Saldo in attivo per le imprese italiane nel 2025, che archiviano l’anno precedente mostrando segnali di rinnovata vitalità. È quanto emerge dall’ultimo report di Unioncamere e InfoCamere, basato sui dati Movimprese, secondo cui il numero complessivo delle imprese registra un incremento dello 0,62% rispetto al 2024 e dello 0,70% rispetto al 2023. Un quadro incoraggiante, che si colloca in continuità con i recenti accordi bilaterali tra Italia e Germania, pensati per rafforzare e sostenere i tessuti imprenditoriali delle due principali economie manifatturiere europee.
Imprese italiane in ripresa nel 2025: il report Movimprese
Secondo i dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere a partire dal Registro delle imprese delle Camere di commercio, alla fine del 2025 lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia raggiunge quota 5.849.524, segnando una crescita dello 0,96% su base annua.
Quest’espansione del tessuto imprenditoriale è il risultato di una dinamica composita: da un lato le nuove iscrizioni si attestano a 323.533 unità, sostanzialmente in linea con il dato del 2024; dall’altro le cessazioni scendono in modo significativo, a 266.934 unità, con una flessione del 6,7% rispetto all’anno precedente.
Guardando alla natura giuridica, a contribuire in maniera determinante sono state le società di capitali, che registrano un aumento di 66.878 unità (+3,48%), confermandosi il segmento più dinamico e strutturato. Da segnalare anche le imprese individuali, che tornano in territorio positivo dopo il segno meno del 2024, ma con un incremento marginale pari a 1.254 unità (+0,04%). Prosegue invece la contrazione delle società di persone, che continuano a perdere peso nel panorama produttivo nazionale con oltre 11.500 unità in meno (-1,39%).
Dal punto di vista territoriale, tutte le macro-ripartizioni geografiche chiudono l’anno in crescita, seppure con intensità differenti. L’area più dinamica è il Centro, che registra un aumento dell’1,20%, seguita da Sud e Isole (+1,07%) e Nord-Ovest (+1,00%). Più contenuta, invece, la crescita nel Nord-Est (+0,46%).
A livello regionale, il Lazio si conferma la locomotiva del sistema, con un tasso di crescita del 2,07%, pari a 12.259 imprese in più. Seguono la Lombardia (+1,41%, +13.343 unità) e la Sicilia (+1,34%). Sul piano provinciale, le migliori performance in termini di tasso di crescita si concentrano nei grandi poli urbani: Roma guida la classifica (+2,54%), davanti a Milano (+2,37%) e Siracusa (+2,11%), a conferma del ruolo trainante delle aree metropolitane e di alcuni territori del Mezzogiorno più dinamici.
Imprese italiane, Prete (Unioncamere): segnale di resilienza per l’economia nazionale
Nel complesso, i dati Movimprese delineano un quadro che va oltre la semplice crescita numerica, configurandosi come un vero e proprio “segnale della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo nazionale”. A sottolinearlo è il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che richiama l’attenzione sul ridimensionamento di alcuni comparti tradizionali e sul parallelo rafforzamento dell’economia dei servizi.
Sul piano settoriale, l’andamento più robusto si registra infatti nei servizi finanziari e assicurativi, che segnano un incremento del 5,89%. In particolare, i Servizi finanziari, esclusi assicurazioni e fondi pensione, mettono a segno un vero e proprio balzo del +18,31%, pari a 5.866 nuove realtà imprenditoriali.
Seguono, con tassi di crescita particolarmente sostenuti, le attività di Alloggio (+6,61%), la Pubblicità e ricerche di mercato (+5,89%), la Consulenza gestionale (+5,07%) e il comparto energia elettrica, gas e vapore(+5,16%). Segnali di vivace espansione emergono anche dal comparto tecnologico: la Produzione di software e la consulenza informatica ampliano la propria base imprenditoriale di oltre 2.100 unità (+3,79%).
Prosegue invece la fase di contrazione per alcuni pilastri storici dell’economia italiana quali l’Agricoltura, che perde oltre 8 mila imprese (-1,17%), il Commercio, che arretra di 9.840 unità (-0,72%), e la Manifattura, che si riduce dello 0,80%, con 3.981 imprese in meno. In controtendenza, l’Edilizia conferma una buona tenuta, chiudendo l’anno con 9.306 imprese aggiuntive (+1,12%).
Imprese italiane in rafforzamento con la partnership Italia-Germania
La pubblicazione del nuovo report Movimprese si inserisce idealmente nel solco dei recenti accordi bilaterali tra Italia e Germania dedicati all’innovazione e al rilancio dei comparti industriali più avanzati, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le prime due manifatture d’Europa in una fase economica particolarmente complessa.
Entrambe le economie mostrano infatti segnali di rallentamento. La Germania, dopo anni di crescita debole, potrebbe chiudere il 2025 con un PIL intorno allo 0,2%, restando esposta al rischio di stagnazione; l’Italia, pur mantenendo un segno positivo, è attesa su un ritmo di crescita nell’ordine dello 0,5%, in rallentamento rispetto alle stime formulate a inizio anno.
Colpite da criticità comuni (dal nodo dei dazi commerciali alla volatilità dei costi energetici, fino alle tensioni sulle catene di approvvigionamento) Roma e Berlino hanno scelto di reagire puntando su un rafforzamento strutturale della partnership economica. Una relazione già solida: l’interscambio Germania-Italia supera i 150 miliardi di euro annui e Berlino è la prima destinazione dell’export italiano.
In questo contesto si collocano i sette accordi bilaterali siglati tra i ministeri dei due Paesi, affiancati da cinque intese tra imprese. Tra i punti cardine figurano la sicurezza dell’approvvigionamento di materiali critici per le filiere industriali; il rafforzamento della cooperazione in ricerca, sviluppo e innovazione, con l’obiettivo di sostenere partenariati tra startup, Pmi e centri di ricerca; la promozione dei trasporti combinati e dell’intermodalità, considerati strategici per la competitività logistica europea.
Imprese italiane, scenario favorevole ma selettivo per i possessori di certificati
Analizzando i dati Movimprese, emerge uno scenario complessivamente favorevole per investitori e possessori di certificati, in particolare quelli legati a indici settoriali. Il saldo positivo delle imprese nel 2025, sostenuto principalmente dalle società di capitali e dai settori dei servizi finanziari, tecnologici e dell’energia, potrebbe tradursi in una maggiore stabilità dei sottostanti ancorati al tessuto produttivo nazionale.
C’è da dire però che la contrazione di comparti più tradizionali come agricoltura, commercio e manifattura potrebbe comportare nel lungo periodo una maggiore volatilità per i certificati riferiti a questi settori, con possibili impatti sui rendimenti.
Fortunatamente, la partnership Italia-Germania, rinnovata con i sette accordi bilaterali, offre un elemento di rafforzamento allo scenario, visto che queste nuove intese potrebbero aumentare la resilienza delle imprese coinvolte e migliorare la prevedibilità dei flussi di reddito, tutti fattori chiave per chi investe su strumenti legati alla crescita industriale e ai settori più dinamici dell’economia.

