Italia apre il 2026 con crescita PIL modesta ma conti pubblici sotto controllo

L’Italia deve crescere, e nel 2026 il Governo dovrà prestare particolare attenzione all’economia nazionale, considerando che il 2025 si chiuderà con dati sul PIL poco incoraggianti. Per stimolare la crescita sarà necessario investire nel sistema Paese, e l’emissione di nuovi bond e titoli di Stato può rappresentare uno strumento efficace, anche in forza dell’attuale situazione dei conti pubblici, che godono anche quest’anno di un rinnovato avanzo primario.

PIL Italia 2025 tra le più basse in Europa: rebus su investimenti per la crescita

Se nel 2024 la crescita del PIL italiano si è attestata intorno allo 0,7%, in calo rispetto all’1,0 % del 2023 e al 3,7% del 2022, per il 2025 le prospettive non migliorano: si prevede un aumento di circa lo 0,7 %, sostenuto principalmente dalla domanda interna, con i consumi attesi in crescita grazie all’aumento lieve di retribuzioni e occupazione, e in particolare dagli investimenti, grazie ai progetti finanziati dal PNRR. Un freno arriverà però dalla domanda estera netta, poiché le importazioni cresceranno più rapidamente delle esportazioni.

L’Italia torna quindi a fare i conti con una mezza stagnazione economica, che la distingue dalla maggior parte delle economie europee. Nel confronto internazionale, la performance italiana appare infatti più debole: la crescita prevista per il PIL nazionale sarà circa un terzo di quella dell’Unione europea, stimata dalla Commissione Ue all’1,4 %. Tra i principali Paesi europei, la Francia dovrebbe crescere dello 0,7 %, la Spagna del 2,9 %, la Polonia del 3,2 %, mentre solo la Germania fa peggio, con uno 0,2 %.

A tal riguardo, i Paesi hanno cominciato a valutare piani di investimento per stimolare la crescita, in particolar modo attraverso l’emissione di bond sovrani. Ad esempio, la Germania ha annunciato un programma di emissioni per 318 miliardi di euro tramite aste e 176 miliardi attraverso il mercato monetario, mentre la Francia punta nel 2026 a un’emissione netta di circa 310 miliardi di euro in titoli a medio-lungo termine.

Anche l’Italia punta all’emissione di bond, infatti il MEF ha annunciato un piano per raccogliere tra i 350 e i 365 miliardi di euro sui mercati nel 2026, un’operazione che potrebbe risultare onerosa sul lungo periodo se i conti pubblici dovessero mostrare segnali di debolezza o se il debito diventasse troppo gravoso. Per fortuna, su questo fronte, l’Italia si trova in una posizione relativamente solida. Oltre a uno uno spread decennale molto basso (65‑70 punti base) e un contesto europeo di forte indebitamento, il Paese beneficia di un rinnovato avanzo primario.

Italia e deficit PIL: avanzo primario come punto di forza

Il 2026 si apre per l’Italia con segnali positivi sui conti pubblici, grazie a un avanzamento dello surplus statale nella differenza tra entrate e uscite. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), per il 2025 Roma prevede un avanzo primario pari allo 0,7 % del PIL, in aumento rispetto allo 0,4 % del 2024. In termini monetari, ciò corrisponde a un surplus di circa 13-14 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto ai 11,4 miliardi di euro registrati nel 2024.

Se si confrontano i conti italiani con quelli delle principali economie europee, emerge un quadro di forte contrasto. Nel 2024 Francia, Germania e Spagna avevano registrato deficit primari importanti (rispettivamente ‑3,7 %, ‑1,6 % e ‑0,7 % del PIL). Nel 2025 la situazione resta simile: la Francia dovrebbe mantenere un disavanzo primario marcato attorno al 3,1 %, la Spagna un deficit dello 0,1 % rispetto a un obiettivo di avanzo programmato, e la Germania continuerebbe a mostrare un disavanzo primario del 2,2 %, ben al di sopra delle previsioni del proprio documento di bilancio.

In pratica, l’Italia si conferma tra i pochi Paesi europei a vantare conti pubblici solidi: un risultato che, insieme alla prospettiva di portare il rapporto deficit/PIL sotto la soglia del 3 % e uscire dalla procedura di infrazione UE già nel 2026, rafforza la credibilità fiscale del Paese. Il che potrebbe essere utile per le nuove emissioni: grazie alla fiscalità rafforzata, l’Italia potrebbe emettere nuovi bond con tassi di interesse sostenibili, così da mantenere basso il profilo di rischio e garantire liquidità sufficiente per gli investimenti a favore della crescita nazionale.

Rimane comunque il problema del rapporto debito/PIL, un indicatore seguito con attenzione dai mercati: anche con un avanzo primario stabile, la gestione del debito richiederà prudenza. C’è da dire però che per il 2025, tra i grandi Paesi, l’Italia resta l’unico a prevedere un rapporto debito/PIL inferiore all’obiettivo fissato nel PSB, pur stimando un incremento al 136,6 % (+1,3 punti rispetto al 2024). Al rialzo anche le stime per Spagna (101,7 %, +0,3 punti) e Francia (116,2 %, +1,5 punti), mentre in Germania il debito è previsto al 63,9 % del PIL, in aumento rispetto al DPB autunnale.

Crescita Italia tra conti pubblici e bond: opportunità e rischi per possessori di certificati

Nel complessivo, il sistema Paese sul fronte di crescita e debito presenta luci e ombre, ma a prescindere il contesto offre alcuni segnali importanti per investitori e possessori di certificati di investimento legati a titoli di Stato italiani.

Sì, la crescita economica rimane debole e il debito è ancora elevato, il che potrebbe comportare dei rischi in caso di scostamenti dai target fiscali o tensioni sui mercati internazionali. Tuttavia, grazie a pilastri solidi come un avanzo primario stabile e uno spread decennale ai minimi storici, la fiscalità nazionale appare più credibile rispetto al passato. Tutto ciò potrebbe contribuire a ridurre il rischio sovrano percepito e rendere i rendimenti dei titoli relativamente più sicuri, con costi di rifinanziamento contenuti.

Inoltre, l’aumento delle emissioni previste dal MEF per il 2026 potrebbe incrementare la liquidità sul mercato dei bond, offrendo agli investitori opportunità di collocamento di nuovi certificati e di diversificazione del portafoglio.

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