Poche buone notizie dal Giappone, soprattutto sul fronte economico: anche nel terzo trimestre dell’anno si conferma il rallentamento della crescita, dovuto in particolare ai dazi di Trump e all’indebolimento dei consumi privati.
Giappone, PIL e export sotto pressione dai dazi di Trump
La crescita economica del Giappone continua a rallentare: nel terzo trimestre dell’anno il Prodotto Interno Lordo (PIL) è sceso dello 0,4% rispetto al trimestre precedente (il PIL aveva registrato un aumento dello 0,6%.). Su base annua, l’economia giapponese ha segnato una contrazione dell’1,8% tra luglio e settembre, registrando la prima flessione in sei trimestri consecutivi di crescita. Il calo, tuttavia, è stato meno severo rispetto alle stime del sondaggio Reuters, che indicavano una contrazione annualizzata del 2,5% e un calo sequenziale dello 0,6%.
A contribuire al rallentamento della crescita giapponese è la nuova politica tariffaria degli Stati Uniti nei confronti del Paese del Sol Legante. A inizio anno, l’amministrazione Trump aveva innalzato i dazi contro il Giappone, portandoli addirittura al 27,5% sul settore auto e al 25% su una vasta gamma di prodotti. Con l’accordo commerciale firmato a settembre, i dazi giapponesi sono stati ridotti al 15%.
A causa dei nuovi dazi introdotti da aprile, da maggio e per quattro mesi consecutivi le esportazioni giapponesi avevano registrato contrazioni. Solo a settembre si è vista una timida ripresa, favorita proprio dal nuovo accordo commerciale. Tuttavia, su base annuale il quadro resta negativo: le esportazioni hanno segnato un calo del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e dell’1,2% rispetto al trimestre precedente, che invece aveva registrato un aumento del 2,3%.
Oltre ai dazi, anche i consumi interni hanno dato il loro contributo, chi nel bene e chi nel male. La domanda pubblica ha registrato un aumento del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Mentre quella privata è diminuita dell’1,8%, trascinata al ribasso da un crollo di oltre il 32% negli investimenti residenziali. In pratica, la domanda pubblica ha fornito un contributo positivo di 0,1 punti percentuali alla crescita trimestrale, mentre quella privata si è rivelata il principale freno al PIL, con un calo dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, riducendo la crescita economica di 0,3 punti percentuali.
Export giapponese in calo, PIL rallenta: cresce l’attesa per le mosse di Takaichi
Davanti a questa contrazione del PIL, aumentano le probabilità di un possibile rialzo dei tassi d’interesse da parte della Bank of Japan nei primi mesi del 2026 anziché a dicembre. A dirlo è Takuji Aida, chief economist di Crédit Agricole, secondo cui “sarebbe sbagliato per la Bank of Japan decidere di alzare il costo del denaro“.
Nonostante la debolezza attuale, Harumi Taguchi di S&P Global Market Intelligence prevede una ripresa futura della crescita, evidenziando che l’impatto delle nuove normative sull’edilizia abitativa, introdotte il 1° aprile 2024 con standard più rigorosi di risparmio energetico, tenderà a ridursi. Per l’analista di S&P Global, l’economia giapponese potrebbe inoltre beneficiare dell’attenuazione delle incertezze sui dazi statunitensi e dell’accordo tra Washington e Pechino per la riduzione delle tariffe reciproche, che sembrano stimolare positivamente gli ordini dal Giappone.
Tra l’altro, la debole crescita trimestrale potrebbe rafforzare i piani del neoeletto Primo Ministro Sanae Takaichi per rilanciare l’economia giapponese, puntando su investimenti “audaci e strategici” sia nella gestione della crisi sia nei settori a maggiore potenziale di crescita nel prossimo pacchetto di stimolo. Stando a Reuters, “il governo giapponese si impegnerà ad aumentare la spesa senza esitazione per sostenere un’economia sul punto di uscire dalla stagnazione“.
Calo del PIL Giappone: opportunità e rischi per i certificate
Il rallentamento del PIL e la debolezza delle esportazioni, in particolare nei settori più colpiti dai dazi statunitensi, rappresentano un potenziale rischio per investitori e possessori di certificate con sottostanti azionari giapponesi, dal momento che hanno già inciso sui mercato: lo stesso Nikkei 225, ad esempio, ha perso lo 0,29% nell’ultimo periodo, un andamento che potrebbe influire sui certificate di tipo cash collect o bonus cap legati all’indice.
Situazione analoga anche per i certificate a capitale protetto o strutturati su obbligazioni giapponesi, con i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni saliti di 3 punti base, raggiungendo l’1,73%. La prospettiva di possibili rialzi dei tassi nel 2026 potrebbe comprimere il prezzo dei bond, poiché un aumento dei tassi tende a ridurre il prezzo dei bond e quindi può influire sul valore di mercato dei prodotti collegati.
Da segnalare infine il fronte monetario, con lo yen leggermente indebolito sul dollaro. Per i certificate denominati in valuta estera o con sottostante in yen, il leggero indebolimento della moneta nipponica sul dollaro potrebbe tradursi in una riduzione del rendimento in euro o nella valuta di riferimento del certificate.
