FED, ok al terzo taglio dei tassi: ottimismo e prudenza in vista della prima riunione 2026

Dopo oltre un mese di discussioni interne e messaggi contrastanti, la Federal Reserve ha finalmente rispettato le attese del mercato, approvando un nuovo taglio dei tassi di interesse, il terzo dall’inizio di settembre. La partita si riaprirà dopo la pausa invernale, a inizio 2026, quando il Comitato dovrà decidere se procedere con un quarto taglio o optare per una pausa. Una scelta tutt’altro che scontata a detta del numero uno della FED, Jerome Powell.

FED taglia ancora i tassi: il terzo intervento in tre mesi

Con 9 voti favorevoli e 3 contrari, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha deciso di abbassare il tasso di riferimento sui fondi federali a un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%, riportandolo di fatto ai livelli di ottobre 2022. In quest’occasione, i tre voti contrari sono arrivati da due presidenti regionali della Fed, Austan Goolsbee di Chicago e Jeff Schmid di Kansas City, favorevoli a mantenere il tasso invariato, e dal governatore Stephen Miran, nominato da Trump lo scorso settembre, che invece avrebbe preferito una riduzione più ampia, pari a mezzo punto percentuale.

Elementi di “scontro” in questa riunione, l’ultima del 2025, sono stati la debolezza del mercato del lavoro e l’inflazione persistente, entrambi visti come fattori che potrebbero condizionare la stabilità economica nei prossimi mesi. Nelle nuove proiezioni economiche, i funzionari hanno rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2026, portandole al 2,3% rispetto all’1,8% previsto a settembre, e prevedono un calo dell’inflazione al 2,4%, dal 2,6% stimato in precedenza.

Saranno questi i dati al centro della prossima riunione prevista per il 21 gennaio 2026. Le previsioni sui tassi di interesse, tuttavia, restano fortemente divise: sette funzionari sostengono il mantenimento dei tassi invariati per tutto il 2026, mentre otto si aspettano almeno due riduzioni entro lo stesso anno. Le proiezioni mediane del Comitato indicano un taglio dei tassi nel 2026 e un ulteriore nel 2027.

FED, Powell cauto dopo il terzo taglio: focus sui prossimi dati

Come di consueto, dopo la votazione del FOMC si è tenuta la conferenza stampa del presidente della FED Powell. Ancora in carica fino al febbraio 2026, il numero uno della FED ha dichiarato che, dopo sei riduzioni dei tassi negli ultimi due anni, la Banca centrale americana può ora permettersi di “fare un passo indietro e osservare” l’evoluzione dell’economia. “Valuteremo con attenzione i dati in arrivo”, ribadendo che la Fed è “ben posizionata per aspettare e vedere come si svilupperà l’economia”.

A prescindere dai dati macroeconomici odierni, Powell si è mostrato ottimista sulle prospettive di crescita per il 2026. Tuttavia, ha avvertito che il mercato del lavoro potrebbe essere più fragile di quanto suggeriscano i dati ufficiali: le assunzioni mensili, riportate in media a +40.000 dal mese di aprile, “potrebbero essere riviste al ribasso di 60.000 unità”, implicando una perdita media di 20.000 posti di lavoro al mese. “È un mercato del lavoro con rischi significativi al ribasso. Le persone ci tengono: sono i loro lavori”, ha aggiunto.

Il presidente ha anche riconosciuto la pressione dei prezzi elevati, affermando: “Sentiamo forte e chiaro quanto i costi siano alti”, e ha segnalato il rischio che l’inflazione possa risalire all’inizio del 2026 a causa dei dazi, richiamando la fiammata inflazionistica del 2022.

Tassi FED al 3,5%: che significa per i possessori di certificati

Insomma, lo scenario di quest’ultima seduta del Comitato è abbastanza simile a quello di ottobre: taglio dei tassi confermato, con probabilità ormai vicine al 90%, alcune voci dissenzienti e un Powell prudente riguardo a eventuali ulteriori riduzioni.

Il che per investitori e possessori di certificati non è proprio una notizia totalmente buona, ma nemmeno cattiva. Già questo nuovo taglio potrebbe ridurre i rendimenti dei prodotti legati al mercato monetario, ma allo stesso tempo potrebbe sostenere il prezzo dei certificati con sottostanti azionari o obbligazionari, grazie a costi di finanziamento più contenuti. A sua volta, chi detiene certificati strutturati indicizzati ai tassi Fed potrebbe beneficiare di eventuali rialzi dei sottostanti in un contesto più accomodante, mentre strumenti con barriera o cedole fisse legate al livello dei tassi potrebbero vedere una diminuzione dei flussi attesi.

A prescindere, ora gli occhi sono sulla prossima riunione del Comitato, e già gli odds su Fed Watch non sono molto ottimisti: circa l’80% per il mantenimento dei tassi e il 20% per una riduzione di 25 punti base. Decisivi, ovviamente, saranno i dati macroeconomici delle prossime settimane. David Pascucci di XTB sottolinea che il driver principale rimane la debolezza del mercato del lavoro e richiama due date chiave: il 16 dicembre e il 9 gennaio, quando saranno pubblicati i dati su NFP e disoccupazione. Un peggioramento in questi indicatori potrebbe aprire la strada a un nuovo taglio già nella riunione del 28 gennaio.

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