Riaperta da oggi e fino al 22 settembre l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) di Monte dei Paschi di Siena, rivolta agli azionisti di Mediobanca. Se l’operazione dovesse concludersi positivamente, lo scenario di un delisting di Piazzetta Cuccia da Piazza Affari si farebbe sempre più concreto.
I termini dell’offerta e i primi risultati
Consegna di 2,533 azioni di MPS per ogni titolo portato in adesione, più un pagamento in contanti di 90 centesimi. Con questa proposta già nella prima fase, conclusa l’8 settembre, la banca toscana è riuscita a raggiungere il 62,2951% delle adesioni, diventando ufficialmente il primo socio di Piazzetta Cuccia, con il controllo dell’assemblea ordinaria.
Manca dunque poco per raggiungere l’obiettivo cruciale: la soglia dei due terzi del capitale (66,67%), che permetterebbe a MPS di esercitare il controllo anche nelle assemblee straordinarie. E avviare una possibile fusione tra i due istituti.
Il regolamento dell’operazione ha già determinato un profondo rimescolamento nell’azionariato. Da Piazzetta Cuccia sono usciti due soci storici come Delfin (20%) e Caltagirone (10%), che hanno aderito interamente all’operazione.
Parallelamente, in MPS le rispettive partecipazioni si sono rafforzate: la holding della famiglia Del Vecchio salirà al 21%, mentre il gruppo guidato da Francesco Gaetano Caltagirone arriverà al 13%. Diversa la posizione per altri azionisti: Banco Bpm si diluirà dal 9% al 4,5%, mentre il Tesoro scenderà dall’11,7% a poco meno del 6%.
Le nuove prospettive di controllo e fusione
Le stime indicano che le adesioni potrebbero portare la banca toscana a detenere addirittura una quota vicina all’80% di Mediobanca, se non addirittura superiore.
Qualora infatti MPS arrivasse a superare il 90% del capitale, si attiverebbe l’OPA obbligatoria sulle azioni rimaste in circolazione, operazione che comporterebbe per MPS un ulteriore esborso stimato in circa 1,8 miliardi di euro. Con un rischio concreto di diluizione per gli azionisti principali, tra cui Delfin e lo stesso Caltagirone, oggi rispettivamente al 21% e al 13% del capitale della banca.
Se addirittura le adesioni dovessero arrivare al 100%, oltre ad un ulteriore diluzione delle quote, scatterebbe il delisting di Mediobanca e l’eventuale fusione, con effetti rilevanti per l’azienda, i dipendenti e il mercato.
Conseguenze per investitori e portatori di certificate
Il delisting, ossia la rimozione di un titolo azionario da una borsa valori, non dovrebbe allarmare eccessivamente gli investitori, poiché di norma viene prevista una forma di compensazione, come accade nei casi di fusioni o acquisizioni. Il problema è infatti quando il delisting avviene per motivi finanziari o per scelte strategiche: in tali circostanze possono emergere diverse criticità.
Come la difficoltà di vendita, dal momento che un titolo delistato non è più negoziabile sul mercato regolamentato. Le azioni possono essere scambiate solo su mercati over-the-counter (OTC), meno trasparenti e caratterizzati da una liquidità ridotta.
Ciò rende più complicato trovare acquirenti e può costringere gli investitori a cedere i titoli a prezzi inferiori rispetto a quelli auspicati. Un ulteriore nodo riguarda l’impatto sul valore delle azioni: l’incertezza legata al delisting tende spesso a pesare negativamente sulle quotazioni.
Il caso dei certificate con Mediobanca
Nel caso dei certificate con Mediobanca, già venerdì 12 settembre, con il passaggio di denominazione dei contratti di opzione da Mediobanca a Monte Paschi di Siena, sono diventate efficaci le rettifiche dei certificati, al fine di neutralizzare l’operazione straordinaria.
Ciononostante, gli investitori dovranno fare attenzione.
Da oggi 16 settembre l’andamento dei certificati dipenderà da MPS, benché le azioni Mediobanca siano ancora quotate. A sua volta, i certificati che hanno nel basket sottostante sia Mediobanca che BMPS subiranno una rettifica differente, con la sostituzione di Mediobanca con un altro titolo. Inoltre, passando a MPS, i certificati già quotati dovranno leggere dividendi stimati maggiori (Mediobanca ha un dividend yield del 6% circa, MPS invece uno inferiore all’11%: una differenza che potrebbe impattare negativamente sul prezzo dei certificati già quotati).
Infine, nel caso dei certificati con basket aventi titolo Mediobanca e MPS, scatterà la rettifica con titoli equiparabili. Già Vontobel per i suoi certificati ha rettificato su Unicredit o Banco BPM, mentre Barclays per le sue emissioni è passata su BPER Banca.
