PIL Italia in calo e inflazione al rialzo nel 2026: nuove stime da Bankitalia

La scure del conflitto in Medio Oriente si abbatte anche sulle prospettive di crescita dell’Italia. La Banca d’Italia, nelle ultime proiezioni macroeconomiche per il triennio 2026-2028, prevede infatti un rallentamento del PIL Italia, che crescerà solo dello 0,5% nel 2026.

A sua volta, causa ricari energetici, l’inflazione stessa accelera al 2,6% nel 2026, sempre secondo Via Nazionale. E questo se la situazione non dovesse peggiorare ulteriormente.

Conflitto in Medio Oriente e PIL Italia: prospettive incerte per il 2026-2028

Sono giorni di grande incertezza per le economie mondiali, che guardano con apprensione all’evolversi del conflitto in Medio Oriente, ormai in corso da oltre un mese.

Se le condizioni attuali dovessero mantenersi, con il petrolio a 103 dollari al barile e il gas naturale a 55 euro per megawattora nel secondo trimestre del 2026, per poi scendere gradualmente nel resto del periodo di previsione, la Banca d’Italia stima nelle sue ultime proiezioni macroeconomiche una crescita contenuta del PIL italiano, pari allo 0,5% nel 2026 e nel 2027 (dall’0,7% del 2025), e dello 0,8% nel 2028.

Nonostante le tensioni internazionali, Via Nazionale ha rivisto al ribasso le stime sul tasso di disoccupazione. Quest’anno dovrebbe scendere al 5,7%, per attestarsi al 5,8% nel 2027 e nel 2028. A dicembre, le previsioni indicavano un tasso più elevato: 6,1% quest’anno e 6% nei due anni successivi.

Di contro, l’occupazione continuerà a espandersi, ma a ritmi più moderati rispetto alle previsioni precedenti: +0,4% nel 2026, +0,3% nel 2027 e +0,5% nel 2028 (a dicembre erano 0,4% nel 2026 e 2027 e 0,6% nel 2028).

Inflazione in aumento nel 2026 a causa della crisi energetica

Per quanto riguarda l’inflazione, la Banca d’Italia prevede un aumento dei prezzi al consumo al 2,6% in media per il 2026, rispetto all’1,6% del 2025, per poi stabilizzarsi poco sotto il 2% nel biennio successivo.

Questo incremento dell’inflazione rispetto all’anno precedente, spiega Bankitalia, è in larga misura riconducibile alla componente energetica, “che risente del brusco rialzo delle quotazioni delle materie prime“.

Infatti, al netto delle componenti alimentari ed energetiche, l’inflazione core registra solo un lieve aumento, arrivando al 2% nel 2026 e scendendo poi all’1,8% nel 2027-2028.

PIL Italia, rischio recessione già nel 2027

Il vero nodo, avvertono gli esperti di Via Nazionale, è che le proiezioni per il triennio 2026-2028 si basano su ipotesi sui prezzi delle materie prime, “sulle quali vi è un’incertezza molto elevata“. In effetti, il report di Bankitalia fa da eco a quello recente di Intesa Sanpaolo, in cui gli scenari vanno da quello più ottimista, con la fine del conflitto durante il mese corrente, a quello peggiore, con la guerra in corso per mesi e il Brent che arriva a quota 150 dollari.

Anche Bankitalia ha elaborato uno scenario avverso, dal momento che il protrarsi delle ostilità e il possibile danneggiamento delle infrastrutture energetiche nell’area mediorientale “potrebbero incidere duramente sui prezzi delle materie prime, indebolire ulteriormente gli scambi internazionali e pesare sulla fiducia di famiglie e imprese“. Uno scenario che prospetterebbe “un rialzo dell’inflazione maggiore e più persistente, con contraccolpi significativi sull’attività economica, specie qualora a tali sviluppi si accompagnassero turbolenze sui mercati finanziari“.

A tal riguardo, in questo scenario la crescita del PIL Italia potrebbe risultare inferiore di circa mezzo punto percentuale nel 2026 e di un punto nel 2027 rispetto allo scenario base, configurando di fatto una crescita zero nel 2026 e una possibile recessione nel 2027. L’inflazione, invece, segnerebbe un’impennata, aumentando di quasi 2 punti percentuali nel 2026, di 1,5 punti nel 2027 e di ulteriori 0,3 punti nel 2028 rispetto alle stime iniziali.

PIL Italia a rischio nel 2026: cosa significa per i possessori di certificati

Insomma, un contesto economico non dei più attraenti per investitori e possessori di certificati. Se si guarda alla sola crescita economica del PIL Italia stimata al ribasso, unita all’inflazione in accelerazione, è indubbio che il futuro sarà sul segno della volatilità. Tra l’altro, l’incertezza sui prezzi del petrolio e del gas potrebbe influenzare non solo i certificati energetici ma anche quelli indicizzati a panieri più ampi.

In breve, più prosegue il conflitto in Medio Oriente, più gli strumenti considerati di investimento relativamente sicuri potrebbero subire ribassi significativi. Di contro, però, i certificati con protezione condizionata o barriere legate all’andamento dei sottostanti potrebbero offrire opportunità di rendimento ridotto ma più stabile.

Per gli investitori, dunque, ora più che mai conviene valutare con attenzione la composizione del portafoglio, bilanciando la ricerca di rendimento con la necessità di tutelarsi da possibili scossoni economici e finanziari.

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