Petrolio tra rialzi e ribassi dopo il cessate il fuoco: titoli petroliferi a rischio volatilità

Avevamo iniziato la settimana con un netto calo del prezzo di Brent e WTI, entrambi in flessione di oltre il 10% sulla scia dell’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Con il passare dei giorni, però, le quotazioni dei titoli petroliferi hanno invertito la rotta, tornando a salire a metà settimana, complici l’incertezza che continua a dominare i negoziati e la decisione dell’Iran di limitare nuovamente il transito nello stretto di Hormuz, dopo l’attacco di Israele in Libano.

Uno scenario che lascia intravedere una fase di forte volatilità per i titoli petroliferi, la cui intensità dipenderà dall’evoluzione dei negoziati.

Le borse globali rimbalzano, ma il recupero resta parziale

La settimana era iniziata nel migliore dei modi. Con l’annuncio del cessate il fuoco, Brent e WTI hanno registrato cali significativi, rispettivamente del 13% a 95 dollari al barile e del 15% a 96 dollari, segnando i minimi intraday delle ultime quattro settimane.

Rimangono ancora sopra il 30% più alti rispetto a prima della guerra, ma almeno hanno stimolato i mercati, con le borse che nelle ultime sedute hanno portato a casa ottimi risultati: Piazza Affari ha chiuso a +3,7%, il DAX a +5,06%, mentre negli Stati Uniti il Dow Jones ha segnato +2,85%, l’S&P500 +2,51% e il Nasdaq +2,8%.

Tuttavia, l’indice europeo rimane ancora circa il 4% sotto i livelli antecedenti al conflitto in Iran. “Ci vorrà più della speranza che i mercati azionari recuperino completamente le perdite subite a causa della guerra in Iran“, ha affermato Michael Field, capo stratega dei mercati europei di Morningstar, “ma una ripresa della normale fornitura di petrolio dalla regione sarà sicuramente d’aiuto”. A meno che non arrivi la pace, difficilmente si riprenderà del tutto.

Hormuz al centro delle tensioni petrolifere

Ora i mercati guardano con attenzione alla tenuta del cessate il fuoco e all’evoluzione dei negoziati nei prossimi giorni. Venerdì sono previsti a Islamabad i colloqui tra Stati Uniti e Iran per definire un accordo più stabile e duraturo.

La questione chiave per i mercati sarà capire in che misura le spedizioni attraverso lo stretto di Hormuz potranno riprendere nei prossimi giorni,” sottolineano gli analisti di Deutsche Bank. Da cinque settimane, da quando è scoppiato il conflitto, il transito nella zona si è praticamente fermato.

Nonostante il cessate il fuoco abbia aperto, seppur in modo limitato, il passaggio nello stretto, le autorità iraniane lo hanno nuovamente ristretto a seguito dell’attacco israeliano in Libano. Di conseguenza, i titoli petroliferi hanno registrato un (lieve) aumento: il Brent è salito del 3% a 97,62 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha guadagnato l’1,6% a 78 dollari.

Barclays avverte: volatilità destinata a durare nei titoli petroliferi

È a tutti gli effetti uno scenario da alta volatilità, e pure gli analisti di Barclays l’hanno fatto notare. “I prezzi del petrolio sono scesi del 10-15% questa mattina a seguito del cessate il fuoco di due settimane in Medio Oriente, e ci aspettiamo che i titoli petroliferi siano sotto pressione nel breve termine“, hanno affermato mercoledì gli analisti.

Secondo la banca britannica, le quotazioni dei titoli petroliferi legati al greggio continueranno a mostrare oscillazioni significative, nonostante il calo a doppia cifra registrato mercoledì a seguito dell’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran annunciato martedì.

Due settimane rappresentano una finestra temporale molto breve“, ha spiegato il broker, aggiungendo: “Non è chiaro se gli armatori saranno disposti a inviare navi nello Stretto sapendo che potrebbero rimanere bloccati per due settimane. In sintesi, si tratta di una riapertura dello Stretto altamente condizionata“.

Titoli petroliferi e non solo: gli scenari per i possessori di certificati

Volatilità e incertezza sono i protagonisti di queste ultime sedute, il che è un problema per investitori e possessori di certificati di titoli petroliferi e azionari, che tra ribassi e rialzi devono muoversi in un mercato dove anche piccoli sviluppi geopolitici possono generare oscillazioni significative dei prezzi.

E tutto questo con le borse ancora sotto: nonostante i rimbalzi registrati nelle ultime sedute, gli indici principali restano ancora al di sotto dei livelli pre-guerra, confermando che il recupero è finora solo parziale. Per ora, dunque, il recupero è solo parziale.

Per i detentori di certificati azionari, ciò significa che eventuali prodotti legati ai principali indici potrebbero mostrare forti scarti di prezzo nel breve periodo, anche se il trend generale di lungo termine potrebbe restare debole fino a una stabilizzazione geopolitica e al ritorno a una fornitura regolare di petrolio.

Centrale in tutto ciò rimane la riapertura dello Stretto di Hormuz. Come sottolineano gli analisti di Deutsche Bank e Barclays, due settimane di cessate il fuoco costituiscono una finestra temporale molto breve, e le condizioni di navigazione rimangono altamente condizionate. Per i certificati legati ai titoli petroliferi, ciò può tradursi in oscillazioni improvvise dei prezzi sottostanti, con impatti diretti sul valore dei prodotti derivati.

In sintesi, chi detiene certificati di investimento deve considerare non solo la direzione dei mercati petroliferi e azionari, ma anche la magnitudine delle oscillazioni dovute a fattori geopolitici e logistici. L’evoluzione dei negoziati USA-Iran e le mosse successive nello Stretto di Hormuz resteranno quindi fattori determinanti per guidare le strategie di investimento nei prossimi giorni.

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