Le operazioni di Mergers & Acquisitions (M&A) in Italia raggiungono 85 miliardi di euro nel 2025, segnando una crescita a due cifre rispetto al 2024. Lo rileva il nuovo report dello studio legale Gatti Pavesi Bianchi Ludovici (GPBL), realizzato in collaborazione con Mergermarket, che evidenzia un certo fermento nel settore della moda e del lusso.
M&A in Italia in crescita su banche, industria, PE e moda/lusso
Il valore delle operazioni di M&A in Italia cresce del 20% rispetto ai 70,9 miliardi del 2024, un andamento che riflette quello dell’Unione Europea, secondo il nuovo report GPBL. Eurolandia, nello stesso periodo, ha infatti segnato un incremento simile, portando il totale delle operazioni a 930,2 miliardi di euro.
Nonostante l’aumento del valore complessivo, il numero di operazioni in Italia ha registrato un lieve calo, con 1.425 transazioni concluse nel 2025 (-0,6% rispetto alle 1.434 del 2024), a indicare una maggiore concentrazione di operazioni ad alto valore, pur in presenza di un numero complessivo leggermente inferiore di deal.
Tra le operazioni più rilevanti dell’anno spiccano diverse transazioni strategiche: a parte l’OPA di Monte dei Paschi di Siena (MPS) su Mediobanca, valutata 14,3 miliardi di euro, sono da segnalare l’acquisizione di Iveco Group da parte di Tata Motors per 7 miliardi di euro nel comparto industriale, che ha portato il totale del settore a 16,5 miliardi (17% su base annua); e l’acquisizione di Golden Goose da parte di HSG per 2,5 miliardi di euro, ceduta da Permira, per il mercato del private equity (-21% in valore, a 27,8 miliardi, ma stabile in termini di numero di operazioni con un +2%).
E così anche l’’annuncio dell’acquisizione di Versace da parte di Prada per 1,3 miliardi di euro e l’operazione su Marcolin, acquistata da VSP Vision per circa 1 miliardo di euro: due operazioni che certificano come il settore moda e lusso abbia mostrato nel 2025 dei segnali di rafforzamento.
Moda e lusso Italia, segnali di rafforzamento nonostante il calo del fatturato
Nel settore della moda e del lusso, il report precisa infatti che nel 2025 il luxury M&A in Italia ha raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni, con 22 operazioni per un valore complessivo di 5,2 miliardi di euro. Un incremento impressionante rispetto al 2024: +175% in termini di numero di deal e +676% in valore, con le transazioni che hanno rappresentato il 57% del valore complessivo del mercato consumer.
Una crescita sostenuta dalle dinamiche di consolidamento, dal persistente appeal globale del Made in Italy e dall’interesse di operatori industriali e investitori finanziari per piattaforme scalabili con ambizioni internazionali. Per usare le parole di Andrea Giardino, equity partner di GPBL, il mercato italiano del fashion e del lusso “continua a distinguersi come uno dei contesti più attrattivi per operatori industriali e capitali privati”,
E questo nonostante l’attuale fase di rallentamento che interessa alcuni segmenti dell’industria della moda. I dati diffusi recentemente da Intesa Sanpaolo e Prometeia lo confermano: tra gennaio e novembre 2025 il Sistema moda ha registrato un calo del 2,1% del fatturato deflazionato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Malgrado ciò, le prospettive per il 2026 restano ottimistiche. Secondo le stime annunciate dal presidente di CNMI, Carlo Capasa, il sistema moda dovrebbe crescere dell’1% nel 2026. “La moda nel 2026 segnerà +1%, forse anche +2 o 2,5% anche se per ora preferiamo restare prudenti”. Una crescita cruciale, che potrebbe contribuire a far risalire anche l’export, dopo i risultati del 2025. Stando ai dati ICE, se nel 2024 l’export moda aveva raggiunto 83 miliardi di euro, in crescita dell’1% sull’anno precedente e con l’Italia seconda esportatrice mondiale dopo la Cina, nei primi dieci mesi del 2025 l’export è sceso sotto i 70 miliardi, segnando un calo del 4,9%.
Moda e lusso tra M&A ed export: cosa cambia per i possessori di certificati
L’andamento record delle M&A in Italia nell’ultimo anno, in particolare quello del settore moda e lusso, è decisamente una buona notizia per investitori e possessori di certificati di investimento. Basti solo pensare che operazioni di alto profilo, come l’acquisizione di Versace, potrebbero andare a influenzare direttamente i prezzi dei sottostanti collegati ad azioni o indici dei settori coinvolti, il che creerebbe nuove opportunità di rialzo dei rendimenti.
Va tuttavia considerato che la concentrazione di transazioni ad alto valore e la volatilità dei mercati del lusso e dell’industria potrebbero aumentare le oscillazioni dei sottostanti, con possibili impatti sui certificati a capitale condizionatamente protetto o a barriera.
Davanti a queste opportunità e rischi, però, la prospettiva di una ripresa dell’export nel 2026 potrebbe comunque sostenere la performance futura dei titoli legati al Made in Italy, rendendo questo segmento ancora più interessante per investitori in strumenti derivati e certificati strutturati.

