I titoli di stato giapponesi sono in rialzo, e raggiungono nuovi massimi storici. In particolare, il rendimento del decennale è salito a circa 1,94%, il livello più alto dal 2007: tutto ciò in un contesto di crescente speculazione su un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Bank of Japan.
Giappone, i rendimenti dei titoli JGB ai massimi da decenni
Non solo il rendimento del JGB decennale, ma anche gli altri titoli a scadenza lunga hanno registrato nuovi record: secondo i dati LSEG disponibili dal 1999, i bond a 20 anni hanno raggiunto il 2,936%, valore che non si vedeva dal 1999, mentre i bond a 30 anni sono saliti fino al massimo storico del 3,436%.
Un rally dei rendimenti così marcato non si registrava da decenni, o meglio dalle ultime crisi economiche, come quella della crisi finanziaria globale del 2007-2008. O del decennio perduto (1990-2000), nato dall’esplosione della bolla speculativa a fine anni ’80: in quel contesto i titoli JGB toccarono perfino l’8,265% nel 1990.
Oggi il Giappone non si trova nelle stesse condizioni estreme, ma lo scenario rimane tutt’altro che sereno. L’inflazione corre e resta ben oltre il target del 2%, mentre il Paese mantiene il rapporto debito/PIL più alto al mondo, vicino al 230%, con l’export che ancora risente del clima geopolitico e dei dazi statunitensi imposti da Trump.
Una situazione che di certo non aiuterà la Bank of Japan, chiamata entro due settimane a scegliere se intervenire sui tassi o mantenere l’attuale impostazione monetaria.
Giappone, Governo favorevole all’aumento dei tassi BoJ
Dopo anni di tassi praticamente fermi vicino allo zero, la Bank of Japan ha inaugurato lo scorso luglio un primo rialzo di 25 punti base, replicato poi a gennaio 2025, portando il tasso di riferimento agli attuali 0,50%. Ora l’attenzione si concentra su un nuovo possibile incremento, una mossa che potrebbe contare sul sostegno dell’attuale governo guidato dal Primo Ministro Sanae Takaichi.
Secondo alcune indiscrezioni, diversi membri chiave del governo non sarebbero contrari all’eventuale decisione della banca centrale di aumentare i tassi a dicembre, sebbene alcuni alti funzionari rimangano cauti sui tempi. Queste dichiarazioni hanno spinto i mercati a prezzare una probabilità dell’80% di rialzo entro il mese, e vanno a confermare il sostegno dell’amministrazione Takaichi ad una linea monetaria espansiva. Un orientamento confermato anche dal recente piano di stimolo da 135 miliardi di dollari, il più imponente varato dal governo giapponese dalla pandemia, pensato per sostenere consumi e investimenti, e contribuire a riportare l’inflazione sotto la soglia del 2%, creando uno spazio di manovra più agevole per la banca centrale.
Se il prossimo rialzo dovesse concretizzarsi, il tasso di riferimento raggiungerebbe lo 0,75%, soglia che il Giappone non vede da oltre trent’anni, e che potrebbe stravolgere (forse) i mercati obbligazionari.
Giappone, mercati in tensione per l’impatto globale delle svendite
Cresce infatti il nervosismo tra gli investitori globali, preoccupati che nuovi rialzi dei tassi possano accentuare la volatilità sui governativi, già messa in moto dalle recenti liquidazioni da 700 miliardi di yen in JGB a 30 anni (circa 4,5 miliardi di dollari), che hanno portato i rendimenti al 3,39%. Secondo Shoki Omori, strategist del gruppo finanziario Mizuho, lo scenario potrebbe non rimanere confinato al Giappone: se in passato le manovre sui titoli nipponici hanno avuto un impatto limitato, “questa volta la svendita dei JGB avrà un effetto sui tassi globali”.
Un impatto che potrebbe manifestarsi, ad esempio, sul mercato dei Treasury statunitensi, dove il Giappone è stato storicamente tra i principali detentori di titoli. Con il rialzo dei rendimenti domestici, il gap rispetto ai bond USA si è assottigliato, rendendo meno conveniente mantenere esposizioni oltreoceano e favorendo persino vendite dei titoli già in portafoglio, con il conseguente incremento dei rendimenti americani. Si teme così un possibile rientro dei capitali verso Tokyo, uno scenario che potrebbe rimescolare gli equilibri globali.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: un contesto del genere potrebbe favorire il ritorno del carry trade, già protagonista nell’agosto 2024 del brusco calo del Nikkei, precipitato del 12,4%. Una prospettiva che però gli esperti ritengono improbabile, tra cui Masahiko Loo, stratega senior presso State Street Investment Management: “non ci aspettiamo una ripetizione della liquidazione sistemica del 2024 […] Anticipiamo invece volatilità episodica e riduzione selettiva della leva finanziaria, in particolare se la forza dello yen accelera i costi di finanziamento“.
Cosa cambia per i detentori di certificati legati al mercato giapponese
Investitori e detentori di certificati legati ai bond giapponesi farebbero bene a non sottovalutare l’ultima corsa dei rendimenti, tutt’altro che un semplice movimento tecnico. Con i JGB in accelerazione, il rischio è che gli strumenti strutturati esposti alla curva nipponica subiscano aggiustamenti di prezzo nel breve periodo, soprattutto se i mercati dovessero continuare a prezzare con anticipo un nuovo intervento restrittivo della Bank of Japan.
Non tutti i certificati, però, si muovono con la stessa elasticità. I prodotti con esposizione diretta ai governativi giapponesi risultano più vulnerabili ai rialzi dei tassi, mentre le strutture dotate di barriere, protezioni parziali o componenti opzionali potrebbero assorbire meglio la volatilità — finché non si innesca una fase prolungata di stress sul mercato dei tassi.
C’è poi un aspetto non trascurabile: un contesto di rendimenti più elevati può rendere le nuove emissioni più interessanti, grazie alla possibilità di costruire certificati con cedole e payoff più ricchi rispetto ai prodotti collocati nell’era dei tassi zero. Uno scenario che apre margini di opportunità, ma che richiede selezione e timing.
Per avere un quadro più nitido servirà comunque attendere il 18-19 dicembre, quando la Bank of Japan si riunirà per decidere se confermare l’impostazione attuale o spingere su un nuovo rialzo. Sarà quello il momento in cui capire davvero quale direzione potrebbe prendere il mercato, e con esso il futuro rendimento dei certificati.
