Moody’s taglia le stime di crescita: PIL Italia rivisto al ribasso nel 2026

Non arrivano buone notizie da Moody’s per l’Italia. A sei mesi dall’upgrade del titolo sovrano, l’agenzia di rating ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL Italia 2026, rivedendo al contempo al rialzo le stime sull’inflazione.

A pesare su entrambe le revisioni è il conflitto in Medio Oriente, a cui il Paese risulta particolarmente vulnerabile sul fronte energetico. Nonostante ciò, Moody’s riconosce che il percorso di graduale risanamento fiscale delineato nel quadro di bilancio a medio termine resta credibile e realizzabile, e delle prospettive tutto sommato positive se il Governo mantiene sotto controllo i conti pubblici.

Moody’s, PIL Italia 2026 allo 0,7% (e inflazione al 2,1%)

Considerando il conflitto militare in Medio Oriente, abbiamo leggermente abbassato la nostra previsione di crescita del Pil reale per il 2026 dallo 0,8% allo 0,7% e abbiamo aumentato la nostra previsione di inflazione dall’1,8% al 2,1%“. Con queste parole Moody’s aggiorna le aspettative sull’economia italiana, limando le prospettive del PIL Italia 2026 e rallentando il calo dell’inflazione sperato.

Per quest’anno, si attendeva un’accelerazione del PIL Italia 2026, rispetto al +0,5% registrato nel 2025 secondo i dati ISTAT, e una riduzione più marcata dell’inflazione. Ma il conflitto in Medio Oriente ha complicato i piani. L’agenzia statunitense avverte che “le prospettive di crescita dell’Italia sono sensibili a uno scenario più avverso di conflitto prolungato, riflettendo la sua esposizione relativamente elevata alle importazioni energetiche dalla regione del Golfo”.

In effetti, come detto tempo fa, il PIL Italia 2026 potrebbe risentire delle tensioni legate alla guerra in Medio Oriente, e con i mercati energetici in forte volatilità, tra Brent e gas europeo TTF sotto pressione da settimane, non è escluso che i prezzi possano iniziare a salire già da marzo. E al momento le stime future non sono ottimistiche: se lo scenario di guerra dovesse perdurare, a detta di Oxford Economics, l’aumento dei costi energetici potrebbe spingere l’inflazione italiana di oltre un punto percentuale rispetto alle previsioni, portando l’indice complessivo oltre il 3% entro fine anno.

PIL Italia 2026: economia resiliente ma sotto pressione secondo Moody’s

Guardando all’economia italiana nel suo complesso, Moody’s evidenzia come il Paese mantenga comunque una certa solidità. “I rating dell’Italia, compresi i rating a lungo termine dell’emittente (Baa2) con outlook stabile, sono sostenuti dall’economia del Paese, caratterizzata da dimensioni notevoli, diversificazione e redditi elevati, da una solida base di investitori nazionali che sostiene il finanziamento pubblico e da un quadro politico ancorato all’appartenenza all’Unione Europea e all’area dell’euro”.

Resta però qualche limite strutturale, tra cui l’elevatissimo indebitamento pubblico dell’Italia, “che limita la flessibilità fiscale”, le prospettive di crescita moderate nel medio termine, “appesantite da un contesto demografico sfavorevole e da dinamiche di produttività deboli”, e l’elevata sensibilità delle finanze pubbliche alle variazioni delle condizioni di finanziamento.

Nonostante questi limiti, gli sviluppi macroeconomici e fiscali sono stati “in linea con le nostre aspettative dall’ultima azione di rating del novembre 2025“. In particolare, la crescita del PIL Italia, pari allo 0,5% nel 2025 rispetto allo 0,8% del 2024, riflette “una domanda estera più debole e condizioni di finanziamento più restrittive, in parte compensate da una domanda interna resiliente”.

Sul fronte del debito, le entrate hanno registrato una crescita “superiore alle attese“, grazie a “un impatto strutturale positivo delle recenti riforme a sostegno dell’adempimento fiscale“. Secondo l’agenzia, il disavanzo di bilancio è sceso al 3,1% del PIL nel 2025, dal 3,4% del 2024, mentre il saldo primario è migliorato, passando da un surplus dello 0,5% a uno dello 0,7% del PIL.

Di contro, “la crescita della spesa è stata più forte del previsto, principalmente a causa dell’impatto transitorio e non strutturale dei pagamenti residui nell’ambito del regime di credito d’imposta superbonus. Di conseguenza, l’onere del debito è salito al 137,1% del PIL dal 134,7% del 2024, leggermente più di quanto ci aspettassimo”, aggiunge Moody’s.

Moody’s, Italia al bivio tra crescita e debito: cosa cambia per i possessori di certificati

In definitiva, l’Italia mostra ancora una buona resilienza e conserva margini per rimettersi in gioco nel corso dell’anno. Moody’s osserva infatti che “le riforme volte a migliorare l’efficienza del settore pubblico e il contesto imprenditoriale in generale potrebbero portare a un miglioramento più sostanziale delle prospettive di crescita dell’Italia, con ripercussioni positive sulle finanze pubbliche“.

D’altra parte, l’agenzia avverte che “una crescita più lenta o un risanamento fiscale meno pronunciato rispetto a quanto attualmente previsto comprometterebbe le nostre proiezioni di una riduzione dell’onere del debito”. Il che sarebbe un problema non solo per il Sistema Paese, ma anche per investitori e possessori di certificati.

Un rallentamento del PIL Italia 2026 e un’inflazione più alta potrebbero infatti tradursi in una maggiore volatilità dei prezzi dei certificati e in un potenziale impatto sui rendimenti attesi, soprattutto per strumenti con scadenze medie o legati direttamente all’andamento del debito sovrano. Tuttavia, la resilienza del Paese e le prospettive di graduale risanamento fiscale indicano che, se il Governo mantiene sotto controllo i conti pubblici, l’impatto negativo sui certificati potrebbe restare contenuto.

Più complicata la dinamica relativa alle tensioni energetiche: l’esposizione dell’Italia e l’incertezza derivante dal conflitto in Medio Oriente potrebbero generare picchi di volatilità, soprattutto sui certificati più sensibili all’inflazione o ai tassi d’interesse. A tal riguardo, gli investitori dovrebbero mantenere una gestione attenta del rischio e una valutazione accurata della duration e della tipologia di sottostante.

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