Il 2025 continua a essere un anno proprio d’oro per il metallo giallo, che segna oggi il suo cinquantesimo record stagionale, sfiorando i 4.500 dollari l’oncia. Ormai il metallo è in rally pressoché permanente da oltre un mese, forte anche dell’andamento del dollaro e della tesa situazione geopolitica, che spingono al rialzo anche altri metalli come argento, palladio e platino.
Oro a 4500 dollari e rally senza precedenti per argento e platino
L’oro continua a correre verso nuovi record: l’oro spot è salito dell’1% a 4.488,94 dollari l’oncia stamattina, dopo aver toccato un picco di 4.497,55 dollari all’inizio della sessione. I futures sull’oro statunitense con consegna a febbraio hanno segnato un rialzo dell’1,1% a 4.520,10 dollari.
In pratica il metallo giallo ha guadagnato il 12,5% appena due mesi e mezzo dopo aver superato la soglia dei 4.000 dollari, proiettandosi verso quota 5.000 dollari, che corrisponderebbe a circa 161 dollari al grammo. Un livello impensabile per un metallo che era sui 3000 dollari l’oncia fino a marzo e sui 2000 dollari alla fine del 2024, e che rende sempre più sempre più concrete le previsioni di rialzo di diversi analisti, tra cui Goldman Sachs, che stima l’oro a 4.900 dollari entro il 2026.
Il bello è che anche l’argento segue a ruota, con lo spot salito dell’1% a 69,70 dollari dopo aver raggiunto un record di 69,98 dollari, registrando guadagni da inizio anno superiori al 141%, ben oltre quelli dell’oro. E così anche il platino spot, che ha guadagnato l’1,2% a 2.145,10 dollari, il livello più alto in oltre 17 anni, mentre il palladio è balzato del 3,4%, toccando i 1.819 dollari, il massimo degli ultimi tre anni.
Un rally davvero inarrestabile, che fa presagire come le nuove soglie di 4.500 e 70 dollari per oro e argento “vengono considerati meno come limiti massimi e più come punti di riferimento all’interno dei trend in corso, lasciando entrambi i metalli saldamente sostenuti per ora e durante le festività“, sostiene Ahmad Assiri, stratega di ricerca presso Pepperstone.
Oro a 4500 dollari, i motivi dietro il rally
Per secoli, l’oro è stato il bene rifugio per eccellenza in tempi di incertezza politica ed economica. Tempi che non sono mancati negli ultimi decenni: dalla caduta dell’URSS ai conflitti degli anni Duemila, dalla crisi dei mutui subprime fino alle tensioni geopolitiche più recenti. Eppure, solo nel 2025 l’oro ha registrato un balzo impressionante: da circa 2.623 dollari l’oncia al 1° gennaio il metallo ha oggi sfiorato la soglia dei 4.500 dollari.
E qui la domanda: com’è possibile questo rally senza precedenti?
Per tanti motivi. In primis, l’afflusso massiccio di capitali verso gli ETF garantiti dall’oro, alimentato dalle incertezze legate alla politica commerciale di Donald Trump, dalle sue minacce all’indipendenza della Federal Reserve e dalle preoccupazioni per l’aumento del debito pubblico statunitense.
In secondo luogo, per il cosiddetto devaluation trade. I deficit di bilancio incontrollati a livello globale hanno minato la fiducia in strumenti tradizionali come il debito sovrano e le valute, spingendo gli investitori verso l’oro. Storicamente, il metallo prezioso è negativamente correlato al dollaro; e dato che la valuta statunitense si è indebolita negli ultimi mesi (in rapporto all’euro è passata da 0,97 al 1° gennaio agli odierni 0,85), l’oro quotato in dollari è diventato più conveniente per chi detiene altre valute.
A tutto questo si aggiunge la politica dei tagli ai tassi FED, che ha permesso al rally di ripartire dopo la breve fase di rallentamento a novembre. In un contesto di tassi bassi, l’oro, che non paga interessi, diventa infatti più attraente: il costo-opportunità di detenerlo rispetto ad asset che generano rendimenti si riduce, il che incentiva gli investitori.
C’è però da dire che, a rafforzare il trend, contribuiscono anche le banche centrali, le quali continuano ad accumulare riserve auree per ridurre la dipendenza dal dollaro. La Banca Popolare Cinese, ad esempio, ha incrementato le sue riserve per il 13° mese consecutivo a novembre, segnando un impegno costante verso l’oro come stabilizzatore di valore in un contesto economico globale incerto.
Oro a 4500 dollari, un rally che non finirà mai?
E poi un’altra domanda: quando finirà questo rally?
Come già detto a ottobre, sarebbe necessario almeno uno dei seguenti eventi per interromperlo, o anche tutti insieme: un rafforzamento del dollaro, una significativa riduzione dei dazi introdotti da Trump, oppure un accordo di pace tra Russia e Ucraina.
È vero che, a queste quotazioni, molti investitori potrebbero essere tentati di incassare i profitti: chi ha acquistato oro a ottobre realizzerebbe oggi un guadagno del 12,5%. Tuttavia, la propensione verso il metallo prezioso sembra ancora lontana dal limite: le partecipazioni totali in ETF sull’oro rimangono infatti ben al di sotto dei picchi toccati nel 2020.
Picchi che comunque potrebbero essere superati nei prossimi mesi. Secondo Michael Brown, senior strategist di Pepperstone, sebbene un temporaneo consolidamento sia possibile durante le festività, per via della riduzione dei volumi, il rally dovrebbe riprendere con forza una volta tornata la liquidità di mercato, con quota 5.000 dollari come obiettivo naturale per l’oro il prossimo anno e quota 75 dollari come obiettivo a lungo termine per l’argento.
Oro in rally: prospettive per i possessori di certificati
Come nella dinamica di ottobre, anche oggi per investitori ETF in oro o possessori di certificati legati all’oro, il rally in corso porterà vantaggi evidenti.
Con la crescita dei prezzi del metallo, il valore dei certificati aumenterà in parallelo, permettendo guadagni significativi senza dover gestire fisicamente i lingotti.
Tuttavia, va considerato che i certificati non conferiscono la proprietà fisica dell’oro: il possesso è legato all’emittente e quindi soggetto al rischio di credito.
In più, in caso di vendita anticipata, i possessori potrebbero subire spread più ampi rispetto al prezzo spot, che diventano più rilevanti in fasi di forte volatilità come quella attuale.

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