L’oro fa gola non solo agli investitori, ma anche al Governo, che sta considerando di introdurre in Manovra 2026 una tassa (agevolata) sul metallo giallo al fine di reperire risorse per il prossimo anno e al tempo stesso dare uno slancio al mercato aureo.
Oro, al vaglio una tassa (agevolata) per sostenere la Manovra 2026
Prima di entrare nel dettaglio della novità, è importante ricordare che l’oro è già soggetto a tassazione. Dal 2024, infatti, l’oro da investimento prevede un’imposta del 26% sulla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto. In sostanza, le tasse si applicano solo alle plusvalenze effettivamente realizzate, a condizione che sia disponibile una documentazione che attesti il prezzo originario. In assenza di tale documentazione, l’aliquota del 26% viene calcolata sull’intero valore dell’oro.
Tutto ciò però dovrebbe cambiare con la nuova proposta di tassazione, ancora in fase di definizione tra i parlamentari di maggioranza e che prevede anche il coinvolgimento di intermediari e operatori professionali iscritti al registro degli operatori in oro presso l’Organismo Agenti e Mediatori.
Secondo la proposta, chi avvierà la procedura di rivalutazione del metallo entro il 30 giugno 2026 potrà beneficiare di una riduzione della tassa al 12,5%, a patto di versare l’imposta entro il 30 settembre 2026. In caso di pagamento rateale, la prima tranche delle tre annuali dovrà essere corrisposta entro settembre, mentre sulle successive verranno applicati interessi annui del 3%, da versare contestualmente.
Si tratterebbe, di fatto, di una sorta di condono fiscale per l’oro fisico detenuto dalle famiglie italiane, che tra lingotti, monete da collezione e placchette vale oggi tra i 133 e i 166 miliardi di euro. Un intervento che, oltre a semplificare la regolarizzazione dei patrimoni, potrebbe rappresentare anche una fonte di risorse significativa per la Manovra 2026.
Oro, con la nuova tassa fino a 2 miliardi in più per la Manovra
Il nuovo regime fiscale sull’oro fisico, come previsto dalla proposta, non solo incentiverebbe le vendite di lingotti, monete e altri oggetti preziosi, con il conseguente reinserimento di valore nell’economia italiana, ma favorirebbe soprattutto l’emersione della ricchezza privata e assicurerebbe un gettito immediato e significativo per le casse dello Stato.
Le stime indicano che, se il 10% dei detentori di lingotti, monete e altri oggetti in oro scegliesse di rivalutare i propri beni (pari a circa 1.200-1.500 tonnellate per un controvalore stimato tra 133 e 166 miliardi di euro, considerando il prezzo attuale dell’oro) le casse pubbliche potrebbero incassare tra 1,67 e 2,08 miliardi di euro.
Una somma non del tutto trascurabile: anzi, sarebbe sufficiente per finanziare nuove misure nella prossima Manovra, offrendo al contempo un’opportunità ai detentori di beni in oro.
Oro, imposte ridotte per gli investitori (e più vendite nel futuro)
Tralasciando il vantaggio fiscale per lo Stato, l’iniziativa del Governo rappresenterebbe per i risparmiatori detentori di oro un’occasione per vendere l’oro senza dover affrontare l’aliquota del 26% sull’intero valore del metallo (se senza documentazione) o solo sulla plusvalenza (se con la documentazione).
A conti fatti, affrancando 100 grammi di oro acquistati l’anno precedente a 7.865 euro (con l’oro a 78,65 euro al grammo) e oggi valutati 11.400 euro (114 euro al grammo), si pagherebbe complessivamente solo 1.245 euro, invece degli odierni 2.964 euro (senza documentazione) o dei 919 euro (con).
Con questa nuova tassazione, si potrebbe tra l’altro sbloccare una ricchezza rimasta a lungo inattiva per via appunto di questa tassazione penalizzante: prima del 2024, addirittura, senza la prova del prezzo di acquisto, la tassazione del 26% veniva calcolata su una base forfettaria pari al 25% del corrispettivo di vendita.
Secondo l’associazione Antico (Associazione Nazionale Tutela Il Comparto Oro) dall’entrata in vigore del regime invece più restrittivo, lo Stato ha incassato “circa il 50% in meno in termini di gettito dalle compravendite di oro da investimenti sullo stesso periodo pre 2024“.
Oro e nuova tassa, cosa cambia per i possessori di certificate
In sostanza, la nuova norma potrebbe da un lato rilanciare il mercato dell’oro, generando benefici concreti anche per le casse pubbliche, e dall’altro consentire ai detentori di lingotti e monete di risparmiare centinaia di euro che altrimenti finirebbero all’Erario. Soprattutto, questa nuova misura potrebbe migliorare le vendite del metallo giallo, il che è una buona notizia per i possessori di certificate legati all’oro.
Se le vendite di oro fisico dovessero aumentare grazie alla nuova normativa fiscale, ci sarebbe un aumento delle transazioni sull’oro fisico, che potrebbe facilitare la negoziazione dei certificate, rendendoli più facilmente vendibili o scambiabili, visto che il loro valore è collegato al prezzo dell’oro sottostante.
Va ricordato, tuttavia, che si tratta ancora di una proposta in fase di definizione. La decisione finale spetterà al Governo, che dovrà pronunciarsi entro pochi giorni: il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti al Senato è fissato al 14 novembre.
