimi passi nella politica di riduzione dei tassi d’interesse, già avviata con un primo taglio di 25 punti base a settembre.

Primo, ma non ultimo. Cresce infatti l’attesa per un nuovo cut, sempre di 25 punti, che porterebbe l’interest rate a 3,75% – 4%. Un evento dato quasi per certo:  è atteso infatti con una probabilità del 95,7%, mentre un analogo taglio è considerato altamente probabile (94,6%) per il meeting di dicembre.

Ma per arrivarci occorre avere dati sulla situazione economica in cui gravitano gli Stati Uniti, come ad esempio quelli sull’occupazione, al momento bloccati dallo shutdown governativo in corso dalla mezzanotte del 1° ottobre.

Occupazione e inflazione sotto la lente di Powell

A tal riguardo, durante la conferenza, il presidente della FED ha delineato quali potrebbero essere le prospettive per i prossimi mesi: “sulla base dei dati in nostro possesso, è corretto affermare che le prospettive per l’occupazione e l’inflazione non sembrano essere cambiate molto dalla nostra riunione di settembre di quattro settimane fa. I dati disponibili prima dello shutdown, tuttavia, mostrano che la crescita dell’attività economica potrebbe seguire una traiettoria leggermente più stabile del previsto“.

Sempre Powell ha voluto fare alcune considerazioni sulla (dis)occupazione e sull’inflazione. Nel caso della disoccupazione il tasso è rimasto basso fino ad agosto, mentre l’aumento dei posti di lavoro ha visto un rallentamento, “probabilmente in parte a causa di un calo della crescita della forza lavoro dovuto alla minore immigrazione e alla minore partecipazione alla forza lavoro“. Tuttavia, i dati indicano che licenziamenti e assunzioni rimangono su livelli contenuti.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione core PCE a 12 mesi si è attestata al 2,9% ad agosto, in lieve rialzo rispetto a inizio anno. Il numero uno della FED ha chiarito che i rialzi “riflettono principalmente i dazi doganali piuttosto che pressioni inflazionistiche più ampie”. Le aspettative di inflazione a breve termine sono aumentate nel corso del 2025, “mentre la maggior parte delle previsioni a lungo termine rimane allineata al nostro obiettivo del 2%“.

In conclusione, “abbiamo ritenuto opportuno compiere un ulteriore passo verso una posizione politica più neutrale nella nostra riunione di settembre“.

Stop al quantitative tightening della FED

Un altro punto cruciale affrontato durante la conferenza riguarda la riduzione del bilancio della banca centrale.

Sempre il presidente della Federal Reserve ha affermato che la banca centrale si sta avvicinando al momento in cui interromperà il cosiddetto quantitative tightening, ossia il processo di riduzione dello stock di obbligazioni detenuto.

Il nostro piano, da tempo annunciato, è di fermare il deflusso di bilancio quando le riserve saranno leggermente al di sopra del livello che riteniamo compatibile con condizioni di riserve ampie“, ha affermato Powell. “Potremmo avvicinarci a quel punto nei prossimi mesi e stiamo monitorando attentamente un’ampia gamma di indicatori per orientare questa decisione“.

Tagli FED e QT: un’opportunità per i possessori di certificate?

Le parole di Powell lasciano intravedere prospettive incoraggianti per il futuro della politica finanziaria della FED, in particolare per quanto riguarda quella dei tagli ai tassi di interesse.

È vero che, in caso di ulteriori tagli ai tassi, i certificate legati a sottostanti obbligazionari potrebbero registrare rendimenti inferiori. Ma è altresì vero che il contesto di maggiore liquidità e stabilità del mercato renderebbe più appetibili i certificate.

Ciò accadrebbe con l’eventuale stop al quantitative tightening: una stabilizzazione del bilancio potrebbe infatti creare un contesto più favorevole per i mercati e strumenti come appunto i certificate.

Cruciale dunque monitorare con attenzione le prossime mosse della FED, la cui prossima riunione è prevista il 28-29 ottobre.

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