Giappone al voto, mercati in tensione tra yen debole e titoli di Stato al rialzo

Tra pochi giorni il Giappone sarà chiamato alle urne per decidere se confermare l’attuale prima ministra, Sanae Takaichi, leader del Liberal Democratic Party, o affidarsi a un’altra forza politica, forse meno propensa ad aumentare il debito pubblico. Con l’avvicinarsi delle elezioni, i mercati hanno iniziato a reagire con forza su yen e titoli di Stato, preoccupati dalle riforme economiche annunciate da Takaichi, che potrebbero accrescere ulteriormente l’esposizione debitoria del Paese del Sol Levante.

Giappone al voto, i timori dei mercati in caso di Takaichi bis

Il Giappone torna alle urne domenica dopo la decisione dell’attuale prima ministra Sanae Takaichi di sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate, nella speranza di consolidare il potere del suo Liberal Democratic Party (LDP) e ottenere un mandato più forte per la sua agenda economica e politica. Secondo tutti i principali sondaggi locali, il LDP guida la corsa con ampio margine, e la sua alleanza con il partito conservatore Ishin no Kai potrebbe portare la coalizione molto oltre la maggioranza semplice di 233 seggi alla Camera bassa, arrivando forse vicino ai 300 seggi, il che consentirebbe a Takaichi di approvare la legislazione anche senza avere un sostegno sufficiente nella Camera Alta.

Con una maggioranza rafforzata, la premier punta ad accelerare il suo pacchetto di riforme economiche, spesso descritto come una versione aggiornata di Abenomics, che combina tagli fiscali, stimolo alla spesa pubblica e investimenti in settori strategici, sulla scia del massiccio pacchetto di stimolo da 42,8 trilioni di yen (circa 273 miliardi di dollari), annunciato mesi fa.

Ma proprio questo approccio espansivo preoccupa i mercati. Con un rapporto debito/PIL tra i più alti al mondo (vicino al 240%) e un debito complessivo che supera 1.200.000 miliardi di yen, operatori finanziari e investitori temono che i piani di spesa e i tagli fiscali possano aggravare ulteriormente la sostenibilità fiscale di Tokyo. È dunque altamente probabile che il neo-governo dovrà scontrarsi con le reazioni dei mercati, già evidenti nel recente deprezzamento dello yen e nel rialzo dei titoli di Stato.

Il rischio di uno yen ancora più debole dopo le elezioni

Negli ultimi quattro giorni, lo yen giapponese ha registrato un indebolimento costante, avvicinandosi giovedì mattina a quota 157 contro il dollaro. Una flessione innescata principalmente dalle dichiarazioni della stessa Takaichi, rilasciate nel fine settimana, secondo cui uno yen debole potrebbe rappresentare un’opportunità significativa per l’economia nazionale. “La gente dice che lo yen debole è negativo in questo momento, ma per le industrie esportatrici è un’enorme opportunità”, sottolineando inoltre come una valuta più debole abbia offerto un cuscinetto alle esportazioni automobilistiche di fronte ai dazi statunitensi, contribuendo “enormemente” alla competitività del settore.

A seguito delle sue dichiarazioni, all’inizio della settimana lo yen è sceso dello 0,5%, arrivando a 155,51 contro il dollaro. Successivamente la valuta ha recuperato circa la metà delle perdite della scorsa settimana, sospinta dalle speculazioni su un possibile intervento coordinato tra autorità giapponesi e statunitensi. Takaichi ha poi cercato di chiarire il senso delle sue affermazioni, precisando che il suo intento era sottolineare la necessità di costruire un’economia capace di resistere alle fluttuazioni valutarie, e non favorire un deprezzamento dello yen. Ma ormai era troppo tardi.

Ora gli investitori temono che un eventuale mandato forte permetta a Takaichi di consolidare il potere e di attuare politiche fiscali espansive, con il rischio di ulteriore indebolimento della valuta. “Ipotizzando una forte maggioranza di Takaichi alle elezioni dell’8 febbraio, un ritorno al massimo premio di rischio implicherebbe un cambio USD/JPY a 160”, sostiene Namik Immelbäck, capo stratega di Skandinaviska Enskilda Banken AB, “Se l’USD/JPY dovesse reagire bruscamente e testare quota 160, ci si può probabilmente aspettare un intervento, e mercoledì 11 febbraio è un giorno festivo in Giappone, che offre mercati meno liquidi e un momento opportuno per intervenire“.

Titoli di Stato sotto pressione: possibile intervento della BoJ?

Anche i titoli di Stato giapponesi sono finiti sotto pressione, con gli investitori preoccupati che la combinazione di riduzione degli introiti fiscali e aumento della spesa pubblica possa aggravare ulteriormente il gigantesco debito del Paese. I rendimenti delle obbligazioni a lungo termine hanno raggiunto livelli che non si vedevano da tempo: da inizio mese fino al 20 gennaio, lo yield dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni (JGB) è salito di 26 punti base, toccando il 2,33%, mentre oggi si attesta intorno al 2,22%. Secondo Morningstar, con lo yield dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni ora superiore al 2,2%, “gli interessi passivi aumenteranno in modo significativo, poiché il debito esistente di 1.287.000 miliardi di yen sarà rifinanziato nei prossimi 9-10 anni“.

Una possibile soluzione sarebbe un intervento della Bank of Japan (BoJ), almeno per stabilizzare la situazione. Tuttavia, fonti citate da Reuters indicano che la Banca centrale ritiene gli attuali movimenti insufficienti per attivare misure di sostegno, riservandosi di intervenire solo in caso di un sell-off da panico, assumendo il ruolo di market maker di ultima istanza.

Un intervento massiccio sui mercati obbligazionari comporterebbe però il rischio di ulteriore indebolimento dello yen, mettendo a repentaglio la credibilità della BoJ. Come sottolinea Mari Iwashita, stratega esecutiva dei tassi presso Nomura Securities, ciò potrebbe generare la percezione che la banca stia finanziando direttamente il debito pubblico, il che alimenterebbe ulteriori timori tra gli investitori.

Giappone tra elezioni e mercati: rischio o occasione per i possessori di certificati

Dopo il voto di domenica la musica potrebbe cambiare per investitori e possessori di certificati di investimento.

Se Takaichi venisse riconfermata e le sue politiche portassero a un ulteriore indebolimento dello yen e a un rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine, i certificati legati a obbligazioni giapponesi o con esposizione valutaria potrebbero registrare forti oscillazioni di prezzo. In particolare, i prodotti con leva sullo yen o con sottostante in JGB rischierebbero perdite rilevanti in caso di aumento dei tassi o di ulteriore deprezzamento della valuta. A sua volta, eventuali interventi della Bank of Japan, seppur difficili da prevedere, potrebbero generare movimenti bruschi di mercato e volatilità temporanea dei prezzi.

Gli unici che potrebbero guadagnarci da questo scenario potrebbero però essere i possessori di certificati dotati di meccanismi di protezione del capitale o strutturati su strategie diversificate: essi potrebbero sfruttare i picchi dei rendimenti dei JGB o i rialzi della volatilità dello yen per ottenere performance interessanti, trasformando la turbolenza di mercato in opportunità di investimento.

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