Fusioni e acquisizioni, Italia protagonista nelle M&A: un 2025 da record

L’Italia accelera nel settore delle fusioni e acquisizioni (M&A), segnando un 2025 da record grazie a operazioni di rilievo come quella tra MPS e Mediobanca, alla solida liquidità delle banche e a un clima industriale più favorevole, nonostante dazi e tensioni geopolitiche.

Italia campionessa nelle M&A nel 2025: l’analisi di Goldman Sachs

A livello globale, il 2025 ha visto un aumento del 39% rispetto al 2024, segnando il miglior anno dal 2021 per le fusioni e acquisizioni. Secondo l’ultima analisi di Goldman Sachs, presentata a Milano da Marco Paesotto e Edoardo Ravà (co-head dell’Investment banking in Italia) e Giuseppe Pipitone (head of M&A in Italia della banca d’affari), l’Italia ha fatto ancora meglio, con volumi superiori anche a quelli del 2023: 101 miliardi di euro, in crescita del 6%.

E con dieci operazioni che hanno da sole movimentato 51 miliardi, tra cui spiccano l’acquisizione di Mediobanca da parte di Banca Mps (14 miliardi), quella di Iveco Group da parte di Tata Motors (8 miliardi) e la joint venture tra la divisione spaziale di Leonardo e quelle di Airbus e Thales (8 miliardi).

A guidare questa vivacità sono diversi fattori, quali la percezione di stabilità del governo e dello spread, il basso costo del denaro, la crescita organica più contenuta delle imprese e la disponibilità di capitali per finanziare le operazioni. Tutti elementi che hanno contribuito a mitigare l’incertezza sulle fusioni legata alle tensioni geopolitiche.

Guardando al 2026, Goldman Sachs si mostra ottimista: l’anno che si conclude ha consentito a molte aziende di raggiungere gli obiettivi strategici fissati negli anni precedenti, e la banca prevede che il trend di M&A continuerà.

Fusioni e acquisizioni, MPS-Mediobanca e altri deal trainano il mercato: l’analisi di Jefferies

Un quadro simile emerge dall’analisi di Dominic Lester, EMEA Head of Investment Banking di Jefferies, che osserva come nel primo semestre 2025 il valore delle operazioni M&A sia salito a circa 44,6 miliardi di euro, segnando un +17% su base annua, mentre il numero complessivo dei deal è diminuito del 17%. Secondo Lester, questa apparente divergenza trova spiegazione nel cambiamento nella composizione dell’attività di M&A: le grandi operazioni tra aziende e banche hanno fatto salire i valori complessivi, mentre l’attività tra piccole e medie imprese è calata, probabilmente a causa dei divari di valutazione tra acquirenti e venditori.

A tal riguardo, l’offerta di Mps su Mediobanca e altre operazioni hanno spinto i servizi finanziari a rappresentare oltre il 30% del valore complessivo nel primo semestre. Anche i settori TLC e infrastrutture hanno mostrato una crescita significativa, trainati da operazioni azionarie come Vodafone Italia–Swisscom, Poste Italiane–TIM e da acquisizioni come quella di 2i da parte di Italgas.

Sempre sul fronte bancario, Lester ha osservato come anche in Europa le operazioni M&A siano in forte crescita, spinte dal settore stesso: dall’inizio del 2025 il loro valore ha superato i 27 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto allo scorso anno. Tra l’altro, Lester prevede che il consolidamento proseguirà: le principali banche europee vantano oltre 500 miliardi di dollari di capitale in eccesso rispetto ai requisiti regolamentari. “Bilanci solidi e maggiore redditività creano condizioni ideali per ulteriori operazioni di fusione e acquisizione”.

Come Goldman Sachs, anche Lester guarda con ottimismo il 2026, in particolare nei settori della tecnologia e dell’energia, pur evidenziando come “la frammentazione normativa europea continui a ostacolare le operazioni transfrontaliere“.

Fusioni e acquisizioni, opportunità e rischi per i possessori di certificati

Fusioni e acquisizioni non solo generano dinamiche significative per banche e imprese, ma creano inevitabilmente opportunità e rischi per gli investitori e per chi detiene certificati legati alle società coinvolte.

In genere, un’operazione M&A tende a far salire il valore dei certificati collegati ai titoli oggetto di acquisizione. Tuttavia, a livello tecnico vengono applicate rettifiche sui certificates, come accaduto durante l’OPA su Mediobanca: con il passaggio di denominazione dei contratti di opzione da acquisita (Mediobanca) ad acquirente (MPS), diventano efficaci le rettifiche dei certificati per neutralizzare gli effetti dell’operazione straordinaria. Senza contare che dopo l’acquisizione l’andamento dei certificati dipenderà in larga parte dalle decisioni dell’acquirente.

In uno scenario più generale, è necessario considerare tra l’altro le oscillazioni dei mercati e le incertezze regolamentari, ad esempio sul fronte europeo. Tutti elementi che possono aumentare la volatilità, soprattutto per strumenti legati a società piccole e medie, più vulnerabili alle divergenze di valutazione tra acquirenti e venditori.

Gli investitori dovranno quindi valutare con attenzione le caratteristiche dei certificati e il contesto settoriale di riferimento, considerando sia le possibilità di guadagno derivanti dai grandi deal sia il rischio di fluttuazioni in caso di rallentamento o complicazioni nelle operazioni.

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