Il 2025 si conferma un anno di rafforzamento per la Borsa Italiana, che registra una crescita significativa della propria capitalizzazione. Lo conferma l’ultimo Bollettino statistico pubblicato dalla Consob, secondo cui Piazza Affari si è rafforzata nel corso del 2025, avanzando sia in termini di capitalizzazione che in rapporto al PIL.
Piazza Affari, capitalizzazione Borsa vale metà del PIL Italia
Secondo l’ultimo Bollettino statistico (sezione Mercati) relativo al secondo semestre 2025, la Borsa Italiana ha registrato un notevole rafforzamento in termini di capitalizzazione: il valore complessivo delle società vigilate dalla Consob è cresciuto del 28,8%, portando la capitalizzazione delle azioni scambiate a sfiorare la metà del PIL italiano (48%), ben dieci punti sopra rispetto alla rilevazione dell’anno precedente. In termini assoluti, la capitalizzazione è passata da circa 836 miliardi di euro a fine 2024, a circa 1.077 miliardi a fine 2025 (+28,8%). Determinante in questa crescita le 411 società italiane, la cui capitalizzazione è aumentata del 40,6%, grazie in particolare alla solida performance del settore finanziario.
Anche sul fronte dell’attività di negoziazione il 2025 ha registrato un rafforzamento diffuso. Il controvalore degli scambi azionari delle società vigilate dalla Consob è aumentato di circa 30% rispetto al 2024, con un balzo ancora più marcato per i titoli di Stato italiani (+39%), mentre l’attività sulle obbligazioni emesse da altri soggetti resta sostanzialmente stabile. In forte crescita risultano anche gli scambi di ETF e strumenti finanziari derivati cartolarizzati (ETC ed ETN), con un incremento superiore al 44%. Più contenuto invece l’aumento delle negoziazioni di derivati (+12%), mentre covered warrant e certificate crescono di circa il 25%. Al contrario, gli scambi di fondi comuni hanno registrato un calo deciso (-45%).
Per quanto riguarda le piattaforme di negoziazione, prosegue il ridimensionamento del mercato regolamentato Euronext Milan: a fine anno le società quotate erano 198, in calo rispetto alle 202 di fine giugno e alle 209 di fine 2024, senza nuove ammissioni. Sul segmento dedicato alle piccole e medie imprese, Euronext Growth Milan ha registrato invece un recupero nel secondo semestre: da 204 società a fine giugno si è passati a 211 a fine dicembre, avvicinandosi ai livelli del 2024.
Nota dolente per il numero complessivo delle società quotate e ammesse alle negoziazioni: a dicembre 2025 sono 426 (+3 rispetto a giugno), di cui 411 con sede legale in Italia, ma restano comunque inferiori rispetto alle 434 registrate a fine 2024.
La Borsa pesa sempre di più, soprattutto negli USA
Così come in Italia, anche in altri Paesi la Borsa continua a pesare sempre di più nelle economie nazionali. Ad esempio in Europa, secondo i dati del portale CEIC Data, la Germania si avvicina ai livelli italiani con un rapporto capitalizzazione/PIL del 55% nel 2024, mentre il Regno Unito si attesta all’82,5%. Tra le migliori, però, spicca la Francia, che raggiunge nel 2024 il 103%.
Va sottolineato che, rispetto ai massimi storici, tutti questi mercati registrano una flessione. La Germania resta cinque punti sotto il picco del 2021, il Regno Unito mostra un calo netto rispetto al 107% dello stesso anno, e la Francia è scesa dal 134% raggiunto nel 2022.
Per trovare valori più elevati occorre guardare oltre l’Europa. Infatti, tra i risultati più brillanti al mondo, oltre al Giappone con il suo 163%, ci sono gli Stati Uniti, i cui mercati superano di gran lunga l’economia nazionale, attestandosi intorno al 216%.
Uno sbalzo notevole per i mercati USA, che secondo JPMorgan è frutto di un crescente interesse degli investitori guidato dai rendimenti offerti dal mercato azionario rispetto ad altri strumenti, come i Treasury. L’indice S&P500, ad esempio, ha registrato tra il 1978 e il 2025 un rendimento medio annuo totale del 12,4%, ossia 8,3 punti percentuali sopra i Treasury bill a tre mesi nello stesso periodo e 9 punti sopra l’inflazione CPI.
A rafforzare questa tendenza concorrono anche fattori che riducono l’offerta di azioni, tra cui le plusvalenze non realizzate, la cui tassazione differita rende gli investitori meno propensi a vendere, il calo del numero di società quotate negli USA (tra il 1997 e il 2024 le società quotate sono passate da 8.800 a 3.952). E per ultimo i buyback, che riducono il numero di azioni disponibili sul mercato e aumentano gli utili per azione, consolidando la pressione rialzista sui prezzi.
Borsa e mercati in aumento: opportunità per i possessori di certificati
Un mercato azionario sempre più imponente potrebbe rappresentare una vera e propria opportunità per investitori e possessori di certificati. In effetti, l’aumento della capitalizzazione e della liquidità di Piazza Affari nel 2025, unito alla crescita degli scambi di strumenti derivati, ETF, ETC, ETN, covered warrant e certificate, potrebbe offrire agli investitori l’accesso a un ventaglio più ampio di sottostanti, aprendo potenziali opportunità rispetto all’anno precedente.
Perciò, sì, il rafforzamento dei mercati italiani ed esteri potrebbe favorire la strutturazione e la negoziazione di certificati, ma è bene per agli investitori fare attenzione comunque. Le dinamiche strutturali evidenziate da JPMorgan (almeno per quanto riguarda il mercato statunitense) fanno presumere nel lungo periodo, un aumento del rischio di volatilità, anche se non verrebbero a meno le opportunità di rendimento.


[…] È indubbio che le recenti stime positive e gli aggiornamenti dei rating di BofA siano una buona notizia per investitori e possessori di certificati, visto che vanno a confermare il trend favorevole che da mesi sostiene l’intero comparto bancario italiano, contribuendo tra l’altro a portare Piazza Affari a nuovi record di capitalizzazione. […]