Oro oltre i 4.300 dollari l’oncia: rally senza precedenti e dalle molteplici cause

Fino a pochi giorni fa l’oro aveva raggiunto la soglia storica dei 4.000 dollari l’oncia. Oggi ha già superato i 4.300 e punta con decisione verso i 4.400 dollari. Una corsa che sembra inarrestabile, spinta da diversi fattori, anche inaspettati.

La crescita inarrestabile dell’oro

Bene rifugio per eccellenza, l’oro ha attraversato la storia con oscillazioni anche drastiche, pur mantenendo il suo ruolo centrale. Fino alla fine degli anni Settanta, ad esempio, non superava i 200 dollari l’oncia. Poi, nei primi anni Ottanta, il prezzo è schizzato oltre i 600 dollari, salvo tornare indietro e stabilizzarsi a lungo tra i 300 e i 400 dollari.

Il vero cambio di passo arriva con la crisi finanziaria del 2007-2008, quando l’oro supera per la prima volta i 1.000 dollari, giungendo nel 2011 a quota 1.500. Ma poi torna indietro, restando per anni compreso tra i 1.200 e i 1.400. Con la pandemia di Covid-19 arriva un nuovo shock, e con tanto di nuovo record nel 2023, quando il metallo prezioso sfonda i 2.000 dollari. Da non dimenticare poi il boom di quest’anno, con lo sfondamento del tetto dei 3.000 dollari a marzo e dei 4.000 dollari a ottobre.

Fino ad arrivare ad oggi, con l’oro spot a quota 4.366,770 dollari l’oncia. Un rally davvero incontenibile, e che stando alle proiezioni della Goldman Sachs può solo peggiorare: la banca d’affari prevede che il prezzo dell’oro possa salire fino a 4.900 dollari l’oncia entro fine 2026.

Perché il valore dell’oro sta aumentando?

Economico-finanziario, geopolitico, fino a quello “psicologico”: i motivi dietro questo aumento vertiginoso dell’oro sono i più disparati.

Sul lato economico, oltre a essere un utile strumento contro l’erosione del potere d’acquisto delle valute e l’inflazione, in un contesto di probabile taglio dei tassi di interesse da parte della FED, il metallo giallo è anche conveniente. Pur non generando interessi, l’oro tende ad acquistare valore quando i tassi scendono, visto che il “costo opportunità” di detenerlo (cioè il mancato guadagno rispetto ad altri strumenti che producono rendimenti) si riduce sensibilmente. Tra l’altro, col dollaro in calo, l’oro diventa più economico per i detentori di altre valute.

Sul fronte geopolitico, gli eventi globali continuano a esercitare un ruolo determinante sulle quotazioni dell’oro. Un esempio è nel 2024, quando il metallo prezioso ha registrato un forte rialzo, spinto soprattutto dagli acquisti massicci delle banche centrali, che hanno intensificato gli acquisti dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Secondo i dati del World Gold Council, per il terzo anno consecutivo gli istituti centrali hanno acquistato oltre 1.000 tonnellate di lingotti.

Nel 2025, invece, a sostenere ulteriormente il prezzo sono intervenuti nuovi fattori: a marzo l’avvio della politica dei dazi commerciali voluta da Trump e, a ottobre, lo shutdown del governo statunitense insieme alle rinnovate tensioni tra Washington e Pechino.

E poi c’è l’aspetto psicologico, in questo caso l’effetto FOMO (fear of missing out), la paura di perdere un’opportunità del genere, di sfruttare a proprio vantaggio il rally in corso. Una paura che potrebbe aver contribuito all’ondata di acquisti da parte sia di piccoli risparmiatori che di grandi fondi, anche in forza dei consigli di investitori come Ray Dalio, il quale ha raccomandato di destinare almeno il 15% del portafoglio all’oro.

Il rally dell’oro per i possessori di certificate, tra guadagni e volatilità

Per ora il futuro dell’oro è tutto il salita. Ma la domanda sorge spontanea: quanto durerà ancora questo rally? Difficile dirlo. Forse potrebbe rallentare se si verificassero eventi come un rialzo del dollaro, una significativa riduzione dei dazi di Trump o un accordo di pace tra Russia e Ucraina. Ma è troppo presto per dirlo.

Fino ad allora, chi possiede certificati legati all’andamento del metallo prezioso vedrà moltiplicarsi i propri guadagni. Restano però indiscutibili i rischi di forte volatilità, anche se parlare di bolla potrebbe essere prematuro: gli indicatori di paura, come il Cboe Volatility Index, sono rimasti in gran parte bassi, quindi per ora il problema non si pone.

A prescindere, è bene valutare attentamente la propria esposizione: se da un lato i rendimenti potenziali sono elevatissimi, dall’altro basta un’inversione improvvisa di trend per azzerare i profitti.

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