Mps oltre le attese: utile a 1,37 miliardi e redditività in crescita nel 2025
Rocca Salimbeni chiude i primi nove mesi del 2025 con un utile netto di 1,37 miliardi di euro, in aumento del 17,5% su base annua e superiore alle attese del mercato. Un risultato ottenuto “al netto degli effetti positivi delle imposte”, che nel 2024 avevano inciso per 470 milioni contro i 78 milioni registrati nel 2025.
I ricavi complessivi dei primi nove mesi dell’anno si attestano a 3,054 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con lo stesso periodo del 2024 (+0,5%). A sostenere la performance sono stati soprattutto l’aumento delle commissioni nette (+8,5% a 1,185 miliardi di euro) e la crescita degli altri ricavi della gestione finanziaria (+35%), che hanno compensato il calo del margine d’interesse, sceso del 7,4% a 1,638 miliardi di euro.
Sul fronte dei costi, al 30 settembre 2025 gli oneri operativi risultano pari a 1,411 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto all’anno precedente (+1,4%). L’incremento, spiega la banca nella nota, “è legato principalmente per gli effetti del rinnovo del CCNL dei bancari sulle spese del personale, parzialmente compensati dall’efficiente gestione delle altre spese amministrative“. Di conseguenza, il risultato operativo lordo del gruppo è stabile a 1,643 miliardi, mentre quello operativo netto cresce a 1,389 miliardi, contro i 1,339 miliardi dello stesso periodo del 2024.
Sul piano patrimoniale, la raccolta complessiva del gruppo al 30 settembre 2025 si attesta a 357,6 miliardi di euro. Escludendo l’apporto di Mediobanca, l’aggregato è pari a 204,4 miliardi, in aumento di 4 miliardi rispetto a giugno. La crescita riguarda sia la raccolta diretta, salita di 2,3 miliardi a 165,2 miliardi, sia la raccolta indiretta, aumentata di 1,7 miliardi a 192,4 miliardi di euro.
Per quanto riguarda i coefficienti patrimoniali, il CET1 fully loaded si posiziona al 16,9%, in calo rispetto al 19,6% di giugno e al 18,2% di fine 2024, mentre il total capital ratio si attesta al 19,3% (contro il 21,8% del trimestre precedente e il 20,5% di dicembre).
Infine, la redditività del gruppo rimane solida, con un ritorno sul capitale tangibile (ROTE) del 14% e un pay-out ratio del 100%,a conferma dell’interesse della banca senese di offrire una valida remunerazione agli azionisti e creare valore per gli stakeholder.
Mps tra dividendi, buyback e nuova strategia per il 2026
A tal riguardo, come ha spiegato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, “prevediamo di distribuire un dividendo per quest’anno in linea con quello precedente, garantendo un rendimento degli azionisti tra i più elevati in Europa“. Il manager ha inoltre aperto alla possibilità di un dividendo ad interim: “è un’opzione che stiamo considerando e vedremo con il piano industriale, stiamo pensando a questa opzione. Siamo fiduciosi di raggiungere i nostri target e anzi di far crescere il dividendo per azione”.
Lovaglio ha poi sottolineato come il capitale in eccesso rappresenti “una grossa opportunità da sfruttare al meglio”, precisando che la banca intende cogliere ogni occasione “per far crescere il nostro business e gratificare di più i nostri azionisti, con un buyback o un dividendo straordinario”. Infine, l’ex banchiere di UniCredit ha alzato le stime di utile per la fine del 2025, annunciando che Mps, su base stand alone, realizzerà oltre 1,6 miliardi di euro di profitti ante imposte.
Oltre a ciò, Rocca Salimbeni si prepara a presentare nel primo trimestre del 2026 il nuovo piano industriale di gruppo, destinato a tracciare le linee guida della strategia integrata con Piazzetta Cuccia e le priorità di sviluppo nei segmenti retail, corporate e wealth management.
In merito al fronte Mediobanca, spiega sempre il CEO Lovaglio: “i 22 cantieri di lavoro che abbiamo aperto sull’integrazione con Mediobanca stanno procedendo in maniera celere, con massima disciplina e come programmato. Nel primo trimestre del 2026 con il nuovo piano delineeremo il percorso strategico finanziario e dei risultati che potremmo trarre dai due gruppi assieme che rappresentano un’unicità nel mercato bancario italiano“.
Al momento, il manager mantiene il riserbo sui dettagli del piano e sul tema della fusione (e il conseguente delisting), sottolineando che “nel Capital Market Day spiegheremo cosa faremo nel dettaglio. Vogliamo mantenere due marchi forti, ciascuno focalizzato sul proprio core business. Avere due diverse legal entity non inciderà sulla generazione di sinergie; nelle nostre stime preliminari vediamo solo impatti positivi. Certo, con un flottante del 14%, il titolo Mediobanca è poco liquido, ma è troppo presto per prendere decisioni sul delisting”.
Mps, una valida opzione per possessori di certificate
Nel frattempo, mercati e analisti accolgono positivamente i conti e le prospettive del Monte dei Paschi di Siena. A Piazza Affari, ora il titolo Mps guadagna il 4,7%, scambiando intorno a 7,7 euro, e si conferma tra i migliori del Ftse Mib, in crescita dello 0,2%.
Sul fronte delle valutazioni, Equita sottolinea che “i risultati del terzo trimestre 2025 sono migliori delle attese” per minori costi operativi e rettifiche su crediti, con un Cet1 in crescita di 20 punti base al 13,5%. Anche Jefferies parla di conti “solidi, con capitale oltre le attese e prospettive positive per il dividendo 2025”. Secondo gli analisti della società americana, “l’accantonamento del payout al 100% rappresenta un segnale favorevole rispetto alle nostre stime più caute”, aggiungendo che “il capitale risulta significativamente superiore al consensus”.
Un’ulteriore conferma, dunque, della solidità del titolo Mps, che si conferma un’opzione interessante per investitori e possessori di certificate. Forte di conti solidi, in particolare sul fronte della redditività, e di prospettive chiare in tema di payout, dividendi e buyback, la banca senese si presenta oggi come un emittente capace di coniugare stabilità e potenziale di crescita.
In merito ai suoi piani futuri per il 2026, Mps guarda a una sinergia positiva con Mediobanca, allontanando così le voci di delisting di Piazzetta Cuccia. Una strategia che potrebbe contribuire a ridurre la volatilità implicita e rendere il titolo ancora più interessante per i certificate basati su scenari di consolidamento o di crescita controllata.

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