Petrolio USA in calo, tra scorte settimanali ridotte e tensioni geopolitiche

Problemi per il petrolio USA. La divisione del Dipartimento dell’Energia, EIA, ha segnalato un calo nell’ultima settimana delle scorte di petrolio (greggio, benzina…) statunitensi. Nello stesso tempo, i prezzi del petrolio sono scesi bruscamente ieri, influenzati dalle recenti indiscrezioni sul possibile evolversi del conflitto russo-ucraino.

Petrolio USA, scorte sotto la media quinquennale causa raffinerie e consumi

Nel suo report settimanale, l’EIA ha rilevato che, nei sette giorni fino al 14 novembre 2025, le scorte di greggio hanno registrato una diminuzione superiore alle attese. In particolare, le scorte commerciali di petrolio (escluse quelle della Strategic Petroleum Reserve) sono calate di 3,4 milioni di barili, attestandosi a 424,2 milioni di barili, circa il 5% al di sotto della media quinquennale per questo periodo dell’anno.

A sua volta, le raffinerie statunitensi hanno lavorato in media 16,2 milioni di barili al giorno, 258 mila in più rispetto alla settimana precedente, operando al 90% della capacità operabile. La produzione di benzina è diminuita a 9,3 milioni di barili al giorno, mentre quella di distillati è scesa di 116 mila barili, a 4,9 milioni al giorno.

Per quanto riguarda i flussi commerciali, le importazioni di greggio hanno mediamente raggiunto i 6 milioni di barili al giorno, in aumento di 729 mila barili rispetto alla settimana precedente, sebbene la media delle ultime quattro settimane sia risultata 16,1% inferiore allo stesso periodo dell’anno scorso. Le importazioni totali di benzina hanno mediamente raggiunto 648 mila barili al giorno, mentre quelle di distillati si sono attestate a 88 mila barili al giorno.

Nonostante la diminuzione del greggio, le scorte di prodotti raffinati hanno mostrato dinamiche contrastanti: le scorte totali di benzina sono aumentate di 2,3 milioni di barili, circa il 3% sotto la media quinquennale; le scorte di distillati sono salite di 0,2 milioni, rimanendo circa il 7% sotto la media storica. I depositi di propano/propylene sono rimasti invariati e risultano circa il 16% sopra la media quinquennale. Complessivamente, le scorte totali di prodotti petroliferi sono diminuite di 2,7 milioni di barili.

L’EIA segnala inoltre che il prodotto totale fornito negli ultimi quattro settimane ha mediamente raggiunto i 20,6 milioni di barili al giorno, in calo dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La fornitura di benzina è scesa a 8,8 milioni di barili al giorno (-1,2% su base annua), mentre quella di distillati è leggermente aumentata a 3,8 milioni di barili al giorno (+0,2% su base annua). Il consumo di jet fuel è cresciuto del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Mercato del petrolio instabile, tra calo delle scorte e prospettive geopolitiche

In sostanza, il mercato americano è in un equilibrio delicato: scorte di greggio più basse, produzione di raffinati in calo e consumi variabili mantengono il mercato snello e potenzialmente volatile. Una dinamica che potrebbe spingere al rialzo i prezzi di petrolio e carburanti.

In effetti, il 14 novembre i future globali sul Brent erano scambiati a 64,39 USD al barile, il West Texas Intermediate (WTI) a 59,95 USD. Ma di recente non più. Ieri, mercoledì, i future sul greggio Brent hanno perso 1,38 dollari, pari al 2,13%, chiudendo a 63,51 dollari al barile, mentre i future sul WTI hanno segnato un calo di 1,30 dollari (-2,14%), chiudendo a 59,44 dollari.

A mandare in flessione le materie prime sono state le ultime indiscrezioni sulla guerra in Ucraina: gli Stati Uniti stanno infatti rilanciando il loro impegno per porre fine al conflitto, con tanto di piano quadro per il negoziato. Una soluzione di questo tipo potrebbe riaprire la strada a maggiori flussi di petrolio russo, a un mese dall’annuncio delle sanzioni contro le principali compagnie energetiche di Mosca, Rosneft e Lukoil, con scadenza fissata domani 21 novembre per la cessazione dei rapporti commerciali. Le sanzioni avevano già ridotto le entrate petrolifere russe e, secondo il Tesoro statunitense, potrebbero limitare la quantità di greggio vendibile sul lungo termine. Ma al tempo stesso potrebbero richiedere un maggior uso delle scorte, come appunto ha segnalato l’EIA recentemente.

Tuttavia, gli analisti sottolineano che una fine della guerra in Ucraina potrebbe anche accentuare i timori di eccesso di offerta. Anche se, secondo Scott Shelton (specialista energetico di TP ICAP Group), “con la quantità di petrolio già in mare, nei depositi galleggianti e tra i volumi sanzionati, i prezzi probabilmente si stabilizzeranno intorno ai 50 dollari, poiché gran parte del petrolio russo sanzionato finirà comunque sul mercato”.

Scorte petrolio in calo e instabilità geopolitica: scenario complesso per possessori di certificati

Da un lato, le scorte di greggio USA in calo, dall’altro, la possibilità di un accordo sulla guerra in Ucraina che potrebbe far aumentare i flussi di petrolio: insomma, uno scenario di alta instabilità per gli investitori e per chi detiene certificati legati al “oro nero”.

Se le scorte dovessero ridursi ulteriormente, il buffer di mercato diminuirebbe, esercitando una pressione al rialzo sui prezzi. Al contrario, nuove indiscrezioni su un possibile accordo geopolitico potrebbero scatenare correzioni improvvise, aumentando la volatilità. Non un contesto ideale per chi detiene certificati legati a futures sul petrolio, considerando che le tensioni geopolitiche incidono anche sul rischio emittente e sul pricing dei derivati sottostanti.

In sintesi, l’incertezza e il rischio di oscillazioni violente sono elevati: per i possessori di certificati è fondamentale verificare attentamente caratteristiche e rivedere la propria strategia di gestione del rischio, evitando reazioni impulsive alle notizie.

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